ROMA COME TUNISI, UN CALDO SENZA TREGUA

Uno studio del Politecnico di Zurigo ci mette sull’avviso di come si trasformerà il clima delle nostre città. Nella capitale, nel 2050 farà lo stesso caldo della città africana.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
ROMA COME TUNISI, UN CALDO SENZA TREGUA

Uno studio del Politecnico di Zurigo ci mette sull’avviso di come si trasformerà il clima delle nostre città. Nella capitale, nel 2050 farà lo stesso caldo della città africana.

Nel 2050 il clima delle nostre città sarà completamente diverso in conseguenza del riscaldamento globale. Accadrà che Zurigo avrà il clima attuale di Milano, Roma quello di Tunisi, Madrid assomiglierà a  Marrakech, Stoccolma a Budapest e Londra a Barcellona. Lo evidenzia lo studio del Crowther Lab dell’ETHZ (Politecnico federale di Zurigo), pubblicato sulla rivista scientifica Plos One.

L’analisi ha preso a campione il clima di 520 città del mondo, secondo 19 variabili come la temperatura e le precipitazioni. Non solo, ma per queste stime gli scienziati hanno intenzionalmente usato modelli ottimistici, che hanno come presupposto che le temperature del globo aumenteranno in media solo di 1,4 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale, obiettivo fissato dall’accordo di Parigi sul clima. Come tendenza generale, lo studio dimostra che tutte le città protendono a spostarsi verso i subtropicali, con quelle dell’emisfero settentrionale che si spostano verso condizioni più calde, in media 1000 chilometri a sud, e le città dai tropici si dirigono verso condizioni più aride. Città come Singapore, infatti, non subiranno grandi variazioni di temperatura, ma saranno quelle che più impattano il cambiamento climatico, giacché a variare sarà il ritmo delle piogge e si verificheranno eventi più estremi, quali siccità e inondazioni.

Le città del nord, quindi, saranno via via sempre più simili a quelle meno settentrionali. Ma cosa accadrà alle città posizionate ai tropici? Ecco, nel loro caso lo scenario futuro è più difficile da tratteggiare. Si sa che lì le temperature non si alzeranno moltissimo. Ci si aspetta però che le stagioni secche diventino ancora più secche, e che le stagioni di pioggia diventino ancora più piovose. Aumenteranno così le minacce delle siccità come quelle delle inondazioni, con danni sempre meno improbabili alle costruzioni e alle infrastrutture. Questo trend è del resto già realtà in diverse città dell’est, a partire da diversi centri indiani.

Se non si interviene immediatamente potremmo ritrovarci con la Svizzera grande produttrice di agrumi, o con i belgi che faticheranno a produrre birra e si dedicheranno alla viticoltura. Anche a casa nostra, secondo il Politecnico di Zurigo, i cambiamenti saranno epocali se Roma diventerà una città dal clima che oggi offre Tunisi. Certo la capitale della Tunisia è ospitale e gradevole, ma certamente è stata costruita a misura di quel clima, Roma no. La Città Eterna si troverà spiazzata con strutture ed edifici inadeguati, e con il rischio di mettere in serio pericolo la sua fama e attrazione mondiale.

La mossa numero uno contro questi pericoli resta fermare le emissioni di gas serra, altrimenti le ondate di calore come quelle che abbiamo vissuto nei mesi scorsi non rappresenteranno più l’eccezione, ma diverranno la regola. Ma ci sono da approntare anche altri accorgimenti, alcuni consigliati dai botanici, come ad esempio l’utilizzo degli alberi, per riacchiappare l’anidride carbonica, dispersa nell’atmosfera. Per riassorbire questo gas, in realtà per sua natura innocuo, finché non si è iniziato a bruciare combustibili fossili, aumentando così del 50% la sua concentrazione in cielo, gli alberi sono una cura certificata.

Certo intervenire con le piantumazioni nelle città non sarà facile, perché negli anni la consumazione del suolo è stata molto aggressiva, ma dovremmo imparare a giocare a ruoli rovesciati.  Le aree urbane si sono allargate a spese di quelle verdi, ora occorre fare il contrario: fare spazio agli alberi. Questo cii permetterebbe di ottenere dei bonus come benefici microclimatici fondamentali per l’umanità, almeno per quella che vive in città. Insomma è bene cominciare a immaginare i centri urbani come un luogo in cui convivano uomini, animali e piante, un nuovo equilibrio che aiuti a salvaguardare questo nostro pianeta. In fondo è “l’unico che abbiamo”.