I PARCHI DELLA SALUTE, INCONTRO TRA VERDE E BENESSERE

Un’iniziativa sociale che mette in evidenza la relazione tra salute e natura. E il focus dell’edizione 2022 del Libro bianco del Verde.

AMBIENTE
Pamela Preschern
I PARCHI DELLA SALUTE, INCONTRO TRA VERDE E BENESSERE

Un’iniziativa sociale che mette in evidenza la relazione tra salute e natura. E il focus dell’edizione 2022 del Libro bianco del Verde.

Spazi verdi aperti a tutti, dove giocare e praticare sport in sicurezza, socializzare, imparare ma anche prendersi cura di sé stessi e dell’ambiente circostante.  Tutto questo sono i “Parchi della salute”, iniziative di natura sociale, presenti in varie parti d’Italia e d’Europa.  Si tratta di aree che incoraggiano la diffusione di uno stile di vita attivo e sano, contribuiscono a prevenire alcune patologie, a migliorare il benessere psico-fisico delle persone, a tutelare l’ambiente riducendo l’inquinamento e ad accrescere la vivibilità delle città.

Gli esempi in Italia

Tra quelli presenti sul territorio nazionale vale la pena ricordare il Parco della salute di Palermo, un progetto solidale promosso da Vivi Sano Onlus e dedicato a “Livia Morello“,  una giovane palermitana scomparsa a 18 anni per una rara cardiopatia.  Consiste in una vasta area verde attrezzata dove si svolgono eventi divulgativi, si erogano servizi di assistenza socio-sanitaria e di promozione della salute, si organizzano attività per l’integrazione culturale e il rafforzamento di una società multietnica. Nel riqualificare un’area verde pubblica un’attenzione speciale è stata dedicata alla mobilità e allo sport all’aria aperta con la presenza di zone fitness e di un campo di calcio, all’aggregazione e socializzazione di bambini, giovani e famiglie in condizioni disagiate, alla sensibilizzazione al bene comune e alla cura di spazi pubblici tramite percorsi di educazione ambientale.

In quest’iniziativa di utilità sociale a cui hanno aderito anche fondazioni, aziende sensibili sul tema della responsabilità sociale e media partner la onlus palermitana ha coinvolto associazioni che si occupano di disabilità e ha attivato collaborazioni con società scientifiche, ordini e università. Un progetto a cui chiunque può collaborare mettendo a disposizione tempo,  professionalità, impegno a favore dei più deboli.

A Genova invece un caso esemplare è quello dell’Orto Collettivo attivo dal 2015. Si tratta dell’orto urbano più grande d’Italia e da quest’anno individuato dall’Agenzia europea dell’Ambiente come modello di inclusione, capace di abbattere le diseguaglianze socio-economiche e demografiche nell’accesso ai benefici per la salute derivanti dagli spazi verdi e blu urbani in tutta l’Unione Europea. Realizzato recuperando terreni abbandonati, si rivolge sia ai residenti che possono coltivare cibo in modo sostenibile, svolgere attività all’aperto, sia ai gruppi emarginati fornendo loro l’occasione di impegnarsi con le comunità locali, promuovendo così la coesione sociale. Alla rigenerazione di un bosco abbandonato hanno collaborato circa trecento volontari tra cui disoccupati e richiedenti asilo. Oltre ai lavori pratici nell’orto urbano si tengono corsi di formazione e un sistema di scambio del lavoro con i prodotti coltivati. Recentemente Orto Collettivo si è trasformato in OrtoInMovimento con l’obiettivo di pianificare terreni privati da convertire a uso pubblico cercando di comprendere e soddisfare le esigenze dei diversi contesti territoriali nell’intera regione. Il progetto prevede varie azioni localizzate: dalla consulenza alle attività di fruizione esperienziale, passando per la diffusione e vendita, con un focus particolare sull’inclusione sociale. Imprese, liberi professionisti, associazioni del territorio, amministrazioni locali, cittadini, enti e parchi che abbiano a disposizione un terreno in stato di abbandono e desiderosi di restituirlo alla cittadinanza possono mettersi in contatto con Valentina e Francesco, referenti dell’associazione OrtoCollettivo.

Esempi in Europa

In Spagna (in particolare a Barcellona), in Norvegia e nei Paesi Bassi gli orti urbani forniscono opportunità di integrazione sociale, cibo sano e conoscenze in materia ambientale ai gruppi a basso reddito. In altre città d’Europa come Berlino, Londra e Sheffield le aree verdi urbane supportano l’inclusione sociale di emarginati e svantaggiati, funzionando come spazi in cui questi possono connettersi con altri.

A Tallinn (Estonia) e Zagabria (Croazia) per facilitare l’inclusione delle persone con disabilità ci sono i giardini terapeutici. Dal 2013 il giardino botanico della capitale estone ospita il “giardino sensoriale”,  destinato a persone con esigenze speciali, in particolare con problemi di vista, offrendo l’opportunità di toccare e gustare una varietà di piante. Il giardino terapeutico di Zagabria, sito in un ex complesso industriale, è stato realizzato per fornire l’accesso a uno spazio dedicato al giardinaggio, per promuovere l’interazione sociale e il riposo, avendo come destinatari le persone con disabilità. Nell’area è presente un parco multisensoriale dove  lavorano  esperti di giardinaggio e terapisti professionisti che conducono laboratori tematici a favore di gruppi vulnerabili.

Tornando in Italia l’attenzione ai Parchi della Salute è evidente anche nel tema dell’edizione 2022 del Libro bianco del Verde, dal titolo “La salute e il verde, il verde e la salute” dedicata, appunto, ai Parchi della Salute.

Il Libro bianco del Verde

Il Libro bianco del Verde è un progetto nato nel 2020 per promuovere il cambiamento nei modi di intendere il verde. Si tratta di una rete che comprende operatori pubblici e privati dove si condividono obiettivi, priorità, criticità, si presentano soluzioni e proposte. Ma anche di uno strumento a supporto delle Amministrazioni per ottimizzare risorse, programmare gli investimenti, accrescere la consapevolezza del valore che parchi,  giardini e aree verdi in generale determinano nella qualità delle città e nel benessere delle persone che le abitano e per  diffondere la cultura del verde e della sua cura. Promosso da Assoverde e Confagricoltura, col patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF), del Ministero della transizione ecologica (MITE), della Cultura e dell’Associazione Nazionale Comuni italiani (ANCI), vi hanno aderito Amministrazioni, Università, enti di ricerca tecnici, aziende e professionisti.

Dopo la prima edizione, che ha incluso oltre 50 contributi tecnico-scientifici sui temi della programmazione, progettazione, gestione, manutenzione e cura del verde, quella di quest’anno è ispirata al tema  dei “Parchi della Salute”. Per evidenziare che la cura del verde è anche cura della salute umana e animale, secondo un approccio globale. Alla realizzazione dei Parchi della Salute collaborano l’Istituto Superiore di Sanità ed il CREA, che ha incluso nei Tavoli di lavoro medici, psicologi, ricercatori ed esperti del mondo medico-sanitario insieme a docenti universitari, tecnici delle Amministrazioni, progettisti ed operatori del settore del Verde coordinati da Assoverde e Confagricoltura.

Nei due ambiti -quello medico e accademico- si sta lavorando congiuntamente per definire requisiti e parametri  dei “Parchi della Salute” nelle loro varie accezioni (parchi e giardini pubblici, aree verdi adiacenti aree commerciali, nelle scuole, nelle strutture ospedaliere, nelle case di cura e di riposo, ecc.). Si vogliono mettere in rete competenze e conoscenze eterogenee per determinare indicatori quantitativi e qualitativi certi e misurabili, utili a valutare l’efficacia dell’intervento per categoria di prodotto e di utenza.

Sono chiamati a condividere e sostenere questo obiettivo ambizioso aziende, professionisti, enti pubblici e privati come sponsor nelle diverse attività di produzione e diffusione del prodotto editoriale e di organizzazione e di eventi di presentazione a livello sia nazionale che regionale. Creare spazi verdi inclusivi che offrano benefici alle diverse categorie, in particolare di quelle svantaggiate, dovrebbe essere un obiettivo integrato nella pianificazione urbana e nello sviluppo abitativo delle città, come sottolineato dall’Agenzia europea per l’Ambiente (EEA). Perché la partecipazione ampia nell’organizzazione dello spazio verde in città favorisce il benessere e la qualità di vita di tutti.