Foreste, in 25 anni persa biodiversità nel sottobosco

Uno studio di Nature rivela l’impatto dei cambiamenti climatici e della gestione forestale sulle Alpi e sugli Appennini

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
Foreste, in 25 anni persa biodiversità nel sottobosco

Uno studio di Nature rivela l’impatto dei cambiamenti climatici e della gestione forestale sulle Alpi e sugli Appennini

Le foreste italiane stanno attraversando una trasformazione profonda, silenziosa ma inesorabile. Negli ultimi venticinque anni, la varietà di piante che popola il sottobosco è diminuita drasticamente, in particolare nelle aree alpine e nelle zone temperate. È quanto emerge da una ricerca senza precedenti pubblicata sulla prestigiosa rivista NPJ Biodiversity (gruppo Nature). Lo studio, coordinato dalla Dott.ssa Maura Francioni e dal Prof. Stefano Chelli dell’Università di Camerino, ha analizzato i dati raccolti dalla rete nazionale CON.ECO.FOR. (Controllo degli Ecosistemi Forestali). Si tratta di un’infrastruttura di eccellenza gestita dai Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA), che da oltre un quarto di secolo monitora 31 aree protette lungo tutta la penisola.

Il buio nel sottobosco: le cause del declino

I ricercatori hanno identificato due fattori principali dietro la perdita di specie: l’aumento della chiusura della chioma degli alberi e l’intensificarsi degli eventi climatici estremi. La crescita più fitta delle fronde, spesso dovuta all’abbandono delle attività selvicolturali tradizionali, impedisce alla luce di raggiungere il suolo, soffocando le piante del sottobosco che avevano colonizzato i boschi più aperti del passato.

Siamo di fronte a una transizione ecologica complessa: la chiusura delle chiome favorisce specie tipicamente forestali a discapito di altre, ma l’aumento di siccità e ondate di calore rappresenta la minaccia più preoccupante per la resilienza del Sistema”, evidenziano i ricercatori.

Se da un lato le foreste di conifere alpine e le decidue (querceti e faggete) mostrano segni di sofferenza, le leccete mediterranee sembrano reggere meglio l’urto. Grazie a un adattamento millenario allo stress idrico, le foreste sempreverdi del Sud e delle coste mantengono una maggiore stabilità nel numero di specie, nonostante un continuo ricambio interno (turnover).

L’importanza del monitoraggio

La ricerca mette in luce come il clima e la gestione umana del passato stiano riscrivendo oggi la geografia botanica del Paese. In questo scenario, la continuità dei dati diventa un’arma fondamentale. Solo attraverso serie temporali estese, come quelle garantite dai Carabinieri Forestali, è possibile distinguere tra normali fluttuazioni stagionali e segnali d’allarme strutturali.

Lo studio è stato supportato dai finanziamenti europei del progetto LIFE MODERn (NEC) e dal progetto nazionale PRIN MultiForDiv. I risultati non solo fotografano il presente, ma tracciano la rotta per le future politiche di conservazione: proteggere le nostre foreste significa, oggi più che mai, monitorarne ogni minimo cambiamento per prevedere le sfide di un pianeta che cambia.

Stradenuove

Stradenuove è anche App!

Gratis, senza registrazione. Notizie, podcast, Web TV sempre con te.


➜ Installa da stradenuove.vip

iPhone: Safari → Condividi → Aggiungi a schermata Home
Android: Chrome → Installa app