IL RIUSO DELLE RETI DA PESCA ABBANDONATE

Monitoraggio, censimento, raccolta e avvio al riciclo delle attrezzature da pesca lasciate in mare, questi gli obiettivi dell’iniziativa ISPRA.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
IL RIUSO DELLE RETI DA PESCA ABBANDONATE

Monitoraggio, censimento, raccolta e avvio al riciclo delle attrezzature da pesca lasciate in mare, questi gli obiettivi dell’iniziativa ISPRA.

I nostri mari sono diventati ormai, un ricettacolo di qualsiasi cosa, dalla plastica agli oggetti abbandonati, dai rifiuti del pranzo in spiaggia agli scarti aziendali.
La vita laggiù è diventata alquanto difficoltosa per tutti. Sappiamo che purtroppo, lo stato scadente degli ecosistemi incide direttamente su molti animali e piante acquatiche, influisce su tutte le specie e anche sugli esseri umani che dipendono dall’acqua pulita.
Lo stato pietosi dei mari europei ha svariate cause: la pesca eccessiva, i cambiamenti climatici, l’alterazione degli habitat, l’inquinamento da sostanze chimiche e infine l’inquinamento da resti abbandonati delle attrezzature da pesca.
È proprio di quest’ultimo tipo di inquinamento che si sta occupando ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), da sempre impegnata nella tutela dell’ambiente attraverso molteplici progetti.

Mo.Ri.net

Da febbraio di quest’anno ha preso il largo un programma innovativo, che cerca di risolvere il problema dei rifiuti in mare a partire dagli attrezzi da pesca persi o abbandonati e coinvolge anche gli attori diretti, ovvero i pescatori.

Si chiama Mo.Ri.net (Monitoraggio, censimento, raccolta e avvio al Riciclo delle reti fantasma: i pescatori protagonisti della salvaguardia del mare), l’iniziativa lanciata da Ispra insieme al consorzio Polieco partner con l’Università degli studi di Siena, il Parco nazionale dell’Asinara – Area marina protetta Isola dell’Asinara, il Comune di Villasmius – Area marina protetta Carbonara e si svolgerà all’interno e all’esterno delle aree marine protette di queste due zone, con una durata di 18 mesi.

“Il progetto punta a promuovere una buona prassi, partendo dal coinvolgimento attivo dei pescatori, che hanno un ruolo chiave nel recupero dei rifiuti marini. L’iniziativa consentirà di avere indicazioni importanti sulle caratteristiche dei rifiuti pescati in mare, ma promuoverà soprattutto la costruzione di una filiera virtuosa che potrà diventare modello da replicare, attraverso il crescente coinvolgimento del mondo della ricerca e dell’impresa”, ha affermato la direttrice del Polieco Claudia Salvestrini.

Le tre fasi del progetto

Sono stati stabiliti tre stadi per portare avanti questo programma.
Nella prima fase, è stata avviata una campagna di indagine sulla nave oceanografica Astrea, attraverso l’impiego di un ecoscandaglio multi-fascio (multibeam) e di un veicolo sottomarino a controllo remoto (Remotely Operated Vehicle, ROV) per la descrizione, a livello di biodiversità, delle due aree soggette a protezione e delle aree limitrofe, descrivendo le popolazioni presenti e indicando habitat, specie protette, zone di valore e di importanza conservazionistica. Contemporaneamente, sono stati determinati il numero, la tipologia e la densità dei rifiuti marini per una prima valutazione dell’impatto di questi sulle comunità presenti.
Sono state effettuate inoltre, biopsie cutanee di mammiferi marini, per stimare i possibili effetti tossicologici legati ai rifiuti galleggianti.

La seconda fase riguarda invece la rimozione dei rifiuti precedentemente identificati e geolocalizzati. Il recupero avverrà, sia attraverso campagne ad hoc, sia a bordo di pescherecci con il contributo dei pescatori che, sensibilizzati sulla problematica e incentivati dalla possibilità di ottenere un marchio di qualità, si presteranno alla raccolta durante le loro normali attività di pesca.

La terza e ultima fase si occuperà di gestire tutto il materiale raccolto, avviando il processo di riciclo e valorizzazione, seguirà poi la redazione di una guida operativa sulle modalità di stoccaggio dei materiali raccolti dalle imbarcazioni da pesca e sulle modalità di conferimento degli stessi in aree attrezzate.
Questo progetto apporta un contributo tangibile alla problematica dei rifiuti marini, sia quelli galleggianti sia quelli depositati sui fondali, responsabili di un impatto ambientale diretto e molto grave nei confronti dell’ecosistema e di habitat e specie protette. Inoltre, l’attività di divulgazione e sensibilizzazione di tutte le parti coinvolte aumenta sicuramente la consapevolezza verso un ambiente sempre più da proteggere e non da distruggere.