Verso la cordigliera
le strade
vecchie
erano circondate
da susini,
……
Ma, un’altra volta,
un’altra volta,
torno
a essere
quel bambino silvestre
quando nella mano alzo
una susina
mi sembra
di alzare
la luce del primo giorno
della terra,
la crescita
del frutto e dell’amore
nella sua delizia.
……….
Non so chi sei, ma
lascio sul tuo cuore
una susina.
(Ode alla susina – Pablo Neruda)
La susina bianca di Monreale
Nell’ultima tappa del nostro viaggio, non poteva che accompagnarci la susina più rara, addirittura a rischio di estinzione: la susina bianca di Monreale.
Queste susine sono piccole, a buccia giallo chiara e dolcissime e la loro raccolta è molto complessa, poiché deve esser compiuta con estrema delicatezza, da mani esperte, per non intaccarne la pruina, ovvero la caratteristica patina bianca che le ricopre.
Monreale
Questa rarissima susina ci porta proprio a Monreale, unico luogo in cui ad oggi si coltiva in un antico appezzamento. Una varietà di questa si chiama sanacore, perché un’antica credenza le attribuiva anche valori curativi, mentre l’altra si chiama ariddu di core (ovvero: seme a cuore) per la forma caratteristica del seme che richiama il cuore, appunto, che sono le più rare tra le rarità, essendo coltivate in un unico minuscolo terreno, tra il cemento di Monreale.
Grazie a questa susina potremo visitare Monreale, antica città normanna, famosa per il suo Duomo – Cattedrale di Santa Maria la Nuova – Patrimonio dell’Unesco, frutto della contaminazione di tre stili: arabo, normanno e bizantino.
L’esterno del Duomo già meriterebbe la visita, ma sarà impossibile non entrare in questa meravigliosa opera d’arte, con i suoi mosaici bizantini, la più grande decorazione di questo genere in Italia, il soffitto in legno policromo, i sarcofagi reali e le imponenti colonne, risalenti all’epoca romana, ornate con capitelli e divinità.
Tutte le colonne sono realizzate in granito grigio tranne una, la prima a destra, che è in marmo cipollino, poiché le colonne in granito indicano Dio che sorregge la Chiesa, mentre quella in marmo cipollino, più povero, indica l’uomo che contribuisce, seppur in piccola parte.

Uscendo dal Duomo, fermiamoci un attimo in Piazza Vittorio Emanuele II, sedendoci sulle panchine per gustarci un’ottima granita ai gelsi, ad ammirare la fontana marmorea del Tritone. Sempre nella stessa piazza si trova l’ingresso alle grotte di Monreale, insenature naturali all’interno delle quali si può udire lo scorrere delle acque sotterranee.
Purtroppo le grotte non sono visitabili anche se vengono occasionalmente aperte al pubblico, solitamente con escursioni guidate a cura del gruppo speleologico della sezione CAI – Club Alpino Italiano locale.
Con l’animo ancora incantato, possiamo dirigerci a mangiare piatti a base della zucca Virmiccidara di Monreale, lo sfincione, accompagnati dal pane di Monreale, la cui panificazione è un’arte secolare a Monreale, da gustare “cunzato” con alici, pomodori, origano, senza farsi mancare un’arancina, le stigghiole, un panino con la milza, finendo con il Biscotto di Monreale, fatto di pasta frolla e una glassa di limone.
Il nostro viaggio è terminato e non ci resta che ringraziare le nostre susine parafrasando le parole di una poesia di Tony Mitton “…tu hai la chiave di un grande mistero/puoi dare la vita ad un albero intero” che ci hanno permesso di viaggiare attraverso un Paese intero.
