Alla fine dell’incubo estate torrida non è seguito un inizio più rilassante. Tornado, bombe d’acqua, alluvioni, si sono susseguiti e si susseguono provocando danni e vittime. Ma non si può parlare di emergenza, non è più un fenomeno “una tantum”, ma l’esplicitarsi dei danni provocati dal riscaldamento globale, ormai, almeno su questo, la sentenza degli scienziati è unanime. Bisogna intervenire e subito, anzi è ormai tardi, ed è sotto gli occhi di tutti. È evidente che le resistenze di alcuni, molti Paesi, a interventi subitanei sono dovute alla preoccupazione di salvaguardare economie consolidate su basi che hanno bisogno di riconversione. Infatti in questo contesto, un ruolo centrale nel contenimento delle emissioni deve essere svolto anche dalle imprese.
La Centrle Rischi di Intermediazione Finanziaria (Crif), in collaborazione con la Bocconi di Milano hanno prodotto, in proposito, uno studio ad hoc . “Nell’ambito dell’emergenza clima un ruolo rilevante nel contenimento delle emissioni è svolto anche dalle imprese, le quali, però, si trovano a dover fronteggiare un rischio di transizione ecologica che può consistere in perdita di operatività o, per gli operatori finanziari, in rendimenti inferiori sugli investimenti”. E’ ciò che risulta dall’indagine del Repair Lab (Responsible, Patience and Reliable Finance Lab), il laboratorio di Sda Bocconi, e Crif sulla finanza responsabile e sostenibile. Lo studio evidenzia che “oltre il 72% delle aziende avrà un impatto medio o superiore nella catena industriale dovuto, appunto, al percorso di transizione ecologica”. L’analisi mostra in particolare che le imprese con maggiore impatto saranno quelle operanti nel settore chimico e del cemento.
Gli indicatori evidenziano a queste aziende come governare al meglio il loro processo di decarbonizzazione e per minimizzare i rischi della transizione verde. Nello specifico sono state analizzate oltre 5 milioni di aziende italiane, selezionate sulla base di un indicatore di rischio elaborato da Crif, che rappresenta la probabilità per un’azienda di subire impatti significativi, con orizzonte 2050 e che esamina il valore della produzione e investimenti. L’impatto maggiore tendenzialmente lo subiranno le imprese più grandi della media, ma l’analisi mostra anche una relazione tra i settori energivori, con maggior consumo di gas metano, e il rischio di transizione nel lungo periodo. “Il processo di decarbonizzazione dell’economia, comporterà profondi cambiamenti strutturali. Alcuni settori saranno chiamati a incrementare o ridurre la propria quota di mercato, mentre altri saranno coinvolti in processi di M&A o potenzialmente dovranno abbandonare il mercato: ad esempio le imprese impegnate nell’estrazione o distribuzione di combustibili fossili, o a quelle che producono beni e servizi che utilizzano i combustibili come input primario all’interno del loro processo produttivo”, spiega Michele Calcaterra, direttore operativo di Repair Lab, che con Alessandra Caragnana e Cecilia Marchesi ha coordinato il lavoro di ricerca.
“Una recente analisi di Crif ha evidenziato come le Pmi (piccole e medie imprese) e le aziende corporate che investono in maniera strategica sulla sostenibilità, possono ridurre i loro consumi del 10-30% all’anno, senza diminuire il livello di servizio e la qualità delle operazioni aziendali. Con una maggiore efficienza energetica le imprese possono migliorare la propria situazione finanziaria e ridurre le emissioni di gas serra. È fondamentale, inoltre, che le iniziative di transizione ecologica si estendano dalla singola impresa all’intera fornitura. Infatti fino al 90% dell’impatto ambientale di un’azienda è dato dai processi produttivi” spiega Marco Macellari di Crif.

Secondo l’analisi di Repair Lab, in questO quadro, il lavoro delle imprese deve concentrarsi in maniera integrata su quattro aspetti: la strategia,la gestione dei rischi, l’accesso ai capitali, le metriche di misurazione.
Sulla strategia, gli analisti evidenziano che “la priorità è che le imprese integrino gli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità in modo coerente con il piano industriale”. La decarbonizzazione richiede, infatti, un’allocazione di risorse, che devono essere visti come investimenti necessari al rafforzamento della competitività, della reputazione e della resilienza. Inoltre i ricercatori suggeriscono che il processo di transizione “deve essere considerato un volano non solo per le aziende del settore energetico, ma anche per le imprese manifatturiere e per quelle dei servizi”. Da questo scenario ne consegue che la finanza d’impresa svolge un ruolo primario di propulsore della transizione, infatti può influenzare le aziende e la collettività verso scelte più sostenibili e favorire la transizione delle imprese ‘brown’ in green.
Sul secondo punto, la gestione dei rischi, è fondamentale che gli aspetti legati al cambiamento climatico siano integrati nelle strategie di risk management dell’azienda: in un momento in cui l’attenzione degli investitori verso la sostenibilità è via via crescente, intraprendere e comunicare un chiaro percorso verso la decarbonizzazione diventa un fattore positivo e abilitante sul fronte dell’accesso al credito.
Ne consegue un terzo punto, quello dell’accesso ai finanziamenti e nuovi capitali: non potranno che essere le aziende più virtuose dal punto della sostenibilità a diventare più attrattive e resilienti agli occhi dei mercati e degli investitori. Per gestire la transizione, “serviranno ingenti fonti di capitali, anche sotto forma di obbligazioni o equity, che possano supportare le imprese nella gestione dei rischi ambientali”, sottolineano i ricercatori del REPAiR Lab. Infine, le metriche, aspetto di assoluto rilievo su cui ha lavorato un team congiunto di ricercatori SDA Bocconi e professionisti di CRIF coordinati da Maurizio Poli (SDA Bocconi) e Mariagiovanna Zavallone, Senior manager di CRIF. Su quest’aspetto sarà prioritario che le imprese si uniformino agli standard europei e internazionali di misurazione, affinché la valutazione delle proprie attività e la loro comunicazione sia la più omogenea e aperta possibile.
“L’attività di portfolio analytics e di gestione del rischio è sempre più dipendente da un approccio integrato di valutazioni fondamentali, cioè basate su parametri bilancistici e sostenibili, vale a dire legate alla misurazione degli impatti sull’ambiente e sul contesto sociale – aggiunge Michele Calcaterra – Il cosiddetto rating integrato è l’obiettivo da raggiungere e su cui REPAiR Lab sta investendo”. “La transizione ecologica è di sempre più stringente attualità per le imprese così come per i player finanziari, che sono chiamati ad accompagnarle in questo percorso. D’altronde le risorse del PNRR, che prevede una missione chiave per questo ambito, rappresentano un’opportunità che non può essere assolutamente persa” – commenta Marco Colombo, Managing Director Finance Italy di CRIF.
