L’INCLUSIONE SOCIALE TROVA SPAZIO AL MUSEO

Il progetto Tessuti Sociali apre la strada per l’integrazione delle comunità straniere del territorio e la creazione di contenuti digitali in lingua stimolano l’accesso al Museo del Tessuto.

APPROFONDIMENTO
Susanna Bagnoli
L’INCLUSIONE SOCIALE TROVA SPAZIO AL MUSEO

Il progetto Tessuti Sociali apre la strada per l’integrazione delle comunità straniere del territorio e la creazione di contenuti digitali in lingua stimolano l’accesso al Museo del Tessuto.

Il museo come il posto giusto dove promuovere l’integrazione sociale delle comunità straniere presenti sul territorio e poco coinvolte nel tessuto socio-culturale della città. È quello che accade a Prato, al Museo del Tessuto con il progetto Tessuti Sociali,  realizzato dall’Università per Stranieri di Siena in collaborazione con il museo stesso. Tra mediazione linguistica, inclusione sociale e educazione al patrimonio, il progetto si è sviluppato tra il 2020 e quest’anno con azioni pilota per il coinvolgimento nella vita culturale del museo di cittadini e famiglie espressione di alcune comunità straniere particolarmente presenti sul territorio pratese, come quelle albanese, cinese, marocchina e pakistana.

L’inclusione sociale parte dalla fruizione degli spazi museali, favorendo lo sviluppo delle competenze linguistiche, della consapevolezza interculturale e valorizzando i repertori linguistici dei possibili utenti stranieri del museo del tessuto, istituzione culturale che testimonia e racconta in modo molto efficace un pezzo importante della storia produttiva ed economica della città e del territorio.  Il progetto è stato avviato nel 2020 in piena pandemia da Covid-19, che ha reso molto difficoltosa tutta la prima fase conoscitiva e di indagine socio culturale sul territorio, con la quale individuare le ragioni della scarsa partecipazione alle attività del Museo e di altre istituzioni culturali cittadine da parte del pubblico adulto straniero. Grazie al carattere fortemente multietnico dei contenuti della mostra ‘Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba’, che è stata aperta al pubblico al museo dal maggio 2021 al gennaio 2022, sono state organizzate visite guidate seguite da incontri e focus group che hanno sollecitato la curiosità e la partecipazione attiva, il confronto e il dialogo con alcuni gruppi dalle comunità locali coinvolte.

Protagonisti indiscussi del progetto sono stati anche gli studenti di alcune scuole della città e le loro famiglie. Un totale di oltre 250 ragazzi, sette classi tra scuola primaria e secondaria di primo grado oltre a 23 studenti selezionati tra gli istituti superiori e appartenenti alle comunità albanese, cinese, marocchina e pakistana, supportati da docenti attenti e sensibili al tema. I ragazzi sono stati coinvolti in numerosi incontri, con visite guidate al museo e alla mostra e laboratori didattici svolti in classe, al termine dei quali sono stati realizzati dei video con la tecnica dello Stop Motion per raccontare l’esperienza vissuta.

I bambini non solo hanno scritto la storia, realizzato le scenografie e tutti i personaggi necessari ad animarla, ma si sono anche trasformati per un giorno in registi, fotografi e scenografi collaborando tutti insieme alla realizzazione dei vari scatti che poi sono andati a comporre l’animazione. Hanno inoltre registrato le voci narranti in italiano e nella loro lingua madre. Il coinvolgimento, invece, dei ragazzi delle scuole superiori, appartenenti alle comunità albanese, cinese, marocchina e pakistana, ha portato alla creazione di quattro mini video in lingua albanese, cinese, araba e urdu in cui i ragazzi invitano i loro coetanei alla visita del museo utilizzando le proprie lingue madri e portando la testimonianza della propria comunità di appartenenza.

Una delle più importanti azioni sviluppate dal progetto è la creazione di un percorso museale facilitato che, con l’ausilio di un semplice Qr Code, consente di scaricare sul proprio smartphone testi e audio in italiano semplificato, albanese, arabo, cinese e urdu per consentire al cittadino straniero una visita in piena autonomia. Le voci che intervengono per raccontare il percorso espositivo sono degli stessi ragazzi che hanno preso parte al progetto. Tutti i materiali digitali realizzati dai ragazzi e i video creati sono accessibili dal sito del museo e dal sito del progetto.