E’ questa un’era in cui siamo abituati a passare ore e ore davanti allo schermo di un computer, non solo al lavoro, ma anche per pagare una bolletta, ordinare la spesa o un pasto, o magari chattare, la scienza invece chiarisce che il nostro cervello funziona meglio quando non lo lasciamo solo. Ogni interazione lascia una traccia concreta nel nostro organismo, abbassa lo stress, migliora l’umore, rafforza la memoria e influenza perfino la nostra aspettativa di vita.
Le ricerche neuroscientifiche dimostrano i danni provocati dall’isolamento sociale che acuisce stress e infiammazioni con il risultato di peggiorare gli esiti di ictus e tumori, al contrario la relazione ne favorisce la guarigione. Le ricerche guidate dal neuroscienziato Ben Rein descrivono la solitudine come un elemento che aggrava e modifica le condizioni del corpo.
In un intervista al Guardian, Rein illustra i danni al cervello provocati dalla solitudine, oggi perfettamente misurabili. I legami sociali sono associati a meccanismi di ricompensa del cervello e avere degli amici aiuta alla sopravvivenza. Forme di amicizia esistono anche tra gli animali e gli esperimenti scientifici sono partiti proprio da qui.
Gruppi di topi sono stati indotti a ictus identici e tra loro quelli che vivono isolati mostrano più danni cerebrali e minore capacità di recupero oltre a una più alta mortalità. Ben Rein ha quindi rilevato che l’isolamento produce forte stress legato a un antico meccanismo evolutivo, poiché per un animale sociale la solitudine è vissuta come pericolo. Per questo il corpo rilascia del cortisolo, l’ormone dello stress, per addestrarsi a un evento minaccioso, e dal prolungamento di questa condizione ne consegue uno stress cronico che neutralizza il cortisolo rendendolo incapace di modulare l’infiammazione, che tende ad accumularsi.
Lo scienziato evidenzia che anche nell’uomo le reazioni sono simili. La solitudine può infatti portare uno stato di stress cronico, aumentando la produzione di cortisolo e rendendo l’organismo più vulnerabile a infezioni e malattie quali le patologie cardiache In una ricerca pubblicata su PloS Medicine, si è dimostrato che la mancanza di relazioni sociali aumenta il rischio di mortalità di circa il 50%.
Anche nei casi di ictus le relazioni diventano fondamentali, infatti è stato dimostrato che quanto maggiore è il sostegno emotivo al paziente tanto più i segni di miglioramento si evidenziano, anche se si è partiti da condizioni peggiori di un individuo che vive solo. Nel ruolo delle relazioni, secondo Rein, un ruolo protagonista lo gioca l’ossitocina, l’ormone rilasciato dal cervello durante le interazioni, che oltre ad avere effetti antinfiammatori, riduce lo stress e favorisce le guarigioni
