Non è una novità che l’uomo tragga un beneficio ancestrale dalla natura e dalle meraviglie della flora. Anche perché fin dalla sua comparsa sulla terra, la specie umana ha trascorso il 99,5 per cento del proprio tempo evolutivo in ambienti totalmente naturali. Prima degli anni ’80, però, non era mai stata classificata, quantificata e certificata l’attività proficua dell’interazione uomo-natura, anche solo passiva.
Sono stati i giapponesi a tradurre il tutto in materia di studio: è nato così lo Shinrin-yoku, letteralmente la scienza del “trarre giovamento dall’atmosfera della foresta”.
Secondo gli studi dell’immunologo Qing Li, fondatore della Società Giapponese di Medicina Forestale, l’attività delle cellule NK, Natural Killer
– globuli bianchi coinvolti sia nelle risposte immunitarie innate sia nell’immunità acquisita – aumenta in un individuo, dopo aver trascorso anche una sola ora in un bosco; le concentrazioni di cortisolo diminuiscono, e così la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna.
Il merito potrebbe essere attribuibile ai fitoncidi, oli essenziali che gli alberi, attraverso il legno, rilasciano per proteggersi dal marciume e dagli insetti. E anche i monoterpeni, biomolecole presenti in quantità variabili in alcune parti delle piante – che li utilizzano come difesa contro predatori, batteri, funghi e virus, oltre che per il controllo della crescita di altre piante in competizione. Sono inoltre i principali responsabili dell’odore delle foglie e dei fiori. E il loro assorbimento attraverso la pelle e le mucose è semplice e questo permette di apportare benefici all’organismo stimolando positivamente le difese immunitarie, effetti espettoranti e decongestionanti, digestivi, azione antisettica, antispastica, analgesica. Ma non basta il contesto naturale a favorire l’assorbimento ottimale di monoterpeni, così come la predisposizione psicologica a riceverne i benefici. Alcuni ambienti, come le faggete ad esempio sono particolarmente adatti allo scopo. Altri, pur presentando un’abbondante vegetazione, non risultano invece utili. Altri ancora, sempre rimanendo nel contesto naturale, posso addirittura provocare un vero e proprio disagio. L’azione benefica della natura sugli individui quindi non è affatto di tipo psicologico, o almeno non soltanto. Non si tratta di autosuggestione. Il condizionamento psicologico, chiaramente, esiste, ma il modo in cui le piante ci fanno bene (il come, appunto) non si esaurisce nell’ambito psichico ma ha un impatto biochimico sul nostro corpo.

È straordinario come monitorando l’attività elettromagnetica di piante e alberi, per verificarne la risonanza e gli effetti sull’uomo, si sia scoperto che un bosco di faggi dunque possa influire efficacemente, meglio di un farmaco, sul benessere globale.
Praticare lo Shinrin-yoku è alla portata di tutti, e l’efficacia è dimostrata: in Giappone, addirittura, esiste un programma sanitario dedicato, per incentivare le attività immersi nella natura, anche solo di un parco cittadino. Una terapia importata anche negli Stati Uniti col nome di forest bathing.
Per un vero “bagno” nel bosco, occorre:
- avere a disposizione un paio d’ore di tempo libero
- respirare profondamente, usando il diaframma come si fa nello yoga
- concentrarsi su tutti gli aromi del bosco
- ascoltare i suoni della natura
- contemplare tutte le diverse sfumature del fogliame
- stimolare il tatto toccando la corteccia degli alberi
Per approfondire:
Shinrin-yoku. Immergersi nei boschi. Il metodo giapponese per coltivare la felicità e vivere più a lungo – Autore: Qing Li – Editore: Rizzoli
Shinrin-yoku. La teoria giapponese del bagno nella foresta per ritrovare il proprio equilibrio – Autore: Yoshifumi Miyazaki – Editore: Gribaudo
