Ignoto da molti consumatori e spauracchio per alcune imprese. È il passaporto digitale dei prodotti, (conosciuto anche con l’acronimo inglese DPP) uno strumento in via di sviluppo con grandi potenzialità e vantaggi per consumatori ma anche per gli imprenditori.
Cosa è
Si tratta di una vera e propria identità in formato digitale accessibile con un identificativo univoco e contenente informazioni dettagliate sul ciclo di vita del prodotto, quali composizione, sostenibilità, prestazioni e riciclabilità. L’obiettivo è promuovere trasparenza, tracciabilità e circolarità lungo tutta la filiera, offrendo a consumatori, aziende e autorità uno strumento per assumere decisioni consapevoli.
A normare il passaporto digitale dei prodotti è uno specifico atto noto come Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) che definisce il quadro giuridico per i requisiti ecodesign tra cui l’implementazione obbligatoria dei DPP. Non è un caso se brand popolari (tanto per citarne qualcuno Armani, Dior, Tod&’s) hanno registrato milioni di prodotti su blockchain per fornire certificati digitali di proprietà
I vantaggi per i consumatori e per il settore produttivo
Per gli acquirenti il passaporto digitale dei prodotti è uno strumento utile soprattutto per accedere alla storia completa del prodotto, rafforzando la fiducia negli acquisti di seconda mano. Diverse imprese lo considerano un onere piuttosto che un’opportunità. Per adeguarsi ad esso infatti devono raccogliere e gestire dati in grandi quantità, lungo catene di fornitura globali e dotarsi di sistemi robusti per l’archiviazione. Eppure non è privo di valore e benefici anche per chi produce oltre che per chi consuma.
Il DPP accelera la transizione verso mercati secondari garantendo autenticità e tracciabilità del prodotto, contrastando la contraffazione; tutelando l’integrità del marchio i marchi possono usufruire di indubbi vantaggi in termini di accresciuto valore di rivendita. Inoltre tracciando il percorso di un bene dalla vendita allo smaltimento, oltre che entrare facilmente n contatto con i proprietari, si possono ottenere informazioni utili sulle modalità di utilizzo, tempi di rivendita, servizi necessari. Ma anche sulle tipologie che si preferisce mantenere e sulle categorie di individui più disposti a rivendere gli articoli.
Monitorando il valore generato lungo l’intero ciclo di vita i brand possono aprirsi interessanti opportunità di ricavo, inclusi programmi di permuta e rivendita redditizi. Il DPP poi aumenta valore e prestigio dei prodotti primari che mantengono il loro valore più a lungo e, pertanto, risulteranno più desiderabili agli occhi degli acquirenti

I vantaggi per l’ambiente
Indubbiamente poi il DPP sostiene la difesa dell’ambiente, contribuendo a ridurre sprechi ed emissioni nocive favorendo un approvvigionamento etico: tracciare l’origine e l’iter di un prodotto aiuta a prendere decisioni informate e consapevoli sulla base dell’impronta di carbonio che ne deriva.
Tempi e settori coinvolti
Il primo piano di implementazione del passaporto digitale prevede una prima fase (2025–2027) volta a individuare i settori prioritari e le date indicative di adozione sia per i prodotti finali che intermedi: tra i primi tessili/abbigliamento (2027), pneumatici (2027), mobili (2028), materassi (2029). Tra i secondi : ferro/acciaio (2026), alluminio (2027). Le scadenze indicate, tuttavia, si riferiscono all’adozione degli atti delegati, mentre l’obbligo di implementazione entrerà in vigore tra i 18 e i 36 mesi successivi, come specificato in ciascun atto.
I prossimi step
Pubblicato il 18 luglio 2024 il Regolamento ESPR sarà efficace a partire da luglio 2026. Dal 2026 in poi: gli atti delegati inizieranno a definire i requisiti specifici di DPP per i prodotti. Nel biennio 2027–2029: gli obblighi settoriali entreranno progressivamente in vigore a seconda del gruppo di prodotti e dei periodi transitori. Praticamente Il Passaporto Digitale di Prodotto interesserà tutti i beni fisici destinati alla vendita o messi in servizio. Per questo è opportuno imparare a conoscerlo per capirne i vantaggi nella transizione verso una maggiore conformità normativa e sostenibilità dei prodotti europei.
