Donne e clima, una relazione vincente

Un documento dell’UN Women indaga il rapporto tra diritti delle donne e giustizia climatica in vari paesi del mondo

AMBIENTE
Pamela Preschern
Donne e clima, una relazione vincente

Un documento dell’UN Women indaga il rapporto tra diritti delle donne e giustizia climatica in vari paesi del mondo

L’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile (UN WOMEN) è chiaro: senza un’attenzione alle politiche di genere la crisi climatica e ambientale aumenterà le disuguaglianze nel prossimo futuro. E’ chiaro, si legge nel documento, “Driving Gender-Responsive Climate Action: The Role of Institutional Enablers“ che gli effetti nefasti della crisi climatica rappresentano una minaccia ai loro diritti delle donne e ai loro mezzi di sussistenza, così come alla salute e alla sicurezza.

La relazione tra questioni di genere e clima nel mondo

Per comprendere il rapporto tra uguaglianza di genere e giustizia climatica è fondamentale considerare come i paesi affrontano gli impatti climatici di genere e se e come promuovono la partecipazione delle donne nei cosiddetti Nationally Determined Contribution (NDC), ovvero i contributi stabiliti dall’Accordo di Parigi, determinati a livello nazionale in materia di prestazioni ambientali di ogni paese.

A questo proposito si è svolto un sondaggio globale sull’integrazione delle politiche nazionali di uguaglianza di genere e clima volto ad esaminare gli assetti istituzionali che favoriscono, o meno, l’integrazione del genere negli impegni NDC e nella loro attuazione. A tale indagine hanno partecipato 118 paesi, tra cui 76 dal Sud del mondo: 24 dall’Africa sub-sahariana, 16 dall’America Latina e Caraibi, 12 dal nord africa e asia occidentale, 12 da Europa e nord America, e 4 ciascuno da Oceania, Asia centrale e meridionale, e Asia orientale e sud-orientale.

È emerso che il 76% dei Paesi intervistati possiede un meccanismo di coordinamento nazionale per il clima, meno della metà tuttavia include l’ente per l’uguaglianza di genere all’interno di questi organismi. Ciò a dimostrazione che manca un’integrazione tra politiche di genere e per il clima che andrebbe incoraggiata con finanziamenti e azioni istituzionali.

Tra i Paesi intervistati 16 hanno condiviso un approccio duale: includono cioè organismi per la parità di genere nella gestione climatica e hanno istituito meccanismi di coordinamento specifici per genere e clima. Un terzo dei Paesi circa poi riporta l’istituzione di task force specializzate focalizzate sull’integrazione del genere nelle politiche climatiche, come lo Zimbabwe che nel 2024 ha istituito un gruppo nazionale.

Le criticità

Eppure l’inclusione delle donne non significa rappresentanza adeguata delle stesse. Nella maggior parte dei casi infatti (circa i l67% dei paesi) il genere femminile appartenenti a gruppi minoritari o marginali non ha voce; è invece proprio la rappresentanza della donne emarginate, povere, residenti in aree rurali o svantaggiate a dover potersi esprimere in quanto sono loro a subire maggiormente le conseguenze nocive del cambiamento climatico. Un altro problema è rappresentato dalla scarsa rilevanza del contributo delle donne a causa di ostacoli di natura istituzionale o squilibri di potere.

Le best practices

Tra le priorità per una maggior coinvolgimento delle donne nelle questioni climatiche è un allargamento della partecipazione. Un esempio virtuoso a questo riguardo viene dal Canada che ha utilizzato consultazioni aperte, attraverso una piattaforma pubblica online (dove ha ricevuto feedback dal 46,6% di donne) e un coinvolgimento diretto a rappresentanti indigeni. Un altro caso è quello dell’Ecuador con l’organizzazione dì workshop regionali e incontri bilaterali i cui partecipanti per quasi la metà erano donne. Altrettanto è avvenuto in Nepal dove oltre alle donne sono stati coinvolti gruppi vittime di discriminazioni intersettoriali (giovani, indigeni, persone non binarie ecc.).

Il lavoro svolto dimostra che è possibile e anzi doveroso coinvolgere le categorie -tra cui le donne, ma non solo- generalmente non ascoltate eppure le più impattate dai disastri climatici come diversi paesi stanno facendo. I risultati sono ancora da valutare eppure è innegabile che da una maggiore partecipazione e dall’ascolto di più voci non c’è che da guadagnare