Natura in gabbia: il crimine che vale 20 miliardi

Dal pangolino alle orchidee spontanee, oltre 4mila specie intrappolate nel traffico illegale. E l’Italia è nel mirino

AMBIENTE
Federico Di Bello
Natura in gabbia: il crimine che vale 20 miliardi

Dal pangolino alle orchidee spontanee, oltre 4mila specie intrappolate nel traffico illegale. E l’Italia è nel mirino

Ci sono mercati che non compaiono su nessuna borsa valori, eppure muovono cifre da capogiro. Il commercio illegale di fauna e flora selvatica vale oltre 20 miliardi di dollari l’anno a livello globale, si ramifica in 162 Paesi e coinvolge più di 4mila specie animali e vegetali. È una delle attività criminali più redditizie al mondo, seconda solo al traffico di droga e armi. A ricordarlo, in occasione del World Wildlife Day del 3 marzo, è il nuovo report “Crimini di Natura” del WWF Italia, che attinge ai dati dell’UNODC — l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine — per offrire una fotografia impietosa di un fenomeno che non conosce confini.

Pangolini, elefanti, rinoceronti, coccodrilli, pappagalli, orchidee, legni pregiati: sono solo alcune delle categorie più trafficate, destinate a mercati che spaziano dall’alimentazione alla medicina tradizionale, fino al settore del lusso. Le rotte sono sofisticate, i profitti enormi e i sequestri rappresentano solo una frazione minima del volume reale degli scambi. Quello che emerge con chiarezza dal rapporto è che il degrado della natura non è più soltanto il sottoprodotto di modelli economici insostenibili: è sempre più spesso il risultato di attività illegali organizzate, profondamente radicate in reti criminali internazionali.

Il peso dei miti: quando la superstizione uccide

Una delle sezioni più inquietanti del report riguarda il ruolo delle credenze popolari e della pseudoscienza nella persecuzione di alcune specie. Pipistrelli, serpenti, gufi, pangolini, leoni e tigri vengono bracconati o uccisi sulla base di miti privi di qualsiasi fondamento scientifico. Le superstizioni alimentano il commercio illecito di parti animali usate come presunti rimedi medicinali, contribuendo allo sterminio di intere popolazioni. Il WWF sottolinea con forza l’importanza dell’educazione scientifica e del pensiero critico come anticorpi culturali indispensabili contro questa deriva: una battaglia che si combatte nelle aule scolastiche e sui social network prima ancora che nei tribunali.

L’Italia nel mirino: transito, bracconaggio e fauna esotica

Nonostante l’immagine di Paese amante della natura e del paesaggio, l’Italia si trova in una posizione tutt’altro che rassicurante. Il rapporto la descrive come uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità, ma anche tra i più esposti alle attività illegali contro la natura. La posizione geografica della penisola — crocevia del Mediterraneo — la rende un punto di transito privilegiato per i traffici internazionali. Il bracconaggio colpisce l’avifauna migratoria, i rapaci, i mammiferi come il lupo e il cervo e persino la flora protetta: orchidee spontanee e piante officinali finiscono nel mirino dei raccoglitori illegali. A questo si aggiunge il traffico di fauna esotica — tartarughe, uccelli ornamentali, rettili tropicali, piccoli primati — veicolato sempre più attraverso canali online e scambi transfrontalieri difficili da tracciare. Gli incendi dolosi e la deforestazione illegale completano il quadro come cause primarie della perdita di foreste.

Un’occasione storica: la direttiva europea da recepire entro maggio

Eppure qualcosa si muove. Operazioni coordinate tra forze dell’ordine, magistratura, istituzioni e società civile hanno prodotto risultati concreti in termini di sequestri, arresti e condanne. Il WWF, da parte sua, opera attraverso progetti di cooperazione internazionale, guardie volontarie, unità cinofile antiveleno e iniziative formative rivolte a comunità locali e operatori pubblici. Ma la vera svolta potrebbe arrivare sul piano normativo: entro maggio 2026, l’Italia dovrà recepire la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, che introduce strumenti più incisivi per reprimere le illegalità ambientali, comprese quelle contro la fauna selvatica.

«I crimini di natura compromettono la salute degli ecosistemi, riducono i servizi naturali da cui dipendiamo, aggravano gli impatti climatici e minacciano la nostra sicurezza», ha dichiarato Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della Natura WWF Italia. «Fermarli è possibile, ma servono leggi più efficaci, controlli più severi, filiere sostenibili e un forte impegno culturale».

L’Italia, insomma, ha davanti a sé una scadenza che è anche una responsabilità. Ignorarla significherebbe essere complici – per omissione – di uno dei crimini più silenziosi e devastanti del nostro tempo.