Presentati i dati del quinto rapporto “I numeri del Green Public Procurement in Italia” dell’Osservatorio Appalti Verdi, nato dalla collaborazione di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, in partnership con Assosistema, Novamont, Università degli Studi di Padova, AdLaw Avvocati Amministrativisti e Federparchi. Secondo lo studio, che dà conto dello stato di adozione del Green Public Procurement in Italia, il trend di applicazione dei Criteri Ambientali Minimi negli appalti per l’acquisizione di beni e servizi da parte degli enti pubblici è incoraggiante. Degli 89 capoluoghi di provincia analizzati, 18 hanno dichiarato di applicare sempre le regole degli appalti verdi; complessivamente, 35 comuni capoluogo mostrano un percentuale di applicazione dei criteri superiori all’80%.
Sono otto le città che hanno confermato percentuali elevate di GPP nell’ultimo trienno (2019, 2020 e 2021): Bari, Brescia, Ferrara, Gorizia, Modena, Monza, Padova e Treviso. Lo studio sottolinea come le percentuali più elevate di adozione dei CAM si verifica nelle città di dimensioni medie, con una popolazione compresa tra 50.000 e 200.000 abitanti. Una spiegazione di questo pattern positivo nei comuni di media dimensione è la presenza di strutture burocratico amministrative solide, che riescono ad adottare criteri ambientali e sociali nelle procedure di gara, ma che non hanno invece un grado di complessità strutturale tale da impedire il cambiamento e il coordinamento di cui l’innovazione legislativa del GPP necessita.

Appalti verdi in italia: i criteri ambientali minimi
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha assegnato agli investimenti pubblici un ruolo di estrema rilevanza per la ripresa economica e sociale del Paese. A differenza del passato, però, le regole del gioco sono state stabilite tenendo conto della necessità di operare nel quadro del Green Deal, che al centro della transizione ecologica vede lo strumento degli appalti pubblici verdi, o Green Public Procurement (GPP), che obbliga gli enti pubblici europei a realizzare investimenti a ridotto impatto ambientale.
In Italia, l’attuazione del GPP si fa attraverso i Criteri Ambientali Minimi (CAM), i requisiti ambientali definiti per le varie fasi del processo di acquisto nell’ambito degli appalti pubblici. Introdotti dalla legislazione italiana nel 2016, i Criteri identificano la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita, tenuto conto della disponibilità di mercato. La loro applicazione produce un effetto leva sul mercato, e induce gli operatori economici meno virtuosi ad adottare standard più elevati per la fornitura proposta. L’obiettivo è non solo ridurre gli impatti ambientali, ma anche promuovere modelli di produzione e consumo più sostenibili.
Come si legge nel V Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi, “le regole del PNRR prevedono di adottare, quale elemento propedeutico di qualsiasi finanziamento di soggetti pubblici o privati, il principio DNSH (Do No Significant Harm), ovvero non arrecare danni significativi all’ambiente”. Vale a dire che non ci potranno essere appalti finanziati dal PNRR che non rispettino il principio del DNSH e quindi i CAM. In più, per il 37% delle risorse del PNRR, non ci si potrà limitare a “non arrecare un danno significativo all’ambiente”, ma si dovrà aver dimostrato di aver contribuito in modo sostanziale al miglioramento ambientale.
Tra le proposte per accelerare e perfezionare l’adozione dei Criteri Ambientali Minimi da parte degli enti pubblici, il Rapporto sottolinea la necessità di rafforzare la capacità istituzionale degli enti locali, estendere l’applicazione dei CAM ad altri settori merceologici, diffondere le attività formative e di monitoraggio, e rafforzare l’uso dei criteri nelle imprese pubbliche. Finora sono stati adottati CAM per un totale di diciotto categorie di forniture e affidamenti, tra cui l’edilizia, i rifiuti urbani, la ristorazione collettiva, i tessili, i veicoli e il verde pubblico.
