La vita sul nostro Pianeta non sarebbe possibile senza le piante che rappresentano l’83% della biomassa vivente. Potremmo definirle il motore del mondo, producono l’ossigeno che respiriamo e l’energia chimica che assumiamo come cibo o che bruciamo come combustibile, generano sostanze utili per la salute umana usati per scopi farmaceutici e/o cosmetici, oltre a determinare l’evoluzione bio-geochimica ed ecologica del pianeta nutrendo non solo gli animali ma anche i funghi e batteri.
C’è da dire che purtroppo però, sono anche la forma di vita più minacciata in assoluto. Deforestazione, cambiamenti climatici e specie invasive sono gli acerrimi nemici con cui il 37% di questi monumenti viventi è costretto a lottare per la sopravvivenza.
La Lista Rossa IUCN
Il verdetto emerge dal primo Global Tree Assessment, un rapporto sullo stato di salute degli alberi di tutto il mondo pubblicato recentemente come aggiornamento della Lista Rossa della IUCN, l’Organizzazione Internazionale per la Conservazione della Natura, che raccoglie l’elenco di tutti gli organismi viventi in base alla vulnerabilità.
“Lo studio, a cui hanno partecipato oltre mille esperti, ha rivelato che almeno 16.425 delle 47.282 specie di alberi presenti nella lista sono oggi a rischio di estinzione in 192 Paesi. In larga parte gli impegni a ridurre la deforestazione mondiale entro il 2030 sono stati disattesi, come nella fascia tropicale, per esempio, e i progressi raggiunti finora sono limitati”, sostiene spiega Grethel Aguilar, direttore generale della IUCN.
Gli ambienti più vulnerabili, non solo per gli alberi, sono le isole dove il consumo di suolo, la colonizzazione di specie aliene e una scarsa varietà genetica conducono spesso piante e animali autoctoni in un vicolo cieco dell’evoluzione.
Molte specie in lista per l’Italia crescono in Sicilia, regione che detiene il primato europeo per biodiversità vegetale, come l’abete delle Madonie (Abies nebrodendis), l’albero di Natale più raro del mondo.

L’abete delle Madonie è una specie da salvare
Questo abete endemico italiano, il cui nome latino è Abies nebrodensis, è tra le conifere più rare al mondo e ha caratteristiche che lo rendono unico. Vive in ambiente mediterraneo, ha un areale di distribuzione così ristretto da potersi definire endemismo puntiforme: è infatti, endemico esclusivo siciliano e vive all’interno di una piccola area montuosa nel Parco delle Madonie, tra 1350 e 1700 metri di quota.
L’abete era abbastanza diffuso in Sicilia alla fine del ‘700, poi fece perdere le sue tracce tanto da essere considerato estinto alla fine del secolo scorso. Ma nel 1958, fu ritrovato sulle Madonie lungo le pendici del Monte Scalone, con 25 piante di età diverse che furono numerate, censite e recintate. Ad oggi, allo stato spontaneo esistono soltanto 30 alberi adulti, distribuiti in un’area di 84 ettari. A questi 30 alberi si aggiunge un piccolo numero di giovani piante che però, non sono ancora in grado di riprodursi.
Le minacce che hanno portato la specie quasi all’estinzione sono tante: dall’eccessivo sfruttamento del suo legname al pascolo di ungulati esotici inselvatichiti, l’erosione del suolo, gli incendi e la vicinanza con abeti esotici utilizzati per interventi di riforestazione, che possono originare fenomeni di ibridazione e inquinamento genetico.
La specie è in grave pericolo di estinzione, è censita come “in pericolo critico” nella Lista Rossa Nazionale ed è stata inserita fra le 50 piante più minacciate delle isole del Mediterraneo secondo l’IUCN.
La protezione dell’abete
Per difendere i pochi esemplari superstiti, la Regione Sicilia ha creato un’area protetta, includendo la specie in una zona di massima protezione e avviando molteplici progetti di conservazione. L’abete è anche tutelato a livello nazionale ed europeo (Direttiva Habitat 62/43/CE) come specie prioritaria per la salvaguardia, oltre ad esser preservato l’habitat in cui vive.
Inoltre, sono anche stati attuati interventi ex-situ, come la conservazione dei semi, lo studio della loro germinabilità o la produzione in vivaio di piantine per poterle ripiantare in modo da provare ad allargare la popolazione. Fortunatamente, alcuni degli esemplari che si trovano in natura producono semi fertili, con i quali si può realizzare la coltivazione in vivaio a scopo di conservazione; proprio per questo numerosi esemplari sono coltivati in giardini botanici e arboreti, sia in Sicilia che in altre zone dell’Italia meridionale.
Proteggere la natura con piccole attenzioni è quello che possiamo fare per salvaguardare il Pianeta, la cura per ciò che ci circonda è la nostra miglior azione.
