LA BIOMASSA NATURALE SUPERATA DALLE COSTRUZIONI UMANE

Palazzi, strade, oggetti di ogni genere col loro peso hanno superato quello dell’intera biomassa terrestre, secondo uno studio pubblicato su Nature.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
LA BIOMASSA NATURALE SUPERATA DALLE COSTRUZIONI UMANE

Palazzi, strade, oggetti di ogni genere col loro peso hanno superato quello dell’intera biomassa terrestre, secondo uno studio pubblicato su Nature.

La massa di tutti i manufatti artificiali realizzati dall’uomo ha superato la biomassa naturale, già dal 2020. Infatti, se da un secolo a questa parte la massa antropogenica, ovvero quella composta da oggetti inanimati, raddoppia in media ogni venti anni, soprattutto dagli anni 50 del secolo scorso si è notata una forte accelerazione, diventata febbrile in questi primi anni del terzo millennio.

Ci dicono i ricercatori dell’Istituto Weizmann di Israele, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature, che, ormai, per ogni essere umano vivente, la massa di oggetti prodotti equivale a più del proprio peso corporeo. Ogni anno, la produzione umana supera i 30 miliardi di tonnellate, ma al contrario del secolo scorso, la biomassa naturale, composta dalla massa di tutti gli organismi viventi, dalle sequoie ai miliardi di microbi che vivono in ogni manciata di terreno, risulta stabile sulla terra.

Non solo, si aggiunga che circa 1 milione di specie rischia l’estinzione e i tassi di scomparsa sono tra le 100 e le 1000 volte più rapidi tra quelli naturali.  E se nel 1970 la terra era abitata da 4 miliardi di persone, oggi i “terrestri” sono raddoppiati raggiungendo i circa 8 miliardi.

Negli stessi anni 50, come dimostra l’ultimo Living Planet Report, l’abbondanza delle popolazioni selvatiche di vertebrati, mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci, è crollata in media del 69%. Ipoteticamente mettendo sul piatto della bilancia tutti gli uccelli viventi, il 70% del peso sarebbe dato da pollame e altre specie domestiche allevate per i nostri consumi, gli uccelli selvatici sarebbero appena il 30%. Ancora peggio andrebbe per la misurazione dei mammiferi: il 60% del loro peso sarebbe dato da animali da allevamento, il 36% dagli esseri umani e solo il 4% da mammiferi selvaggi. Ma il tutto è reso più grave dalla nostra attuale impronta ecologica che supera di ben il 75% la capacità della Terra di generare risorse e assorbire i nostri scarti. Questo ha un solo possibile significato: viviamo come se avessimo a disposizione quasi 2 pianeti.

Tra le cause della distruzione che ci contorna ci sono il sovrasfruttamento delle specie animali e vegetali; l’inquinamento, dai pesticidi alla plastica all’accumulo di fertilizzanti a base di azoto e fosforo. E un ruolo sempre più rilevante è poi quello giocato dal cambiamento climatico, a opera del quale rischiamo di perdere oltre il 75% delle specie esistenti, in diverse aree ed ecosistemi.

Ultima, ma attualissima, minaccia esistente, più subdola e nascosta, è rappresentata dalle specie aliene invasive e dai patogeni, che l’uomo ha deliberatamente o inavvertitamente trasportato da un continente all’altro, alterando equilibri millenari.

Per invertire la rotta servono cambiamenti radicali, economici e sociali, ma anche tecnologici, di produzione e consumo. Fondamentale comunque è sforzarsi di conservare la natura rimasta e rigenerare quella distrutta, sfruttando al meglio le soluzioni basate su metodi naturali.