La Spagna lotta contro la solitudine

Nel paese iberico il governo di Pedro Sánchez ha approvato di recente la prima strategia nazionale contro la solitudine

SALUTE
Pamela Preschern
La Spagna lotta contro la solitudine

Nel paese iberico il governo di Pedro Sánchez ha approvato di recente la prima strategia nazionale contro la solitudine

Marco Estratégico Estatal de las Soledades. Si chiama così il nuovo Piano del l’esecutivo spagnolo, a guida socialista, per combattere quello che è considerato uno dei mali di oggi e favorire benessere e coesione sociale.

Innanzitutto nel nome della strategia è volutamente contenuto il plurale: vengono menzionate “le solitudini” per sottolineare che esistono varie forme di questo fenomeno che coinvolge anziani, giovani, delle minoranze, degli immigrati e di quanti più in generale, sperimentano questo sentimento. Con il coinvolgimento di dodici ministeri, comunità autonome, enti locali e terzo settore il Piano poggia su quattro pilastri:

  • trasversalità nelle politiche pubbliche;
  • tessuto sociale e sviluppo comunitario;
  • rilevazione precoce e prossimità;
  • sensibilizzazione e innovazione.

In questa nuova iniziativa saranno impegnati medici di base, insegnanti, assistenti sociali, ovvero quelle categorie più preparate e capaci di riconoscere l’isolamento prima che diventi una crisi attraverso l’adozione di criteri comuni. Soprattutto nelle aree più difficili e fragili del paese, come quelle suburbane, saranno messe a disposizioni professionalità specifiche quali connettori sociali, dinamizzatori, “referenti di quartiere”. Qualche esempio è già presente, come a Barcellona dove i i cosiddetti radar, seppure in modo informale forniscono supporto sociale. Un po’ quello che succedeva da noi e ancora succede seppure sempre meno e solo in alcuni piccoli paesi, con il vicino di casa, il fruttivendolo, il farmacista.

Tra le azioni promosse c’è la tutela dei legami con gli animali domestici, garantendo che i servizi per i senzatetto consentano l’accesso alle strutture di accoglienza con i propri amici a quattro zampe; ma anche il cohousing e i taxi sociali, per contrastare la marginalità.

I numeri della solitudine e le cause

Secondo il Barometro 2024 dell’Observatorio Soledades, promosso dalla Fondazione Once, un cittadino spagnolo su cinque sperimenta forme di isolamento. Ad esserne colpiti sono soprattutto i più giovani, circa il 35% nella fascia di età compresa tra i 18 i 24 anni; due terzi di questi sembrano patire la solitudine da almeno due anni, configurando una condizione tutt’altro che temporanea, piuttosto con le caratteristiche di un serio problema strutturale.

Sono diversi i fattori che influenzano la solitudine tra cui l’età, il sesso, il reddito, l’area di residenze con legiovani generazioni come principali vittime sono e cause prevalentemente strutturali. Secondo lo studio su Juventud y Soledad no Deseada promosso dalla Fondazione Once, chi ha subito bullismo scolastico o mobbing al lavoro ha oltre il 37% di probabilità in più di sentirsi solo. Per quanti sono moderatamente poveri, ovvero sperimentano difficoltà ad arrivare a fine mese, il rischio aumenta di circa il 38 %, mentre per i disoccupati di circa il 50%. A livello geografico la solitudine giovanile interessa maggiormente quanti risiedono in aree di medie dimensioni, più di chi sta nelle metropoli o grandi città, così come nei piccoli borghi e riguarda più il sesso femminile (circa il 31%) che quello maschile (poco più del 20%.)

Tra gli anziani, altra fascia di popolazione fragile tra i motivi prevalenti della solitudine va menzionata la mancanza di relazioni familiari, la distanza fisica dai parenti o alla perdita di coniugi, ma anche la malattia, la disabilità e il basso reddito, fattori che spesso si sommano tra loro contribuendo ad accrescere il disagio. Si tratta di una cornice comune, una bussola per orientare le politiche pubbliche a tutti i livelli amministrativi, che non prevede misure vincolanti per le regioni, né una dotazione economica dedicata ma che guarda alla solitudine come il risultato di dinamiche economiche, relazionali e culturali.

Gli esempi di altri paesi e l’Italia

A volere una strategia specifica in questo settore la Spagna non è la prima né la sola. Il Giappone, paese dove la solitudine è un problema sociale diffuso e difficile da sradicare, già nel 2021, facendo tesoro dell’esperienza della pandemia da Covid-19 e dei suoi effetti in termini di aumento dei suicidi, è stato istituito un ministero ad hoc dedicato alla solitudine, seppure con risultati finora non molto incoraggianti.

Ancor prima, nel 2018, il Regno Unito aveva nominato il primo ministro per la solitudine, conferendo una attribuendo alla partecipazione comunitaria una funzione di prevenzione del fenomeno, approccio a cui si sta ispirando la Spagna.

E l’Italia? Il nostro paese allo stato attuale non considera il fenomeno come una questione collettiva, meritevole di un’assistenza trasversale e di un approccio collaborativo; bensì come un problema individuale affidandone la gestione al singoli assistenti informali, consistenti prevalentemente in familiari e in un ridotto numero di volontari che fungono da ammortizzatori sociali per categorie di persone fragili. Servirebbe invece un approccio lungimirante e strutturale al problema dove la prevenzione abbia un posto centrale assieme al supporto di specialisti, reti di partecipazione e a un sostegno intergenerazionale. Ciò consentirebbe non solo di affrontare il disagio prima che diventi un’emergenza, ma anche rafforzare quel senso di appartenenza e coesione in un paese che si sente sempre più solo e sempre meno sano, soprattutto dal punto di vista mentale.