ALLERGIE, POLLINI NEMICI ANCHE IN INVERNO

Il cambiamento climatico prolunga i tempi di pollinazione determinando problemi ai soggetti allergici. I sintomi potrebbero essere presenti per tutto l’anno.

SALUTE
Maria Grazia Ardito
ALLERGIE, POLLINI NEMICI ANCHE IN INVERNO

Il cambiamento climatico prolunga i tempi di pollinazione determinando problemi ai soggetti allergici. I sintomi potrebbero essere presenti per tutto l’anno.

L’allergia ai pollini, chiamata solitamente raffreddore da fieno, è una condizione molto diffusa che si manifesta, o meglio si manifestava, soprattutto in primavera e in estate. La pollinosi, infatti, è un’allergopatia, finora definita a “ricorrenza stagionale”.

Le reazioni allergiche vengono provocate dai pollini, i granuli pollinici si depositano sulle mucose delle vie respiratorie e, il sistema immunitario interviene con la liberazione e produzione di mediatori chimici pro-infiammatori. Il risultato è la comparsa di sintomi come rinite, congiuntivite, tosse e asma bronchiale.

Brutte notizie però per i circa 10 milioni di italiani che ne soffrono, perché sono sparite le “basse stagioni”. Se la passeggiata primaverile è fonte di starnuti, occhi rossi, naso che cola, così da diventare proibitiva, il periodo autunnale potrebbe risultare quasi peggiore. I calendari climatici infatti hanno modificato, quasi stravolto il calendario dei pollini, anticipando la pollinazione primaverile e prolungando quella invernale. Ma non solo. Si sta determinando anche la diffusione di “allergeni” fuori stagione.

L’allerta arriva dal congresso della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC), tenutosi a Verona nei giorni scorsi, dove gli specialisti si sono confrontati sugli effetti dei cambiamenti climatici che hanno portato ad una estensione nel tempo e a un aggravamento delle pollinosi che oggi possono durare per tutti i 12 mesi.

L’aumento delle temperature, sostengono, sta influenzando la pollinazione, così da concentrare la fioritura anche in autunno, con un rilascio di polline sempre più abbondante. Gli esperti prevedono che nell’arco di pochi decenni si potrebbe verificare un aumento del 200% della quantità di polline rilasciato dalle piante. Inoltre, le rilevazioni effettuate dalle reti di monitoraggio dei pollini aerodiffusi nell’atmosfera, negli ultimi 30 anni, mostrano evidenti cambiamenti.

Ad esempio la parietaria, in Italia e in tutto il Meditarraneo, e l’ambrosia, nel Nord Italia e in tutto il centro Europa, mostrano un allungamento della loro stagione di pollinazione.  La parietaria resta quasi tutto l’anno e libera polline fino a tutto settembre e ottobre. L’ambrosia, invece, comincia a fiorire a luglio e, sempre con la complicità del caldo, continua anche in autunno.

“Questo comporta che le stagioni dei pollini delle diverse piante sono destinate ad emergere in contemporanea: se una volta si iniziava ad esempio con i pollini da cipresso e solo in un secondo momento arrivava la betulla, in futuro le ondate di calore avverranno contemporaneamente nelle stesse settimane” sottolinea Gianrico Senna, presidente della SIAAIC e professore di Malattie Respiratorie all’Università di Verona.

A conferma anche una ricerca, Projected climate-driven changes in pollen emission season length and magnitude over the continental United States, pubblicata sulla rivista Nature Communications e condotta negli Stati Uniti, che ha studiato l’effetto dei cambiamenti climatici su15 tra piante erbacee e alberi, particolarmente allergenici.

Lo studio mostra uno scenario in cui la stagione critica per questo tipo di allergie, oltre a iniziare 40 giorni prima in primavera, si prolunga anche di 19 giorni in più rispetto ad ora, a fine estate o in autunno. È ormai innegabile che i cambiamenti climatici stanno avendo effetti non solo sulla durata delle malattie allergiche da pollini, ma anche sulla loro intensità, con più abbondante carico pollinico e sintomi peggiori” ha spiegato il professor Senna.

Gli allergologi raccomandano comunque di rivolgersi sempre allo specialista prima di procedere con i farmaci. “Sia le terapie con gli antistaminici, efficaci per gli starnuti e il naso che cola, sia quelle con i cortisonici per via inalatoria contro le ostruzioni nasali, non presentano particolari controindicazioni – chiarisce Senna – Ma è comunque fondamentale che a prescriverli sia il medico con cui valutare anche la possibilità di ricorrere all’immunoterapia allergene specifica”.