Secondo un nuovo studio, pubblicato recentemente sulla rivista Plos Biology ed effettuato da un team di ricercatori dell’Università delle Hawaii a Manoa, entro il 2035 la metà delle barriere coralline del mondo sarà danneggiata da stress ambientali, prima dunque di quanti altri studi avevano previsto fin ad ora.
“Se il cambiamento climatico continua senza sosta, le barriere coralline in diverse regioni dovranno affrontare diversi rischi e metà di esse saranno a rischio entro i prossimi 13 anni”, affermano i ricercatori con parole pesanti come macigni.
Se pensiamo solo a un driver di stress, come ad esempio l’acidificazione degli oceani o la temperatura superficiale del mare, il deterioramento delle barriere avverrà più tardi. Ma sappiamo bene che purtroppo, non è una situazione realistica.
Dalla ricerca emerge che i coralli, queste grandi colonie di organismi marini, senza dubbio si caratterizzano per una certa resistenza, ma le condizioni estreme a cui li esponiamo giornalmente determineranno il superamento dei limiti di tolleranza, andando incontro alla distruzione di uno degli ecosistemi più importanti del nostro pianeta.
Lo studio e i risultati
A determinare i serissimi pericoli cui sono esposte le barriere coralline sono stati i tre scienziati Renée O. Setter, Erik C. Franklin e Camillo Mora del Dipartimento di Geografia e Ambiente dell’Università delle Hawaii di Manoa. I ricercatori sono arrivati alle loro conclusioni dopo essersi avvalsi di un modello sperimentale.
Per proiettare l’impatto della crisi climatica sulle barriere coralline di tutto il mondo, gli scienziati hanno usato i modelli previsionali CMIP5 per simulare lo sviluppo di 5 fattori di stress ambientale (acidificazione, temperatura superficiale delle acque, tempeste tropicali, uso dei terreni e andamento della popolazione umana) da scenari storici fino al 2100.

La ricerca ha determinato che in uno scenario coerente con quello di oggi, mediamente la data fissata in cui le condizioni diventano insopportabili per i reef se si guarda un singolo fattore di stress è il 2050. Se invece, ne prendiamo in considerazione più di uno, la data si sposta drasticamente al 2035. In ogni caso, entro il 2055 virtualmente tutte le barriere coralline si troveranno a dover far fronte a una condizione inaccettabile perlomeno per uno dei 5 fattori di stress.
“Sebbene gli impatti negativi dei cambiamenti climatici sulle barriere coralline siano ben noti, questa ricerca dimostra che in realtà sono peggiori del previsto a causa di un’ampia combinazione di fattori di stress indotti dai cambiamenti climatici”, ha dichiarato Renee Setter, l’autrice principale dello studio.
Questi ecosistemi soffrono anche nello scenario migliore, contrassegnato da una forte mitigazione delle emissioni di gas serra. Le proiezioni sostengono che il 41% delle barriere coralline globali si troverà in condizioni non idonee entro il 2100 a causa di uno qualsiasi dei 5 fattori. Ma se si prendono tutti i fattori congiuntamente, la percentuale dei reef a rischio a fine secolo sale fino al 64%.
“Sappiamo che i coralli sono vulnerabili all’aumento delle temperature della superficie del mare e alle ondate di caldo marine dovute ai cambiamenti climatici. Ma è importante includere l’impatto antropogenico completo e numerosi fattori di stress a cui sono esposte le barriere coralline per avere un’idea migliore dei rischi complessivi per questi ecosistemi. Ciò ha grandi implicazioni per le nostre barriere coralline hawaiane locali che sono fondamentali per la biodiversità, la cultura, la pesca e il turismo locali”, ha aggiunto Erik Franklin, coautore dello studio.
Il lavoro dei ricercatori non si ferma qui
Le barriere coralline sono formate da innumerevoli specie differenti e tra queste ne esistono alcune con una maggiore capacità di resilienza rispetto ad altre; è dunque, ipotizzabile che alcune di queste specie riescano in qualche modo a sopravvivere meglio di altre.
Ma questa speranza non mette in secondo piano il fatto che i fattori di stress provocano gravi perdite a questi ecosistemi fondamentali per la biodiversità, per le risorse che offrono e per la protezione delle coste, e una volta danneggiati non potranno mai tornare quelli di prima.
Il gruppo di ricerca è pronto a continuare il lavoro. Gli studiosi, infatti, hanno intenzione di analizzare più da vicino come i cambiamenti climatici influenzeranno le singole specie di corallo.
Grazie a questi prossimi passi, potranno scoprire quali sono le specie con maggiori probabilità di sopravvivere alle condizioni inadatte e quali invece, possono essere più vulnerabili, cercando soluzioni alternative all’estinzione di massa di questi organismi.
