Nella giornata dedicata alla salute della donna, il Comitato Prezzi e Rimborsi dell’AIFA – l’Agenzia italiana del farmaco – ha deciso di rendere gratuita la contraccezione orale per tutte le fasce d’età, così da minimizzare gli ostacoli di natura economica all’accessibilità di questo farmaco. All’interno della stessa manovra, viene presa in considerazione anche la PrEP, ovvero la profilassi pre-esposizione, che si rende utile nella lotta contro l’HIV riducendo le possibilità di contagio. La prescrizione medica sarà necessaria, ovviamente, per entrambi i medicinali ma la PrEP verrà fornita unicamente dall’ambiente ospedaliero, mentre la pillola anticoncezionale rimarrà in farmacia. Misure essenziali per una adeguata pianificazione familiare, in un caso, e per una prevenzione più efficace alla sieropositività, per la quale serve una costosa terapia antiretrovirale.
Una gran parte di popolazione ha esultato per questo passo avanti verso il diritto alla salute femminile, ma anche le critiche sono arrivate in modo repentino, nonostante la decisione sia ancora da ratificare. Dagli esponenti di FdI alle associazioni pro-famiglia giungono contestazioni che riguardano principalmente due argomentazioni, ovvero la pericolosità, in termini di salute, della pillola e la promozione della denatalità, una questione centrale per il Governo attuale. La pillola anticoncezionale non è uguale per tutte: ne esistono di varie tipologie e con diversi livelli di quegli ormoni, naturalmente presenti nel corpo, che gestiscono il ciclo mestruale, la cui variazione di concentrazione nell’organismo va a modulare reversibilmente l’ospitalità dell’utero rispetto all’impianto dell’ovulo fecondato. Gli effetti collaterali sono presenti, come per ogni altro farmaco, e ci sono alcuni soggetti che sono più a rischio rispetto ad altri, ma non per questo ne andrebbe limitato l’uso che, se responsabile, risulta sicuro per la salute ed efficace al 99% nella prevenzione di una gravidanza. Ad esempio, l’acido acetilsalicilico, il principio attivo dell’Aspirina, ha certamente delle proprietà utili per alcune sintomatologie ed il suo utilizzo è molto diffuso, eppure anch’esso ha effetti collaterali. Le manifestazioni secondarie sono inevitabili per ogni farmaco perché il funzionamento dell’organismo di ognuno di noi è diverso nella specificità del metabolismo delle sostanze. Per quanto riguarda la forte denatalità, la causa non risiede nell’uso di anticoncezionali o nell’esercitare il proprio diritto ad interrompere una gravidanza, piuttosto nelle politiche sociali: per le famiglie è sempre più difficile arrivare a fine mese nonostante impieghi full-time – che non permettono poi di godersi l’ambiente familiare per il poco tempo libero a disposizione e per la stanchezza che ne deriva –, non ci sono sussidi sufficienti o congedi di maternità e paternità adeguati, per non parlare dell’incertezza che avvolge il futuro, in preda al cambiamento climatico.

HIV, non AIDS
Gli ultimi dati disponibili che indagano l’incidenza dell’infezione da HIV risalgono al 2021 ma, come ci sottolinea anche il Ministero della Salute, non devono essere presi alla lettera in quanto la pandemia di COVID-19 potrebbe aver portato ad una sottostima dei casi. Pur rimanendo sotto la media europea, nel 2021 le infezioni in Italia sono state poco più di 1700 e gli uomini, soprattutto tra i 25 e i 29 anni, risultano essere i più colpiti. Oltre a non sottovalutare i numeri, dovrebbero anche essere sfatati quei miti che collegano unicamente l’omosessualità, soprattutto maschile, all’HIV: il virus dell’immunodeficienza umana si trasmette tramite il contatto di lesioni aperte con sangue e suoi derivati, sperma, secrezioni vaginali provenienti da persone infette e non in terapia, pertanto, non fa distinzione tra rapporti omosessuali oppure eterosessuali. Il virus, quando penetra nel corpo, attacca particolari cellule del sistema immunitario – i linfociti T CD4+ – alle quali fa produrre proteine virali necessarie per la sua duplicazione, usufruendo delle funzionalità cellulari. L’AIDS, invece, è la sindrome di immunodeficienza acquisita, la cui diagnosi si ottiene quando il numero delle sopracitate cellule diminuisce radicalmente, compromettendo il sistema immunitario che è, a questo punto, suscettibile ad infezioni opportunistiche gravi e all’insorgenza di particolari tumori. La PrEP, quindi, risulta fondamentale: la sua assunzione prima e dopo un rapporto sessuale a rischio, sia penetrativo che orale, diminuisce le possibilità di contagio, sollevando il sistema sanitario dalle spese di farmaci antiretrovirali che diminuiscono il numero di particelle virali, nonché la capacità di infettare altre persone.
La lotta all’HIV non è ancora finita ed una buona educazione sessuale risulta centrale per la nostra vittoria, soprattutto tra gli adolescenti di oggi, perché l’unico modo per proteggersi è conoscere il pericolo ed i metodi di trasmissione.
