Paracetamolo in gravidanza: maxi studio conferma la sicurezza

Una metanalisi su 43 ricerche smentisce definitivamente i rischi di autismo e ADHD. Gli esperti: “Rimane l’opzione sicura per dolore e febbre”

SALUTE
Federico Di Bello
Paracetamolo in gravidanza: maxi studio conferma la sicurezza

Una metanalisi su 43 ricerche smentisce definitivamente i rischi di autismo e ADHD. Gli esperti: “Rimane l’opzione sicura per dolore e febbre”

Il paracetamolo in gravidanza è sicuro e non aumenta il rischio che il bambino sviluppi autismo, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) o disabilità intellettive. A confermarlo è quella che viene definita dagli esperti l’analisi più rigorosa mai condotta finora, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health.

Lo studio, condotto da ricercatori del City St George’s, University of London, rappresenta una risposta alle preoccupazioni sollevate nel settembre 2025 dall’amministrazione statunitense, che aveva ipotizzato un possibile legame tra l’assunzione del farmaco durante la gestazione e l’aumento del rischio di autismo nei bambini.

I ricercatori hanno analizzato 43 studi esistenti utilizzando criteri metodologici estremamente rigorosi. In particolare, hanno utilizzato confronti tra fratelli nati dalla stessa madre: un approccio innovativo che permette di controllare la genetica condivisa, l’ambiente familiare e le caratteristiche genitoriali a lungo termine, fattori che gli studi tradizionali non riescono a considerare pienamente.

I numeri sono impressionanti: negli studi di confronto tra fratelli sono stati valutati 262.852 bambini per l’autismo, 335.255 per l’ADHD e 406.681 per le disabilità intellettive. Confrontando le gravidanze con esposizione al paracetamolo con quelle senza, è emersa una chiara assenza di correlazione con le patologie in questione.

Le precedenti metanalisi che avevano suggerito piccole associazioni tra paracetamolo in gravidanza e problemi neurologici nei bambini si basavano spesso su studi soggetti a bias metodologici. Non tenevano conto, ad esempio, del confronto tra fratelli e della storia familiare, elementi considerati fondamentali per una corretta valutazione. Come spiega Asma Khalil, docente di Ostetricia e Medicina materno-fetale che ha guidato lo studio, “i collegamenti precedentemente segnalati sono probabilmente spiegati dalla predisposizione genetica o da altri fattori materni come la febbre o il dolore latente, piuttosto che da un effetto diretto del paracetamolo stesso“.

Il paracetamolo rimane un’opzione sicura durante la gravidanza, se assunto secondo le istruzioni“, sottolinea Khalil. “Questo è importante, poiché è il farmaco di prima linea che raccomandiamo alle donne in gravidanza che soffrono di dolore o febbre“. Gli esperti sottolineano che evitare il paracetamolo in caso di dolore o febbre significativi può esporre sia la madre che il bambino a rischi noti, in particolare la febbre materna non trattata. I risultati dello studio supportano le raccomandazioni delle principali organizzazioni mediche internazionali e gli autori sperano che questa revisione “ponga fine a qualsiasi scetticismo sull’uso del paracetamolo in gravidanza“.