Campi Flegrei, una nuova caldera e una frana sottomarina

Uno studio ha individuato strutture geologiche sottomarine finora sconosciute a ovest dell’isola di Ischia. Le novità emerse.

APPROFONDIMENTO
Maria Grazia Ardito
Campi Flegrei, una nuova caldera e una frana sottomarina

Uno studio ha individuato strutture geologiche sottomarine finora sconosciute a ovest dell’isola di Ischia. Le novità emerse.

Una serie di strutture geologiche finora sconosciute , tra cui i residui di una vasta caldera e una frana, sono state rinvenute, grazie a nuove indagini magnetiche, in corrispondenza dei Campi flegrei e dell’isola di Ischia.

I risultati dello studio testimoniano quindi la presenza di un vulcano sottomarino, e ci aiutano a capire meglio la tettonica dell’area e la sua attività vulcanica passata.

I risultati della ricerca, condotta da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMA), è stata pubblicata sulla rivista scientifica Geomorphology https://www.sciencedirect.com/journal/geomorphology.

Lo studio rileva una novità, infatti se i Campi Flegrei, a noi tutti ben noti per la loro recente attività bradisismica, sono stati oggetto di numerosi studi nel tempo, al contrario le nostre conoscenze sulla porzione sottomarina sono ancora limitate poiché è difficile esplorarla.

Ma ora, grazie alle nuove tecnologie, si riescono a ricavare ulteriori informazioni sull’area sommersa.

In particolare il team di scienziati ha effettuato rilevamenti magnetici aerei e navali ad alta risoluzione ed è stato possibile integrare questi dati con quelli sismici e batimetrici.

I rilevamenti magnetici, condotti nel 2022 hanno rilevato anomalie magnetiche significative che indicano la presenza di un antico vulcano sommerso, poco a ovest di Ischia.

Inoltre è stato individuato un enorme accumulo di materiali rocciosi, esteso per circa 40 chilometri, riconducibile a una frana avvenuta sul versante meridionale di Ischia. Le sue dimensioni fanno supporre che il distacco possa aver generato uno tsunami.

La ricerca ha evidenziato anche nuove faglie regionali che potrebbero riflettere i processi ancora attivi nell’area, ma anche informazioni fondamentali sulla relazione che esiste tra l’attività vulcanica dell’area e la sua tettonica.

“Il nostro studio offre una visione più chiara della geologia sottomarina dei campi Flegrei, aprendo a importanti riflessioni per la mitigazione del rischio vulcanico in una delle aree più densamente popolate d’Italia e rivelando l’importanza della geofisica marina nel monitoraggio delle zone a rischio vulcanico” dichiara Salvatore Passaro, ricercatore del Cnr-Ismar e coautore dell’articolo.

Queste scoperte richiedono ulteriori approfondimenti allo scopo di indagare meglio le caratteristiche delle strutture individuate e di identificare eventuali fattori di rischio in una delle aree vulcaniche attive più pericolose del pianeta.