ORTE, LO STORICO BORGO A GUARDIA DEL TEVERE

Un giro per i vicoli pittoreschi di una cittadina laziale dalle mille sorprese. Un gioiello da scoprire in un’avventura nel cuore verde d’Italia.

TURISMO
Redazione
ORTE, LO STORICO BORGO A GUARDIA DEL TEVERE

Un giro per i vicoli pittoreschi di una cittadina laziale dalle mille sorprese. Un gioiello da scoprire in un’avventura nel cuore verde d’Italia.

Orte, antichissimo abitato dalle origini etrusche, trova pieno sviluppo grazie alla realizzazione della via Amerina nel 240 a.C. rimanendo per secoli il luogo di attraversamento del Tevere a nord di Roma.
E proprio nella centralità della Valle del Tevere e nella possibilità di controllo, dall’alta collina tufacea, delle strade sottostanti che Orte trarrà la propria importanza dal punto di vista logistico e strategico, come accesso primario alla Capitale.
Contesa tra Bizantini e Longobardi come roccaforte nella strada per Ravenna, conobbe anche una parentesi araba per poi essere riconquistata e conoscere, attorno al XII secolo, uno dei periodi più fiorenti della sua storia, dovuto al controllo del tratto di Tevere ad essa adiacente.
L’importanza come punto cruciale di comunicazione verrà confermata  anche in epoca moderna dallo snodo ferroviario e dall’accesso autostradale.

Una particolarità dell’abitato è sicuramente la parte ipogea, la cosiddetta Orte Sotterranea, visitabile anche tramite un’associazione culturale locale,  che permette di scendere nel cuore della cittadina scoprendone la parte più nascosta.
All’interno dello sperone infatti sono state ricavate la rete di rifornimento idrico (cunicoli, cisterne, pozzi) e di evacuazione delle acque reflue, oltre che diversi spazi per la conservazione di alimenti, il riposo degli animali e diversi laboratori artigianali (per la lavorazione di lana e canapa).
Orte riceveva acqua grazie all’antico acquedotto, datato addirittura al V secolo a.C. , il quale terminava nella splendida Fontana Ipogea, monumentalizzata come il resto della città in epoca augustea. Ancora oggi si possono osservare sulle lastre di rivestimento i segni delle brocche delle donne che per secoli si sono dirette alla fonte per approvvigionarsi d’acqua.

Ma la bellezza dell’abitato laziale non consiste solo nella sua parte nascosta nelle viscere tufacee, bensì anche nelle antiche porte di accesso come la “Porta del Vascellaro”, sormontata dallo stemma del triregno papale, che dava accesso all’omonima contrada segnata dall’attività dei vasai oppure la Porta di San Cesareo, costruita nel 1449 a seguito della ribellione degli Ortani contro la tirannia di Antonio Colonna e la distruzione della Rocca medievale simbolo di potere della famiglia romana.
Questa porta costituiva anche il collegamento diretto col ponte di attraversamento del Tevere, sui cui l’antico castello affacciava come guardia.

Proprio tra le piccole piazze della Rocca, (chiamate “le due stelle” per la seduta centrale a forma di stella), sorge il Palazzo Alberti, caratterizzato da una linea elegante ispirata al mondo classico.
Al piano nobile si può ammirare un elegante ciclo d’affreschi del XVII – XVIII secolo, di cui uno rappresenta la rocca nella sua veste originale.
Originari di Arezzo, gli Alberti erano una delle famiglie più potenti di Orte ed il palazzo, tra i pochi in città ad aver conservato inalterato l’aspetto originale, venne edificato a fine ‘500 come simbolo di potenza dinastica.
Dietro il severo portale si cela la splendida scala a spirale, che gli Ortani attribuiscono al Vignola, ma che probabilmente è opera della sua scuola.
I sotterranei del Palazzo, che in età rinascimentale vennero usati per tingere la lana, ospitano grandi colombaie rupestri per l‘allevamento dei piccioni ad uso alimentare. In realtà nella cittadina laziale la pratica di allevare le colombe è documentata sin dai tempi più antichi ed era giustificata dall’alto prezzo di questi animali sul mercato.

Un momento buono per visitare la città è sicuramente in occasione della processione del Venerdì Santo o del Cristo Morto.

La leggenda narra che quella di Orte sia la più antica processione d’Italia: le Confraternite Riunite di Orte portano avanti questa tradizione che dal 1200 sostanzialmente non ha cambiato forma.
I Cirenei, a piedi scalzi e cinti di catene, si danno appuntamento il pomeriggio del venerdì santo nel centro storico e iniziano il trasporto, in giro per la città, di una croce assai pesante, simbolo di espiazione dei peccati. Conclude la rievocazione della Passione di Cristo, la distribuzione di pane tra i partecipanti, che precede la deposizione di Gesù. Orte da millenni sorveglia il corso del Fiume ed offre al visitatore un insieme di storia, natura e gastronomia capace di far rivivere il sogno di un’epoca passata.