Pronto soccorso, ecco come salvare i "grandi anziani"

Uno studio del Policlinico Gemelli su 50.000 casi. L’allerta precoce (EWS) per prevedere il peggioramento clinico negli ultraottantenni

SALUTE
Francesca Danila Toscano
Pronto soccorso, ecco come salvare i "grandi anziani"

Uno studio del Policlinico Gemelli su 50.000 casi. L’allerta precoce (EWS) per prevedere il peggioramento clinico negli ultraottantenni

Non è solo una questione di età, ma di saper leggere i segnali giusti nel minor tempo possibile. In un’epoca in cui i pronto soccorso italiani somigliano sempre più a reparti geriatrici d’urgenza, una ricerca del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica getta nuova luce su come identificare immediatamente i pazienti ultraottantenni a rischio di vita.

Lo studio, appena pubblicato sulla prestigiosa rivista JAMA Network Open, ha analizzato una mole impressionante di dati: oltre 50.000 accessi di pazienti over 80 avvenuti tra il 2015 e il 2024. L’obiettivo? Capire quali “sistemi di allerta precoce” (Early Warning Score – EWS) siano davvero efficaci per prevedere un peggioramento clinico drastico – come il decesso o il ricovero in terapia intensiva – entro le prime 24 ore dall’arrivo in ospedale.

Secondo i ricercatori, guidati dal Dott. Marcello Covino, esistono tre parametri vitali che nei pazienti più fragili (dagli 87 anni in su) funzionano come veri e propri campanelli d’allarme:

  1. La necessità di ricevere ossigeno;
  2. I valori della pressione arteriosa sistolica;
  3. Lo stato di coscienza (misurato tramite la Glasgow Coma Scale).

La sfida degli over 90

Il cuore della ricerca risiede nel confronto tra i diversi sistemi di punteggio utilizzati a livello internazionale (NEWS, NEWS2, MEWS, REMS e IEWS). Sebbene quasi tutti si siano rivelati affidabili, lo studio evidenzia una criticità: con l’avanzare dell’età, la precisione di molti test diminuisce.

Tuttavia, il punteggio REMS è emerso come il più stabile e preciso per i cosiddetti “grandi anziani”, ovvero chi ha superato i 94 anni. “L’invecchiamento della popolazione sta cambiando profondamente il profilo dei pazienti che arrivano in emergenza. Strumenti semplici e rapidi possono aiutare i medici a riconoscere subito i più fragili e a indirizzare le risorse dove servono davvero”, spiega il Dott. Covino.

Nel solo 2025, il Pronto Soccorso del Gemelli ha registrato circa 72.500 accessi. Di questi, oltre uno su cinque (il 21%) riguardava pazienti sopra i 64 anni, a conferma di una pressione demografica senza precedenti sulle strutture d’urgenza.

Un’eccellenza nell’emergenza

Il lavoro di ricerca si inserisce nel solco della Scuola di Medicina d’Urgenza dell’Università Cattolica, che si conferma tra le più attrattive d’Europa: con 23 posti in specializzazione sempre assegnati e oltre 320 pubblicazioni scientifiche negli ultimi cinque anni, il centro romano punta a standardizzare cure sempre più “su misura” per la terza e quarta età.

È fondamentale adattare gli strumenti di triage alla popolazione molto anziana. Solo così possiamo rafforzare la sicurezza dei pazienti e l’efficacia delle decisioni cliniche nelle fasi più critiche dell’assistenza”, conclude il Professor Francesco Franceschi, Direttore della Medicina d’Urgenza al Gemelli.