Con la guerra, il petrolio si impenna

Lo Stretto di Hormuz torna al centro della tensione globale: transita da qui un quinto del greggio mondiale

APPROFONDIMENTO
Prof. Francesca Galati
Con la guerra, il petrolio si impenna

Lo Stretto di Hormuz torna al centro della tensione globale: transita da qui un quinto del greggio mondiale

Il blocco dello Stretto di Hormuz da parte dei Pasdaran riaccende le tensioni internazionali e fa volare il prezzo del petrolio. Parliamo di uno dei principali “colli di bottiglia” energetici del pianeta: attraverso queste acque transita circa un quinto del greggio mondiale, pari a quasi 20 milioni di barili al giorno, secondo la Energy Information Administration statunitense. Anche il gas naturale segue rotte simili, con l’80% delle forniture dirette verso i mercati asiatici.

Le tensioni si sono intensificate dopo l’attacco ordinato da Donald Trump contro l’Iran. Le conseguenze di un’eventuale chiusura sarebbero pesanti: tra i Paesi più esposti figurano gli Stati Uniti e la Cina, grandi consumatori di energia, ma anche lo stesso Iran, che dallo stretto dipende per le proprie esportazioni.

Dal 1979 a oggi non sono mancate minacce di chiusura, riemerse con forza durante la crisi del 2008 e, più di recente, tra il 2018 e il 2022 nel contesto della guerra tra Russia e Ucraina.

Il Brent, riferimento internazionale per il greggio, è passato in poche ore da 72,8 a 80 dollari al barile. Gli analisti non escludono un ritorno verso quota 100 dollari in caso di interruzione prolungata del traffico nello stretto, con possibili ripercussioni anche sui prezzi del gas e sull’economia globale.