Quante onde ci attraversano ogni giorno? Perugia le misura

Accesi i sensori, i risultati in tempo reale. I limiti da non superare per tutelare la popolazione

SALUTE
Donatella Miliani
Quante onde ci attraversano ogni giorno? Perugia le misura

Accesi i sensori, i risultati in tempo reale. I limiti da non superare per tutelare la popolazione

A quante onde elettromagnetiche siamo esposti ogni giorno? Sapevate che esiste una normativa ben precisa che stabilisce i limiti da non superare per tutelare la popolazione? In Italia, infatti, la protezione dall’esposizione ai campi elettromagnetici è regolata dalla Legge quadro 36/2001, dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche (D.Lgs. 259/2003) e soprattutto dal DPCM 8 luglio 2003, che fissa i valori di attenzione a 15 V/m per le frequenze tra 100 kHz e 300 GHz, recependo anche la Raccomandazione europea 1999/519/CE . Questa fascia di frequenze è molto ampia e comprende la maggior parte delle tecnologie che usiamo ogni giorno.

Un campo elettromagnetico compreso tra 100 kHz e 300 GHz può essere generato da diverse sorgenti comuni. Una delle più tipiche è ad esempio un’antenna di telefonia mobile installata su un edificio vicino. Le antenne dei gestori telefonici operano infatti in bande che rientrano perfettamente nel range indicato dal Dpcm: ovvero tra 100 kHz e 300 GHz, quindi nei limiti normativi italiani. Dove potremmo trovarle? sul tetto di un condominio, su un traliccio vicino a una scuola, su edifici pubblici o privati, in prossimità di aree urbane molto frequentate. È proprio per questo che il Comune di Perugia ha deciso di installare sensori permanenti in luoghi sensibili come scuole e Palazzi pubblici, per monitorare in modo trasparente e continuo l’esposizione reale della popolazione

I sensori permanenti, quattro al momento, sono stati installati in altrettanti edifici pubblici. I dispositivi sono stati collocati nelle scuole dell’infanzia “Il Flauto Magico”, “Il Grillo Parlante”, “Le Margherite” e a Palazzo dei Priori, sede del Municipio e della Galleria Nazionale dell’Umbria.

L’iniziativa – spiega l’amministrazione comunale – nasce dalla volontà di controllare in modo costante i livelli di campo elettromagnetico nei cosiddetti “siti sensibili”, come scuole e luoghi istituzionali, dove la presenza quotidiana di bambini, lavoratori e visitatori rende necessario un monitoraggio puntuale. Le misurazioni riguardano tutte le principali sorgenti presenti nell’ambiente urbano: antenne di telecomunicazione, reti radiotelevisive, sistemi Wi-Fi e altre tecnologie wireless“.

Il sistema adottato consente rilevazioni automatiche e ininterrotte, generando dati aggiornati che permetteranno di verificare il rispetto dei limiti di legge e di costruire uno storico utile per analisi future. “Un elemento importante – fa rilevare ancora il Comune – è la trasparenza: i cittadini possono consultare in tempo reale i valori registrati tramite una web app dedicata, accessibile tramite QR code affisso nei luoghi di installazione o attraverso il link fornito dal Comune“.

I dati raccolti costituiranno inoltre una base informativa preziosa per collaborare con gli enti competenti in materia ambientale e sanitaria, contribuendo a una gestione più consapevole e documentata dell’esposizione ai campi elettromagnetici sul territorio.

Ma cosa succede se l’esposizione ai campi elettromagnetici è troppo alta? Le principali autorità scientifiche internazionali (OMS, ICNIRP, IARC) concordano su un punto fondamentale: gli effetti certi dei campi elettromagnetici compaiono solo a livelli molto superiori a quelli presenti nella vita quotidiana. La normativa italiana, tra le più restrittive in Europa, fissa limiti molto bassi proprio per prevenire qualsiasi rischio.

Tra gli effetti accertati (ma solo ad alte esposizioni) si segnalano: riscaldamento dei tessuti: stress termico, possibile solo in presenza di campi molto intensi, non compatibili con gli ambienti urbani regolamentati. Disturbi transitori come: sensazione di calore o lieve malessere in condizioni estreme.

Effetti non dimostrati ma oggetto di studio. L’OMS e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro classificano le radiofrequenze come “possibilmente cancerogene” (gruppo 2B), una categoria che indica una possibilità teorica, non un rischio accertato. Le ricerche continuano, ma non esistono prove conclusive di effetti a lungo termine ai livelli ambientali.

Perché monitorare? Il monitoraggio continuo, come quello avviato dal Comune di Perugia, serve a: verificare il rispetto dei limiti, fornire dati trasparenti ai cittadini, costruire uno storico utile per valutazioni ambientali future. Il progetto unisce tecnologia, prevenzione e informazione, offrendo ai cittadini uno strumento concreto per comprendere meglio ciò che non si vede ma che fa parte della nostra quotidianità.