Per raggiungere l’impegnativo ma stimolante obiettivo della neutralità climatica al 2030, è necessario comprendere l’importante ruolo che le città svolgono su questo fronte. Pur occupando soltanto il 4% della superficie terrestre sono caratterizzate da una popolazione in continua crescita che si stima possa raggiungere l’85% entro il 2050, e da un conseguente aumento dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti. È quindi dalle città che deve partire la sfida per la neutralità climatica e per una “pace energetica”. Il progetto europeo Cities Mission si inserisce nel solco del Green Deal con l’obiettivo di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e di far diventare il continente europeo climaticamente neutrale al 2050.
Con la sindaca di Assisi ed ingegnera ambientale Stefania Proietti, abbiamo parlato dell’impegno della città in questo ambizioso progetto e anche della situazione contingente per quel che riguarda gli approvvigionamenti energetici.

EU Cities Mission è un progetto europeo che ha l’obiettivo di sostenere, promuovere e mostrare 100 città europee nella loro trasformazione sistemica verso la neutralità climatica entro il 2030 e trasformare queste città in centri di innovazione per tutte le città, a vantaggio della qualità della vita e della sostenibilità in Europa. In pratica si tratta di rientrare in una delle 100 città europee smart che si rendono carbon neutral (cioè autonome dalle fonti fossili) entro il 2030.
Assisi, capitale dell’ecologia e in qualità di Comune capofila del progetto, nel rispetto dei valori francescani, intende contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici e a ridurre il consumo di fonti fossili fino ad azzerarlo diventando così un modello nella trasformazione di fattori limitanti (quali normative stringenti nel centro storico, scarsità di infrastrutture verdi, disuguaglianze sociali, accoglienza di ingenti flussi di turisti) in opportunità di sviluppo sostenibile. Assisi nel campo della tutela ambientale, e non solo per la verità, è città messaggio e da sempre l’amministrazione da me guidata si è ispirata ai contenuti dell’enciclica “Laudato si” e alle parole di Papa Francesco che non perde occasione per ribadire l’importanza della tutela del Creato.
Il Comune di Assisi, insieme agli altri territori della Zona Sociale 3 (Bastia Umbra, Bettona, Cannara e Valfabbrica), ha superato la prima selezione relativa al progetto europeo denominato appunto Eu Cities Mission, il successivo passaggio è previsto entro il mese di aprile. Avevamo inviato a fine gennaio la candidatura all’Unione Europea e, in caso di buon esito della domanda, gli ingenti finanziamenti permetteranno di provvedere all’affidamento dei servizi legati alle attività di preparazione, coordinamento, svolgimento e realizzazione del Climate Mission Contract (fino a dicembre 2030).
Il coinvolgimento con le altre Amministrazioni è avvenuto con naturalezza perché come amministratori sentiamo addosso la responsabilità di adottare politiche efficaci finalizzate a realizzare la neutralità climatica. Politiche che si estrinsecano in vantaggi per le nostre comunità in termini di riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico, meno congestione, bollette energetiche più basse e stili di vita più sani.

Assisi è in lizza con città prestigiose e importanti come Parigi, Atene, Roma, Lisbona, Madrid, Gerusalemme, tanto per citarne solo alcune. Hanno potuto partecipare all’Eu Cities Mission le città (o i raggruppamenti di comuni come nel nostro caso) con oltre 50 mila abitanti che, se selezionate, saranno veramente all’avanguardia dell’innovazione nella transizione verso la neutralità climatica, nell’ambito del Green Deal europeo.
Il tema, di estrema attualità, è l’emancipazione dalla dipendenza dalle fonti fossili che, oltre a essere il principale fattore a provocare il cambiamento climatico, sono anche causa di enormi problemi geopolitici sotto gli occhi di tutti con la tremenda guerra in Ucraina. Rendere le nostre città carbon neutral significa diventare indipendenti dal gas russo, dalle fonti fossili troppo spesso causa di speculazioni e conflitti.
I settori interessati e su cui lavorare sono l’energia, i trasporti, la gestione dei rifiuti, i processi industriali, l’agricoltura e l’uso del sottosuolo. Ma più in generale si tratta di perseguire la strada della democratizzazione dell’energia. In poche parole il vento e il sole disponibili ovunque, così le energie rinnovabili possono essere utilizzate anche su piccola scala, in qualunque angolo del mondo.
A mio avviso la più grande trasformazione alla quale bisogna lavorare è proprio la democratizzazione dell’energia abbandonando un sistema dominato dalle grandi utilities in mano a grandi imprese per costruire un sistema veramente democratico, formato dalla interazione di milioni di piccoli produttori che si scambiano energia in una rete altamente flessibile.
