GOLDRAKE: L'ARRIVO IN ITALIA (15)

Continuiamo il nostro viaggio nell’universo di Go Nagai. Nella precedente uscita abbiamo rivissuto l’epoca dell’appuntamento irrinunciabile prima dello streaming

RUBRICA
a cura di Ryancreation Cove
GOLDRAKE: L'ARRIVO IN ITALIA (15)

Continuiamo il nostro viaggio nell’universo di Go Nagai. Nella precedente uscita abbiamo rivissuto l’epoca dell’appuntamento irrinunciabile prima dello streaming

I grandi miti dell’animazione – Una nuova estetica che sconvolse l’immaginario parte 15

In questa rubrica vi abbiamo presentato parte dei grandi miti animati giapponesi degli anni ’70, ’80, ’90 e 2000. Continueremo la nostra mini enciclopedia, scandita da reportage-approfondimenti come questi sui titoli ormai entrati nella storia di anime e manga, così come i loro autori

I bambini italiani si ritrovarono improvvisamente davanti a un prodotto completamente diverso da quanto avevano visto fino ad allora: animazioni che non avevano assolutamente precedenti nel nostro Paese[1].

Fino all’arrivo dirompente di Goldrake, l’animazione in Italia significava principalmente ed esclusivamente Disney o poco altro di origine americana. Personaggi rotondi, rassicuranti nella loro morbidezza, che cantavano allegre canzoni e ballavano spensierati. Goldrake era radicalmente diverso da tutto questo immaginario consolidato. Le linee erano spigolose, geometriche, quasi industriali nella loro precisione. I colori erano saturi, violenti, che colpivano la retina. Le battaglie mostravano esplosioni devastanti, distruzione su larga scala, morte dei nemici, anche se non lo si diceva mai esplicitamente i piloti dei robot di Vega morivano carbonizzati. Era un’estetica che colpiva duramente, che scioccava profondamente, che affascinava proprio perché così drammaticamente lontana dall’immaginario occidentale rassicurante a cui eravamo abituati.

E poi c’erano le sequenze animate ripetute in ogni episodio: la corsa adrenalinica di Actarus nei corridoi sotterranei dell’Istituto, l’aggancio spettacolare tra Goldrake e lo Spazer, il lancio coreografico delle armi devastanti. Sequenze identiche in ogni singolo episodio, animate una volta sola per ragioni di budget e riutilizzate all’infinito con sapienza. Una tecnica dettata esclusivamente da esigenze produttive e di risparmio economico, ma che paradossalmente creava un rituale televisivo, una liturgia perfettamente riconoscibile e stranamente rassicurante. Ogni bambino conosceva quella sequenza a memoria fotografica. Poteva anticipare con precisione ogni movimento, ogni singolo fotogramma. E invece di annoiarsi come ci si aspetterebbe, la trovava sempre più emozionante.

(continua nella prossima uscita – Per leggere tutto il reportage/approfondimento clicca sugli autori che hanno firmato questo articolo: ti appariranno tutti i loro contributi)

Fonti:
1. MangaForever.net, “4 aprile 1978: Goldrake debutta sulla TV italiana” (September 8, 2025)