Il buon gusto degli italiani a tavola è proverbiale e il made in Italy prima ancora di essere economia è antropologia. È un modo di essere di sentire, una struttura profonda della mentalità e del costume, è la capacità di coniugare tradizione e innovazione. Le ricette delle nonne e delle mamme, insieme alle trasformazioni moderne dei grandi chef, fanno sì che qualità e tradizione facciano la fortuna del Bel Paese.
Come non ricordare le immagini della panificazione, delle torte, delle pizze che hanno coronato il coatto isolamento imposto dalla pandemia. Sono state la fotografia di un popolo, che ha voluto combattere l’ansia da emergenza sanitaria, nel modo che gli è più proprio. Ma come ha reagito l’agroalimentare in questa dolorosa situazione?
Nel biennio 2020-21, l’impatto della crisi sanitaria ha determinato notevoli oscillazioni del settore, manifestando una certa eterogeneità tra agricoltura, industria alimentare e comparto delle bevande. È quanto emerge da CreaAgritend, il bollettino trimestrale messo a punto dal Consiglio per la ricerca in Agricoltura e ricerca per l’Economia Agraria (CREA).
Il settore agricolo si è mantenuto su livelli per lo più negativi rispetto agli anni precedenti. Il comparto dell’industria alimentare e delle bevande ha invece contrastato in modo più deciso gli effetti della pandemia, con una tendenza negativa per il solo 2020, dovuto in particolare ai mesi di chiusura delle attività.
“La recente crisi sanitaria ha senz’altro portato alla luce la necessità di affrontare sfide economiche e produttive in grado di favorire il miglioramento delle rese alimentari e la qualità dei nostri prodotti” spiega Simona Romeo Lironcurti, ricercatrice del Crea Politiche e Bioeconomia. “Inoltre la crisi tra Ucraina e Russia ha rafforzato la necessità di vagliare strategie utili a ridurre la forte dipendenza da Paesi esteri” ha ribadito la ricercatrice. Nel primo trimestre del 2022, invece, la performance economica registra segnali di ripresa, con un aumento del Pil sia nei confronti del trimestre precedente (+0,1%) sia rispetto al primo trimestre del 2021 (+6,2%). Il quadro tendenzialmente positivo è dato dalla crescita del valore aggiunto di agricoltura (+0,7%) e industria (+4,8%). Il risultato è dovuto alla crescita della domanda interna, con un aumento degli investimenti fissi lordi del 3,9%.

Positivo anche il comparto occupazionale, in particolare le ore lavorate (+1,5%) e le unità di lavoro (+1,7%).
Rispetto al primo trimestre 2021, fra gennaio e marzo 2022, si è verificata una espansione sia dell’indice di produzione, sia del fatturato, rispettivamente +2,2% dell’industria alimentare, + 16% del fatturato, con un +21% sui mercati esteri. L’industria delle bevande stesso trend con un +12%.
Anche le esportazioni del settore fanno la loro parte che nei primi tre mesi di quest’anno aumentano di 13, 8 miliardi di euro, e rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso sono a un +19%. Si conferma così l’ottimo andamento rilevato nei trimestri precedenti. Tra i prodotti maggiormente esportati troviamo il vino, derivati dei cereali, prodotti lattiero-caseari e dolciari, oli e grassi. Ma gli effetti della guerra Russo-Ucraina sono già presenti nel mese di marzo, con un calo dell’import agroalimentare dall’Ucraina (-13% relativamente a marzo 2021) e dell’export verso la Russia (-35%).
Questi ultimi dati allarmanti ci inducono a fare nostre le parole di papa Francesco su questa guerra “L’unica cosa ragionevole da fare sarebbe fermarsi e negoziare. Che la saggezza ispiri passi concreti di pace”.
