Influenza più aggressiva, circa 8 milioni di persone sono a letto

Secondo gli epidemiologi la responsabilità è da attribuire a una ramificazione genetica del virus influenzale già conosciuto

SALUTE
Maria Grazia Ardito
Influenza più aggressiva, circa 8 milioni di persone sono a letto

Secondo gli epidemiologi la responsabilità è da attribuire a una ramificazione genetica del virus influenzale già conosciuto

Dall’inizio della stagione influenzale ben 7,5 milioni di italiani sono caduti ammalati, contagiati dal virus dell’influenza.

Le persone colpite dalla ‘malattia invernale’ hanno riscontrato non solo una sua maggiore aggressività, ma anche sintomi prolungati rispetto ai canonici 3/5 giorni abituali. La stagione influenzale è partita prima degli anni passati senza escludere nessuna fascia d’età e con una intensità superiore alla media, tanto da ‘ingorgare’ ambulatori e ospedali. L’impatto 2025/26 si è rivelato pesante mettendo a dura prova il Sistema Sanitario Nazionale, e non solo in Italia.

Secondo un’analisi di alcuni epidemiologi pubblicata su Nature, la ragione è da ricercarsi nell’evoluzione del virus dell’influenza A e in particolare del ceppo H3N2, subclade K. In realtà non è un ceppo nuovo ma è una sua ‘ramificazione genetica’ che è tornata a circolare dopo diversi anni in cui era rimasta secondaria.

Il nostro corpo ha, quindi, una insufficiente capacità di contrastarla proprio perché essendo un ceppo per anni non dominante, le nostre difese immunitarie si sono rivelate particolarmente impreparate. La variazione del virus ha così eluso quelle difese, facendoci trovare meno protetti di quanto pensassimo.

Inoltre quest’anno il virus ha iniziato a circolare in anticipo rispetto alle previsioni e ha trovato più individui suscettibili, diffondendosi più rapidamente. La variante K presenta molteplici mutazioni che rendono il virus non troppo simile al ceppo utilizzato nei vaccini antinfluenzali della stagione in corso, perciò non c’è una perfetta corrispondenza con la copertura vaccinale.

Gli epidemiologi chiariscono, in definitiva, che il fattore di questa accresciuta aggressività non è univoco, anzi che più fattori combinati sono i responsabili della particolare stagione influenzale: dai cambiamenti genetici del virus alla riduzione dell’immunità alla circolazione iniziata prima del consueto. Studiare e analizzare tutti questi meccanismi può essere di aiuto nel migliorare le previsioni e rendere i vaccini sempre più corrispondenti.