(Sospira). “Se un violino Stradivari si rompe, puoi sempre sperare di comprarne uno nuovo. Ma la voce è una, e se la guasti, non potrai mai acquistarne un’altra”.
Andrea Bocelli, il tenore italiano più noto nel mondo, a cavallo tra musica classica e pop. Andrea nasce a Lajatico (in provincia di Pisa) da una famiglia di orgogliose Origini contadine. inizia a lavorare in uno studio legale, poi – nel 1993 – grazie al successo incredibile del “Miserere” (in cui i accompagna Zucchero), vede davanti a sé spalancarsi una carriera da star di fama mondiale. Ha pubblicato sedici album, cantato con le star più note del pianeta, ma nulla di questo successo lo ha cambiato: sobrio, discreto, elegante. Come in questa breve ma interessante intervista.

Invece la voce va protetta e va anche… aiutata.
Così ammoniva Franco Corelli, meraviglioso cantante e mio indimenticato maestro. E questo non vale solo per i professionisti.
Per modulare la voce servono rigore, controllo, perseveranza.
Quella del canto è una disciplina.
Tardi. Da ragazzo, non avrei mai immaginato che il mio impegno sarebbe stata del tutto simile a quello che un atleta deve seguire, per ottenere dei risultati.
Quando ho iniziato la mia carriera, la mia gioventù suppliva alla mia parziale inesperienza.
Negli anni ’90 cantavo senza percepire alcuna fatica.
Con il senno di poi, invece, ho cambiato idea: oggi penso che la mia tecnica fosse costruita su un equivoco di fondo, benché corredato di una sua apparente logicità.
L’impressione che si ha è che più si vuol cantare forte, più sia necessario spingere. Mentre è vero il contrario.
Questa è una china che in effetti io ho percorso. Poi, per fortuna, ho capito dove stavo sbagliando, ho cambiato strada, soprattutto grazie ai consigli di Luciano Pavarotti.
Mi ha trasmesso il suo mantra. Se negli ultimi anni ho acquisito una sempre maggiore facilità nel registro che di solito è considerato il più pericoloso, quello acuto, probabilmente lo devo a una sul chiodo fisso.
Poche parole, ma ripetute e ripetute di continuo, sulla necessità di non forzare… Parole che ho introiettato e alla fine, ritengo, compreso.
Il successo è la somma di una serie di variabili imperscrutabili e, come sovente ho avuto occasione di rimarcare, la notorietà di per sé non è un valore…
La fama è piacevole, è lusinghiera, ma in sé non porta a nulla, non costituisce una qualità. Tanto è vero che ci sono mille maniere per essere persone di grande valore pur non essendo affatto famose.
È comunque lecito e comprensibile aspirare al successo e per far ciò sono necessarie dedizione, disciplina, perseveranza, caparbietà.
Penso che sia sempre stato difficile emergere e sempre lo sarà. Credo che occorra armarsi di buona volontà e spirito di sacrificio, perché senza di quello non si va da nessuna parte.
È necessario continuare a coltivare il talento e sperare che nel nostro destino ci sia quella opportunità in grado di fare scoprire agli altri il servizio che si può prestare alla società con la propria arte.
Vale la pena ricordare che l’ambizione al successo si può acquisire, mentre il talento è un dono e non si impara. In caso lo si possieda, per tentare di raggiungere il successo, il talento deve essere corroborato da tanti altri ingredienti: ambizione, umiltà, determinazione, e – come ricordavo, ma non è mai abbastanza – una grande senso del sacrificio.
Mai. Il percorso d’apprendimento del canto lirico è indubitabilmente spinoso, perché fatto anche di tante rinunce. Nulla è acquisito per sempre. Ma di questi sacrifici ne vale la pena, perché portano verso quello che io definisco ‘il paradiso della musica’.
Temo di essere l’ultimo a poter elargire suggerimenti in proposito. Posso giusto riflettere, sommessamente, sul fatto che ogni voce, proprio come ogni calligrafia, descrive chi sei e il bagaglio del tuo vissuto.
Ne sono convinto. Per cantare bene, per essere una voce convincente, è fondamentale nutrire le proprie passioni ed appassionarsi a vivere. Se si vuole emozionare chi ci ascolta, bisogna avere qualcosa da raccontare e soprattutto dei valori forti da comunicare e condividere.
Anche in merito al concetto di sostenibilità, declinata in ambito sociale, umano, economico, valgono a mio avviso quei valori universali che personalmente rintraccio nella forza rivoluzionaria di quanto espresso nel cuore della sapienza, il Vangelo.
Certo. Basta pensare a concetti come “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “Non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te”.
