CANNABIS TERAPEUTICA: PARLA L’ESPERTO

Dal 2017, l’Italia è produttrice di cannabis per uso medico, presso lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

SALUTE
Redazione
CANNABIS TERAPEUTICA: PARLA L’ESPERTO

Dal 2017, l’Italia è produttrice di cannabis per uso medico, presso lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Il tema cannabis terapeutica è ritornato in scena lo scorso 29 Dicembre, grazie alla proposta di alcuni emendamenti da inserire in Legge di Bilancio 2023. “Ma qual è lo stato dei fatti in Italia in merito all’impiego della cannabis terapeutica?” Per avere un quadro sulla situazione attuale in Italia, abbiamo intervistato il Dott. Tommaso Ciacca, medico anestesista e del Centro per la Terapia del Dolore dell’Ospedale Santa Maria della Stella di Orvieto, Terni.

Buongiorno Dottore, da quanto tempo il suo centro fa utilizzo anche di Cannabis terapeutica come terapia prescrivibile ai pazienti?

Nel nostro centro, utilizziamo anche la cannabis per trattare il dolore cronico dal 2017; al momento abbiamo un registro con tutti i pazienti a cui è stata concessa questa terapia non convenzionale e questi si aggirano intorno ai 50.  Nel momento in cui viene prescritta la cannabis, il paziente rimane anonimo e a lui viene assegnato un codice alfanumerico. Questo per tutelare la privacy.

Come si accede alla terapia del dolore trattata con cannabis?

La cannabis terapeutica, nella terapia del dolore, viene prescritta solo nel momento in cui il paziente è stato sottoposto ai protocolli terapeutici tradizionali e riconosciuti (antinfiammatori, FANS, oppioidi, agopuntura) senza risultati soddisfacenti o quando gli effetti collaterali di questi non sono più tollerabili.

Il medico di base solo a questo punto, segna una visita al paziente presso il nostro ambulatorio. All’arrivo, questo verrà sottoposto a test per misurare il tipo e l’intensità del dolore e gli verrà chiesta tutta la sua storia clinica e personale.

Nel caso in cui si ritiene idonea la terapia con cannabis, a quel punto io stilo un piano terapeutico a tre mesi e con questo si va dal medico di famiglia per la ricetta, che verrà ripetuta mensilmente. Con la ricetta in mano la cannabis si ritira direttamente in farmacia ed è gratuita per il paziente. Sottolineo che noi medici dobbiamo giustificare il perché della prescrizione.

Per quali malattie è consigliata la cannabis e nel caso di questo ospedale quale tipologia di pazienta si presenta con più frequenza?

Il Ministero della Salute la consiglia per patologie spastiche come sclerosi multipla o lesioni del midollo spinale, per il dolore cronico, per combattere nausea e vomito dovuto a chemioterapia, HIV e radioterapia, per stimolare l’appetito in pazienti che soffrono di anoressia ed altro ancora.

Nel nostro ambulatorio trattiamo principalmente il dolore cronico, quindi: lombo sciatalgie croniche riacutizzate, fuoco di Sant’Antonio, dolore neuropatico post chirurgico magari dovuto da lesioni nervose, amputazioni, dolori neuropatici periferici in pazienti diabetici, artrosi.

Nel corso degli anni però ci siamo accorti che tra le malattie del dolore che meno rispondevano alle cure tradizionali, quindi antinfiammatori e oppioidi, vi era la fibromialgia, caratterizzata da dolore lancinante migrante. A questi abbiamo iniziato a proporre la cannabis terapeutica ed al momento abbiamo avuto dei successi notevoli su di essi. Su 50 pazienti che attualmente abbiamo come consumatori di cannabis terapeutica, un buon numero sono quelli affetti da questa sindrome.

 

In che formato è reperibile la cannabis prescritta e quale metodologia d’assunzione viene consigliata?

In Italia possiamo trovare prodotti sottoforma di infiorescenze; tra queste FM2 e FM1, che è la cannabis che viene prodotta in Italia presso lo stabilimento fiorentino. Il problema è che di questa varietà c’è carenza, perché la produzione al momento non riesce a coprire il fabbisogno nazionale.

Diventa quindi necessario importare il prodotto dall’estero, soprattutto dall’Olanda: tra le infiorescenze più diffuse in commercio, c’è ad esempio Bedrocan.

Il Ministero della Salute raccomanda di assumerla oralmente attraverso decotto, o per uso inalatorio tramite vaporizzatore. Ovviamente la terapia inizia con dosaggi bassi, che vengono aumentati poco a poco fino alla comparsa dell’effetto desiderato; questo processo si chiama titolazione.

Ultima domanda, i pazienti da lei in cura hanno dovuto affrontare una sorta di stigma da parte di amici e parenti nel dire che fanno uso di questa sostanza?

Lo stigma esiste e per questo noi abbiamo creato un gruppo di mutuo aiuto per i nostri pazienti, per farli sentire meno soli e parte di un gruppo, per assisterli nella preparazione dei decotti o per affrontare gli effetti psicotropi della sostanza. Può capitare anche che sia lo stesso paziente, inizialmente, un po’ prevenuto, finché non prova e ne trova giovamento.