Di cambiamento climatico ne sentiamo parlare ogni giorno, ne leggiamo su tutte le piattaforme d’informazione, ne viviamo gli effetti nella quotidianità. Le conseguenze principali di questo fenomeno sono sotto osservazione e al tempo stesso iniziano ad essere ampiamente note. C’è un settore in cui, è particolarmente importante sottolineare l’importanza e la necessità di un approfondimento, vale a dire quello dei beni culturali. Che impatto ha il cambiamento climatico su siti archeologici, complessi monumentali, paesaggio, centri storici e siti patrimonio dell’Unesco? Che cosa può succedere al complesso dei beni che sono espressione della nostra identità, della nostra storia e delle nostre tradizioni?
Gli studi in questo campo sono iniziati una ventina di anni fa, con i primi progetti finanziati dalla comunità europea, un settore d’ indagine all’epoca fortemente innovativo. Oggi abbiamo studi, ricerche, modelli e la possibilità di fare un ragionamento molto concreto in chiave di tutela dei beni culturali. Intanto occorre circoscrivere il campo. Quando parliamo di effetti del cambiamento climatico sui beni culturali il riferimento è a tutti quegli eventi estremi, legati al clima, come eventi idro metereologici di forte intensità, precipitazioni intense, oppure i fenomeni siccitosi, l’aumento delle temperature, le ondate di calore, e l’insieme delle conseguenze prolungate nel tempo di tutti questi eventi. Alessandra Bonazza, ricercatrice presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ci spiega. “Abbiamo a disposizione dei modelli climatici con risoluzione spaziale molto elevata. Attraverso l’analisi di parametri come la precipitazione e la temperatura, applicando delle funzioni di danno, possiamo individuare come reagiscono determinati materiali, ad esempio il marmo, esposti alla pioggia. Possiamo valutare come incide lo stress termico, causato dalla radiazione solare. Da una parte abbiamo i dati del clima, dell’ambiente e dell’aria, dall’altra delle funzioni e degli indici che ci permettono di quantificare l’effetto e misurare l’impatto sui materiali, sul paesaggio, sui beni archeologici, facendo proiezioni su specifici processi di degrado”.

Le precipitazioni sono un fenomeno da tenere in osservazione perché sono causa di erosione e quindi nel tempo di possibile degrado di materiali. L’acqua piovana contiene dei sali che penetrando nei materiali possono provocare decoesione e fratture in seguito a fenomeni di cristallizazione. Pensiamo all’effetto cumulativo e nel tempo di piogge intense e allagamenti. Un ruolo da grande alleata lo gioca la tecnologia. Ad esempio la piattaforma WebGIS, che permette di visualizzare e scaricare in modo interattivo mappe di pericolosità con risoluzione spaziale di circa 12 chilometri, basate su dati forniti da modelli climatici regionali e da servizi satellitari del programma Copernicus, che fornisce una serie di servizi che attengono all’ambiente, al territorio e alla sicurezza e in questo quadro è di supporto alle autorità e agli enti pubblici e privati nella salvaguardia e nella gestione dei beni culturali in Europa.
“ Questa piattaforma si basa sul concetto di rischio, che implica l’esistenza di una sorgente di pericolo, e sulle possibilità che ne consegua un danno – sottolinea Bonazza – e prevede l’utilizzo di indici per valutare la pericolosità di eventi estremi legati a variazioni di temperatura e precipitazione, come ad esempio R20mm, vale a dire il numero di giorni nell’anno con precipitazione superiore o uguale 20 millimetri e R5xday, cioè il valore massimo mensile di precipitazione in 5 giorni consecutivi. La piattaforma fornisce infine una metodologia per la valutazione della vulnerabilità. È possibile fare valutazioni del rischio in Europa e nel Bacino del Mediterraneo a breve e a lungo termine. Nel breve fino al 2050, nel lungo termine dal 2071 al 2100”.
L’Italia ha una Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici che comprende una sezione specifica per patrimonio culturale. Un’ottima notizia per un settore estremamente strategico per il paese. Al tempo stesso un punto di partenza per piani che traducano gli indirizzi in azioni concrete.
