I DELFINI SALTANO SULLA COSTA LAZIALE DI TORVAIANICA

Il Litorale laziale sempre più luogo della fauna marina che affascina grandi e bambini. Ma l’inquinamento da plastica dei nostri mari uccide oltre 700 specie di pesci e mammiferi.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
I DELFINI SALTANO SULLA COSTA LAZIALE DI TORVAIANICA

Il Litorale laziale sempre più luogo della fauna marina che affascina grandi e bambini. Ma l’inquinamento da plastica dei nostri mari uccide oltre 700 specie di pesci e mammiferi.

Per gli amanti della natura avvistare i delfini è un’esperienza unica, e avvistarne uno solitario o in compagnia dei suoi simili non è così raro, anche nelle acque che circondano la nostra penisola, non lontano dalle coste. Infatti sono attratti dai banchi di sardine o di altri piccoli pesci di cui si nutrono, non lontano da porti e spiagge. Ma al largo, in determinate aree, è possibile avvistarne un numero maggiore per la gioia di grandi e piccini.

Una avventura di cui sono stati protagonisti i bagnanti di Torvaianica nell’ultimo week end agostano. Tra danze, urla di gioia e mani sulla fronte, uso visiera, decine di persone hanno festeggiato l’evento, prendendo coscienza del fatto che il litorale laziale diventa sempre più un luogo altamente frequentate dalla fauna marina che più ci affascina.

Così dopo le uova depositate dalle tartarughe Caretta Caretta ad Ardea, a qualche centinaia di metri dalla costa al largo di Torvaianica un branco di decine di delfini eseguiva le sue prestazioni tuffandosi e riemergendo. È quanto ha fatto sapere Piergiorgio Benvenuti, presidente del Movimento Ecologia Ecoitalisolidale. “Il gruppo di splendidi esemplari di delfini – spiega – compresi cuccioli, si sono cimentati in una danza fra le onde del mare”. Ma Benvenuti lancia un allarme doloroso: “I mari del mondo sono invasi dalla plastica, è quanto si evince da uno studio coordinato dall’Università della Georgia che per la prima volta ha calcolato con precisione la quantità di plastica gettata nei mari. Ben il 5% di quella prodotta nel mondo finisce ogni anno fra le onde. Complessivamente fra bottiglie, tappi, rivestimenti, imballaggi, stiamo parlando di 12,7 milioni di tonnellate che inquinano fortemente il mare. Il vero problema della plastica è il suo tempo di decomposizione, infatti per una bottiglia sono necessari circa 20 anni e circa un secolo per posate di plastica o accendini”. “Inoltre da non sottovalutare – ha concluso Benvenuti – che le microparticelle di plastica vengono ingerite dai pesci che le scambiano per plancton, il loro cibo, e che successivamente tale sostanze nocive vengono ingerite da noi mangiando il pesce, con evidente pericolo per la salute. Un fenomeno che accade periodicamente a seguito delle forti mareggiate, quando vengono sversati direttamente in mare o attraverso i fiumi ed i vari canali esistenti ogni tipologia di inquinanti, sugli 8000 chilometri di coste italiane. La natura ha fatto coinvolgere decine di persone ad osservare una danza di delfini a largo di Torvaianica e vogliamo poterli osservare anche in futuro”.

L’allarme delle associazioni ambientaliste speriamo non resti inascoltato perché le tonnellate di plastica che  finiscono negli oceani sono un vero e proprio martirio per le oltre 700 specie marine, tra cui balene, delfini e tartarughe, che le ingeriscono. In tantissimi casi l’ingestione della plastica blocca il loro sistema digerente, portando ad un morte lenta e dolorosa.

Ricordiamoci che i delfini sono mammiferi, animali sociali che comunicano tra loro con gioia e divertimento, emettendo fischi, sibili e suoni pulsanti simili a scoppi, attraverso delle membrane connettive vibranti, con un funzionamento paragonabile a quello delle corde vocali umane. Il loro è un vero e proprio linguaggio fatto di ultrasuoni e movimenti usati come segnali di comunicazione.

Per fermare la morte degli animali marini e proteggere l’ecosistema dei nostri oceani è necessario intervenire prima che sia davvero troppo tardi. Sono diverse le misure che, se adottate correttamente, potrebbero invertire la rotta.

Come evidenziato anche dai biologi marini, bisognerebbe innanzitutto divulgare maggiore informazioni ed educare i pescatori, ma non solo, mettendo tutti al corrente delle terribili conseguenze derivanti dall’inquinamento del mare. Un altro importante passo potrebbe essere l’imposizione di sanzioni salate per disincentivare lo scarico di rifiuti nelle acque di mari e oceani, oltre che la creazione di appositi spazi nei porti per lo smaltimento dei rifiuti pescati o trovati.

Per questo è fondamentale non soltanto cambiare politiche, ma anche sensibilizzare i singoli cittadini. Riciclare e smaltire correttamente la plastica, o ancora meglio ridurne il consumo, può fare la differenza per centinaia di specie marine, costantemente minacciate, che devono fare le spese delle azioni superficiali e scellerato dell’uomo.