A Trento, il nuovo “Taxi Urbano” autonomo

Nei prossimi dieci anni l’obbiettivo è coprire l’intera area metropolitana di Trento con 6000 autobus autonomi

APPROFONDIMENTO
Andrea Maddalosso
A Trento, il nuovo “Taxi Urbano” autonomo

Nei prossimi dieci anni l’obbiettivo è coprire l’intera area metropolitana di Trento con 6000 autobus autonomi

La zona della “Mitteleuropa”, ossia l’Europa centrale, che comprende paesi come Austria, Germania, Slovenia e molti altri paesi come una piccola parte della Svizzera e un’altrettanta piccola parte del Nord Italia, a partire dal XVII secolo, si è contraddistinta dal resto dell’Europa per essere stata una delle più ricche fonti mondiali di talento in campo scientifico, sociale e culturale in generale. Un concetto nato intorno alla fine del XIX secolo e che trova il suo centro in Germania e che scatena tutt’oggi numerosi dibattiti su quali paesi vi appartengono o vi dovrebbero appartenere, senza alcun vincolo materiale ma meramente culturale-identitario.

La città di Trento, ne fa sicuramente parte, vista la sua storia di contesa con l’Austria a cavallo tra ‘800 e ‘900, nonché alla sua vicinanza in generale ai paesi germanofoni. Una delle prerogative principali di questa parte d’Europa è come abbiamo visto la spiccata propensione allo sviluppo innovativo in campo scientifico e aggiungerei anche tecnologico. A Trento infatti è previsto da quest’anno (la data esatta è ancora da stabilire) un progetto pilota che mira a sostituire quasi tutte le auto (inizialmente dieci navette da diciassette sedute).

L’amministrazione comunale si è posta come obbiettivo di coprire tutto il trasporto urbano con dei bus autonomi, 6000 per l’esattezza entro il 2040, che coprono l’intera area metropolitana della città offrendo la stessa comodità di un taxi e, fattore principale, con questo nuovo sistema di trasporto pubblico, secondo le stime, si ridurranno le emissioni annuali del 92% perché il servizio è alimentato interamente ad energia idroelettrica e cosa ancora più sorprendente, resterebbe attivo 24 ore su 24.

Sembra che Trento si candidi come modello da esportare in tutta Europa.

La Provincia di Trento detiene uno dei tassi di motorizzazione più alti d’Europa: 1.521 veicoli ogni 1.000 abitanti nel 2023, secondo dati Eurostat. Più auto pro capite di Germania, Francia o Spagna. Il che significa più congestione, più emissioni.

Il progetto, presentato alla Dolomite Conference on Climate Change and Sustainability, sfrutta infrastrutture già esistenti. Trento ha già condotto esperimenti di guida autonoma, dispone di gestione del traffico IoT-enabled e partecipa al corridoio europeo C-Roads per sistemi cooperativi intelligenti. In pratica, la città ha strade che “parlano” con i veicoli, trasmettendo dati su semafori, ostacoli imprevisti e flussi di traffico in tempo reale.

Il mezzo è un Toyota e-Palette. Progettata per automazione di livello 2-4, integra sistemi cooperativi V2X (vehicle-to-everything) che permettono ai veicoli di coordinarsi tra loro e con l’infrastruttura stradale. I primi 10 bus autonomi opererebbero su percorsi ad anello di 2-5 km nel centro storico, e usufruibili tramite applicazione fino alle 18 ore al giorno.

Insomma con questo nuovo sistema di navette ciascun passeggero tramite applicazione potrà prenotare sia il luogo esatto in cui si trova, sia la posizione di destinazione (ad esempio il percorso casa-scuola per gli studenti).

Un aspetto interessante del piano riguarda la governance tecnologica. Mentre l’hardware (le navette e- Palette) rimane proprietario di Toyota, i ricercatori propongono di rendere open-source il software infrastrutturale. Rendere il codice pubblico consentirebbe alle città di adattare il sistema alle proprie esigenze senza dipendere da aggiornamenti esterni, e abbasserebbe le barriere d’ingresso per startup e mercati emergenti.

Per l’intero finanziamento del colossale progetto, sono già presenti dei programmi europei. Il Driving Urban Transitions (44 milioni disponibili per progetti transnazionali), CCAM Partnership (1 miliardo di budget in collaborazione con Horizon Europe), Digital Europe Programme per progetti di innovazione digitale. A questi si aggiungono co-finanziamenti comunali e provinciali, supporto in-kind da associazioni sociali (volontari, accesso a reti di utenti, attività di sensibilizzazione) e sponsorizzazioni corporate da aziende tech.

Questi mezzi di trasporto pubblico accessibili a tutti dal centro storico fino ad arrivare alle valli rurali extra- urbane costituirebbero davvero una assoluta rivoluzione nel campo dei trasporti, assolutamente all’altezza della fama di ricchezza e benessere che i territori della “Mitteleuropa” hanno da oltre quattro secoli.