Viviamo una stagione in cui gli eventi meteorologici estremi sono sempre più frequenti e dannosi, le precipitazioni meno prevedibili e le temperature sono in costante crescita. In generale, peggiorano le condizioni economiche delle famiglie, aumentano le crisi umanitarie e la povertà, si moltiplica il rischio di conflitti armati violenti e la probabilità di migrazioni e sfollamenti di popolazione. Per non parlare del fatto che in questo quadro si aggravano anche le tensioni generate dalla corsa al controllo o allo sfruttamento di risorse naturali.
A tracciare lo scenario, quanto mai sconfortante, è Save the Children che su questi temi ha organizzato nei mesi scorsi l’evento ‘Impossibile2022’ e ha voluto soffermarsi ad indicare in particolare i fattori per i quali la crisi climatica, che si abbatte sull’umanità tutta, colpisce però più duro sulle fasce più indifese, i bambini. La maggiore vulnerabilità dei bambini alla crisi ambientale e climatica è legata a tre fattori in particolare. Quello geografico-ambientale, ovvero la tendenza delle famiglie con bambini con meno possibilità economiche a vivere in aree più esposte agli effetti del riscaldamento globale. Poi ci sono fattori socioeconomici, legati all’assenza di risorse, capacità e servizi per far fronte o prevenire gli impatti della crisi climatica e ambientale. Poi c’è un elemento fisiologico, connessi alle specificità dei bambini specialmente nei primi anni di vita.

Per Save the Children tutto questo mette indiscutibilmente in forse il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per quanto riguarda il benessere dei bambini e delle bambine e degli adolescenti. E sottolinea come leggere la sfida ambientale e la crisi climatica nell’ottica dei diritti dell’infanzia significhi riconoscerla come crisi intergenerazionale, i cui effetti colpiscono in misura maggiore le giovani generazioni presenti e future che meno hanno contribuito a generala.
Secondo un’analisi dell’organizzazione, condotta con ricercatori climatici internazionali a guida della Vrije Universiteit Brussel, un bambino nato nel 2020 sarà colpito in media dal doppio di incendi, 2.6 volte in più dalla siccità, 2.8 volte in più da inondazioni di fiumi e dalla perdita dei raccolti agricoli, e saranno esposti ad andate di calore eccessive 6.8 volte di più rispetto ai loro nonni. Investire nella lotta alla crisi climatica e allo stesso tempo favorire l’educazione e il protagonismo giovanile è solo una delle chiavi per ricostruire con i bambini, le bambine e gli adolescenti un futuro migliore. E creare nuovi spazi per un dibattito pubblico che metta al centro questi temi, per rendere possibile ciò che al momento sembra non esserlo.
