ANIMALI IN CITTÀ: L’INDAGINE DI LEGAMBIENTE

Dal report “Animali in città” emergono dati allarmanti sull’abbandono di cani, sul randagismo e sulla gestione degli animali d’affezione in Italia.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
ANIMALI IN CITTÀ: L’INDAGINE DI LEGAMBIENTE

Dal report “Animali in città” emergono dati allarmanti sull’abbandono di cani, sul randagismo e sulla gestione degli animali d’affezione in Italia.

Passeggiando per i nostri paesini e per le nostre città vediamo spesso dei cani che vagano in giro da soli.

Non sembra, eppure sono tanti.

A volte non se ne parla più, quasi come se il problema fosse finito, invece, in particolar modo durante l’estate, ecco che torna alla ribalta la piaga dell’abbandono. 

Purtroppo, pur volendo riportare i nostri amici a quattro zampe a casa, spesso e volentieri non è possibile, non riuscendo nemmeno a risalire ai padroni.

Mancanza di monitoraggio, regolamentazione e controlli sono i talloni d’Achille su cui lavorare che spuntano fuori dal XII report di Legambiente “Animali in città”.

Un numero ancora troppo alto

Dal dossier di Legambiente affiora un dato allarmante, nel 2022 infatti, il numero dei cani vaganti (cani randagi e padronali con una gestione non controllata) in tutta l’Italia vacilla tra 700 e 400 mila e quello dei cani randagi (senza proprietari che li reclamano) tra 350 e 200mila. 

Le regioni del Paese più colpite dal fenomeno si trovano al centro sud: Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Lazio. 

Per gli abbandoni pare ci sia stata una leggera inflessione rispetto al 2021, se ne stimano infatti, 71.000.

Animali in città

I dati del Rapporto “Animali in Città” 2023

I numeri del report “Animali in città” parlano chiaro e tracciano un quadro ben distinto, dove la mancanza di monitoraggio, di regolamentazione e controlli restano gli obiettivi sui cui Amministrazioni comunali e ASL devono lavorare. 

Non tutte le amministrazioni comunali hanno compilato i questionari inviati da Legambiente, solamente 552 su 7.904 totali (di cui 57 Comuni capoluogo di provincia pari a circa il 53% dei Comuni capoluogo italiani) e 38 Aziende sanitarie su 112 totali, hanno risposto in maniera completa. 

Il 39,5% delle Amministrazioni comunali (più di una su tre) e il 94,7% tra le Aziende sanitarie (più di nove su dieci) hanno raggiunto obiettivi sufficienti.

Pochissimi sono risultati i comuni che hanno degli spazi aperti dedicati agli animali d’affezione (solo il 37%).

Ma, la cosa che lascia più perplessi è che solo il 41,8% dei Comuni (231 su 552) dichiara di conoscere il numero complessivo dei cani iscritti in anagrafe canina che vivono nel proprio territorio, pari ad 1.176.322 cani. Una percentuale che scende al 39,3% per quel che riguarda la consapevolezza delle nuove iscrizioni avvenute nell’anno 2022, uguali a 70.128 cani. 

Animali in città

I dati

Anche i dati riguardanti le attività di regolamentazione attese per il settore, basilari per una tranquilla convivenza tra animali e cittadini, non sono per niente positivi. Solo il 7,4% dei Comuni ha disciplinato possibili agevolazioni fiscali per le adozioni dei cani e a stento il 6% quelli che hanno previsto regolamenti con aiuti o oneri fiscali per il controllo delle popolazioni.  

Riguardo la sterilizzazione, siamo addirittura lontani dal poter parlare di una seria politica di controllo demografico. Anche sui controlli c’è qualcosa che non va, meno di 1 Comune su 2 ha eseguito specifici controlli e solo il 53,6% dichiara di aver dotato il proprio personale di lettore microchip. Di questi, ne risultano in totale 491, ovvero mediamente 1,7 per ciascuna delle 296 Amministrazioni comunali che li hanno dichiarati.  

“Con il nuovo rapporto “Animali in Città”, torniamo a ribadire che salute e benessere umano, animale e ambientale sono inestricabilmente interconnessi e devono essere affrontati in modo coerente e olistico, consapevoli che le malattie infettive di origine zoonotica sono sempre più comuni. Per questo è fondamentale aderire pienamente all’approccio “One Health” e puntare al rafforzamento della cooperazione, delle sinergie istituzionali in stretta collaborazione con la società civile. Le esperienze positive che raccontiamo all’interno di “Animali in Città 2023” confermano che è possibile passare in Italia da un approccio basato sulla cura dei problemi ad uno che li prevenga”, sostiene Antonino Morabitoresponsabile nazionale Fauna e Benessere animale di Legambiente e curatore del rapporto.