Lasciata Perugia e percorsi circa 35 km in direzione nord, verso Città della Pieve, un bivio ci conduce, dopo aver superato il paese di Piegaro per ulteriori 7 km a Monteleone d’ Orvieto, comune di circa 1300 abitanti. Sotto l’ aspetto meramente territoriale ricade in provincia di Terni ma in realtà è tutt’ uno con le province di Perugia, dalla quale è separato dai comuni di Piegaro e Città della Pieve e quella di Siena, in particolare per la vicinanza con la Valdichiana e la città di Chiusi
L’ essere incastonata tra vari territori rende il suo territorio davvero privilegiato sotto l’ aspetto geografico e paesaggistico. Infatti come ha avuto modo di definirlo, Flavia Miluzzi, giovane monteleonese, nella guida turistica del borgo datata 2020, Monteleone è una vera e propria terrazza sul mondo.Infatti dal Belvedere del Torrione è possibile ammirare in tutta la sua bellezza la vallata circostante fino ad ampliare lo sguardo ai monti Cetona e Amiata.
Da Castrum Monti Lionis a Monteleone
Il borgo nell’ anno di nascita, databile nell’ 1052 si presenta nelle vesti di un castello di Orvieto con funzione difensiva dell’ area circostante, che si estendeva da Città della Pieve alla Valdichiana con Chiusi. L’ origine del nome è dibattuta, ma due sembrano essere le ipotesi maggiormente accreditate. La prima è legata alla posizione difensiva del castello che come un leone disteso lungo un altura sovrasta la vallata, mentre la seconda al passaggio di Papa Leone IX.
Legame con il territorio orvietano che è facilmente riscontrabile non solo toponimo ma anche nella storia. Infatti la costruzione del castello, datata nel primo secolo dell’ anno mille, si deve proprio agli orvietani, per così dire attratti dal fatto che il paese pur essendo piccolo, fosse situato al centro di importanti vie di comunicazione di collegamento con Perugia e i comuni di confine della provincia, basti pensare non solo a Città della Pieve ma anche a Piegaro, Panicale e Paciano, ma anche alla vicinanza con la Valdichiana senese fino ad avere il controllo con la confinante provincia di Viterbo, in particolare con il comune di Acquapendente.
Dominazione orvietana che permane fino al 1373, quando il vescovo di Lorena, a quel tempo chiamato Turenna, in seguito ceduta al conte Ugolino da Montemarte per essere ceduto nel 1398 da Papa Bonifacio IX al conte Francesco di Montemarte da Corbara al prezzo di un falcone da pagare il 29 giugno, giorno di San Pietro. Nell’ impossibilità di proseguire la discendenza il feudo passa dai Montemarte a Bartolomeo Sisto della Rovere e in successivamente è riconquistato da Orvieto che nel 1480 lo ricompra per 4 mila ducati d’ oro.
La Contessa Manfilia, della casata dei Conti di Montemarte, moglie di Bandino Bandini di Città della Pieve ne rivendica i diritti e da lì i Bandini invadono l’ orvietano, scaturisce una guerra che si conclude nel 1497 con la firma della pace di Monteleone.
Altra data importante è il 1643 quando durante la guerra di Castro combattuta tra i Papa e i Farnese, i fiorentini alleati di quest’ ultimi saccheggiano e distruggono Monteleone, che di fatto perde la conformazione originaria di castello. Fino alla fine del 1700 il comune vive un periodo di stagnazione e dal 1800 è sotto la denominazione francese prima e dello stato pontificio in seguito.
Nel 1738 vengono traslati i resti di quello che oggi è il patrono, Teodoro

Facciamo quattro passi per il borgo
Il borgo è racchiuso tra presenza di due porte, quella nord punto di ingresso sia che si provenga da Perugia, da Orvieto o dalla Valdichiana dalla quale in passato si accedeva ad una torre, parte integrante delle mura di protezione al castello e conduceva all’ attuale corso Vittorio Emanuele II e quella sud che conduce alle campagne paesane.
Tra le architetture visibili lungo corso Vittorio Emanuele II, strada principale del borgo troviamo la chiesa della Santissima Annunziata e la chiesa parrocchiale degli apostoli Pietro e Paolo, quest’ ultima famosa principalmente per il fatto di custodire al suo interno una pala d’ altare attribuita alla bottega di Pietro Perugino. La pala raffigura la Madonna in trono con il bambino tra gli angeli e gli apostoli Pietro con il mano le chiavi e Paolo con la spada e il libro.
Dopo la chiesa troviamo piazza Cavour, dove è presente un caratteristico pozzo medioevale, ricostruito negli anni ottanta del secolo scorso con i laterizi di cui era ricco il paese. Lasciata la piazza si incontra l’ attuale piazza Pietro Bilancini o fino agli anni ottanta denominata dell’ orologio. Le due denominazioni fanno riferimento allo storico monteleonese, e alla presenza della torre dell’ orologio, datata 1888 e costruita alla pari del pozzo di piazza Cavour e abitazioni private del paese con i laterizi locali. Torre dell’ orologio che riporta il leone, simbolo del paese. Al termine della piazza, è possibile visitare la biblioteca comunale dove è custodito il centro di documentazione Attilio Parelli.
Proseguendo si giunge alla porta sud che a differenza della già citata porta nord conduce alle campagne paesane.
Altro luogo fondamentale del paese è piazza del municipio, dove come è facile intuire insiste la massima istituzione politica del borgo e il Tetro dei Rustici, datato 1700, che con i suoi 96 posti ne fanno uno dei più piccoli non solo dell’ Umbria ma anche d’ Italia, insieme al teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio, vicino Todi che conta 99 posti.
L’ ulteriore prosecuzione nel borgo ci permette di individuare frammenti murari dell’ antico castello, e l’ unico forno di comunità, situato proprio in via del forno. Se vogliamo godere della vista sulla vallata circostante dobbiamo recarci in Piazza del Torrione, che deve il nome al muraglione di fine ottocento posto a sostegno del terreno, particolarmente scosceso e dove in precedenza erano presenti le mura di cinta.
Elemento che ha caratterizzato il borgo dal XIV secolo fino al 1950 è stata la presenza di fornaci per la produzione di laterizi, ad oggi andata perduta, ma di cui è possibile rinvenirne la presenza nelle architetture. Altra importante produzione è stata quella vetraria, come dimostra la nascita nel 1310 di una fabbrica vetraria per le tessere a mosaico necessarie per la decorazione del duomo di Orvieto.
Il dilemma dell’ attribuzione al Perugino della pala presente nella collegiata di San Pietro e Paolo
Il vero tesoro artistico custodito a Monteleone d’ Orvieto è la già citata pala presente nella chiesa di San Pietro e Paolo soprattutto per la presunta attribuzione a Pietro di Cristoforo Vannucci, meglio conosciuto come il Perugino, originario della vicina Città della Pieve e del quale nel 2023, quest’ anno, ricorrono i 500 anni dalla morte.
Naturalmente la vicinanza con Città della Pieve e con il fatto che il Perugino gravitasse su Perugia dove aveva una fiorente bottega, avvalora l’ ipotesi che anche a Monteleone potesse trovarsi un opera del celebre pittore. Sapere che all’ interno di una chiesa di un piccolo comune come Monteleone sia custodita un opera di un pittore insigne quale il Perugino, o quanto meno di un suo allievo, costituisce un vanto per l’ intera comunità oltre suscitare l’ interesse di storici dell’ arte e restauratori.
Pala la cui attribuzione ha dato origine nel corso dei gli ultimi due secoli a dibattiti su chi ne fosse l’ autore, non a caso possiamo parlare di un vero e proprio dilemma. In una monografia del 2020 del giovane storico dell’ arte perugino, Francesco Piagnani, vengono citate le diverse ipotesi che a partire da inizi 800 avvalorerebbero come la pala si opera del perugino, quanto meno della sua bottega. Primi esempi in questo senso si fanno risalire a Baldassarre Orsini e Antonio Mezzanotte, rispettivamente storico dell’ arte e letterato entrambi Perugini. Il primo in particolare nell’ opera “vita elogio e memorie dell’ egregio pittore Pietro Perugino e degli scolari di esso “del 1804” ne attesta la presenza proprio nella collegiata di Monteleone.
Ad attribuire il dipinto al divin pittore Pievese, la Commissione Artistica per la Provincia dell’ Umbria, con Mariano Guardabassi, Luigi Carattoli e Giovan Battista Rossi Scotti, come dimostrerà proprio il Guardabassi nell’ opera “indice e guida dei monumenti pagani e cristiani del 1872”. Nel secolo scorso invece si è cominciato a mettere in discussione l’attribuzione alla mano del Perugino e ad avvalorare l’ ipotesi, sicuramente più credibile che l’ opera fosse comunque di provenienza della bottega perugina del pittore.
Difficoltà di attribuzione dovuta anche allo stato di non perfetta conservazione nel quale versa l’ opera a causa dei diversi tentativi di restauro mal riusciti succedutisi nel tempo. In particolare quello del pittore mantovano Francesco Rebagli che riceve nel 1821 dall’ allora Priore della collegiata monteleonese Foppiani una somma in denaro per aver restaurato l’ opera, pur con un risultato fortemente deludente, addirittura dannoso per l’ opera.
Il dibattito sull’ attribuzione dell’ opera al pittore pievese ha comunque stimolato la curiosità di monteleonesi e non, con l’ auspicio del comune ma non solo che una volta reperiti fondi necessari sia oggetto di un doveroso e attento restauro. Inoltre la presenza dell’ opera inserisce il borgo, in un ideale percorso alla scoperta del pittore, da Perugia a Città della Pieve

Monteleone non solo arte e cultura, ma anche sapori e tradizioni.
Il paese pur essendo ai margini del turismo di massa, l’ estrema vitalità della popolazione e per l’ attaccamento a storia e tradizioni locali, nel corso degli anni hanno permessi di creare un ricco cartellone di eventi storico – artistici, enogastronomicie di riscoperta delle tradizioni che vedono il clou tra giugno e settembre
Il territorio monteleonese ha ancora oggi una importante vocazione agricola e ai prodotti del territorio, come dimostrano le numerose aziende agricole e gli agriturismi sparsi una attenzione alla valorizzazione di alcuni prodotti locali. Tra questi alcuni come ad esempio la pera monteleonese, varietà a rischio di estinzione, lo zafferano di Città della Pieve, la cui coltivazione è diffusa anche nei comuni limitrofi, le lumachelle e gli umbrichelli, tipo di pasta fatta a mano, simili a formati più conosciuti come strangozzi e pici. hanno ricevuto una particolare denominazione, De.co, Denominazione di Origine Comunale tipo di pasta fatta a mano, simili a formati più conosciuti come strangozzi e pici.
Numerose le manifestazioni che caratterizzano il borgo e le sue frazioni durante il corso dell’ anno con il periodo più denso di eventi è senz’ altro il mese di agosto con la rimpatriata durante la quale vengono organizzate la sagra degli umbrichelli, il corteo storico e il palio del carro, quest’ ultimi due eventi in programma il 16 agosto.
Speriamo, anche se in maniera purtroppo non esaustiva, di aver instillato quella sana curiosità che possa condurre chiunque lo desideri a visitare un paese che seppur piccolo racchiude al suo interno importanti esempi di arte, storia e tradizioni.
Per maggiori informazioni :
comune.monteleone.tr.it/turismo/chiese-e-monumenti/
comune.monteleone.tr.it/turismo/slow-food/
