L’uomo con le sue attività è il principale e unico responsabile dei cambiamenti climatici che stanno devastando il Pianeta e non solo, questi influenzano la frequenza e la potenza di eventi estremi. Fenomeni quali: ondate di calore, siccità, inondazioni e incendi si ripercuotono sulla salute delle persone e sono collegati a un rischio più elevato di mortalità, lesioni acute e ricoveri in ospedale nei giorni ma anche nelle settimane seguenti alla loro manifestazione.
Un team di ricerca dell’Università di Torino e dell’Unità di Epidemiologia AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, hanno appena pubblicato i risultati dello studio “Exposure to climate change-related extreme events in the first year of life and occurrence of infant wheezing” sulla rivista Enviroment International.
Nella ricerca, si evidenzia come il cambiamento climatico abbia un impatto sulla salute sin dalle primissime fasi della crescita, mettendo in risalto quanto sia necessario attuare delle misure di mitigazione e adattamento al clima per proteggere non soltanto le generazioni future, ma anche per tutelare la salute delle attuali fasce di popolazione più fragili, come i bambini e le bambine nei primi anni di vita.

I rischi dei cambiamenti climatici
La ricerca fa parte di un progetto molto più ampio, progetto NINFEA, la più grande coorte italiana reclutata attraverso Internet che raduna fin dal 2005 dati su più di 7000 coppie di mamme e bambini in tutta Italia, consentendo lo sfruttamento della variabilità climatica in base al luogo e all’ora di nascita. I ricercatori hanno riscontrato, nello studio, un aumento del rischio di fischi e sibili al torace dovuto proprio all’esposizione a siccità estrema e ondate di calore durante il primo anno di vita. Diversamente da quelli che sono stati gli studi precedenti, focalizzati sugli effetti acuti degli eventi estremi, questo lavoro mette in luce gli effetti persistenti che si svelano già nelle prime fasi dello sviluppo e sono associati all’esposizione ripetuta nel primo anno di vita.
La prevalenza di respiro sibilante nella coorte era del 17,6%. L’esposizione a ogni ondata di calore aggiuntiva nel primo anno di vita ha aumentato il rischio di respiro sibilante del 16%. Sono stati circa 6000 i bambini che hanno preso parte alla ricerca, grazie a loro si dispone di informazioni sulla manifestazione di fischi e sibili al torace tra 6 e 18 mesi. L’arrivo di questi episodi durante l’infanzia è visto come un indicatore di alterata salute respiratoria in età successive.
Sono stati inoltre, confrontati gli indirizzi di residenza geocodificati dei partecipanti allo studio con i dati climatici, in modo da poter ottenere indicazioni sulla loro esposizione, durante il primo anno di vita, a svariati tipi di eventi estremi. Ma il lavoro non è finito qui, l’esposizione agli eventi estremi è stata infatti, in seguito, messa in relazione alla salute respiratoria tenendo conto anche di molteplici fattori (socioeconomici, ambientali ecc.).
“I risultati di questo studio sottolineano l’importanza di considerare le conseguenze del cambiamento climatico come potenziali determinanti di patologie croniche in ottica longitudinale.
Questo lavoro apre la strada a nuove ricerche sui rischi a lungo termine del cambiamento climatico, mettendo in luce l’urgente necessità di politiche congiunte di mitigazione e prevenzione volte a ridurre l’esposizione ai fenomeni meteorologici estremi fin dalle prime fasi di vita delle persone”, chiarisce Silvia Maritano, prima autrice dell’articolo e ricercatrice del dell’Università di Torino presso l’Unità di Epidemiologia AOU Città della Salute e della Scienza di Torino.

