La ‘democrazia del viaggio’ rischia di soffocare i centri storici delle città e non solo, ma particolarmente, in Italia. Il tutto esaurito si registra ovunque, ma del resto i low cost e la facilità di organizzare un viaggio grazie a internet, rendono accessibili luoghi che forse fino a cinquant’anni fa era impensabile visitare.
E proprio nel nostro Paese, per la ricchezza culturale e paesaggistica che offre, è inimagginabile trovare una risposta unica al problema che ormai assilla cittadini e amministratori.
Così a Venezia si introduce un biglietto d’entrata, come alle 5 Terre, a Firenze esplode la polemica, ad Amalfi non si entra più e a Roma si pensa di contingentare i visitatori di Fontana di Trevi, con l’ipotesi di far pagare un biglietto d’ingresso. Le previsioni parlano di due miliardi di turisti tra solo 5 anni, intanto a Venezia sono già 14.000 per Km quadrato.
Se questo quadro rende felici gli operatori del settore, albergatori e commercianti, nelle città nascono comitati contro l’iperconcentrazione di turisti. Intanto a Roma il Vaticano prevede 35 milioni di pellegrini nel solo 2025, per il Giubileo.
I numeri parlano chiaro, almeno per l’Italia: nel 2023 sono state registrate 451 milioni di presenze, potrebbe essere positivo se inviamo numeri e pensieri al Pil. In realtà è stato dimostrato che così non è perché i flussi dei visitatori sono distribuiti in modo tale da creare ancora più sperequazione tra territorio e territorio.
Ma non solo ‘Il bel Paese soffre questa situazione, l’overtourism è stato il protagonista dell’estate 2024 in gran parte dell’Europa e a Barcellona il fenomeno è stato ritenuto così insopportabile dagli abitanti, che hanno si è sparato ad acqua sulle concentrazioni di visitatori, cosa che ha costretto l’Amministrazione ad annunciare lo stop ad Airbnb dal 2029. In Grecia si è manifestato per difendere le spiagge libere dall’invasione di bagnanti.
E il tema è diventato centrale quest’anno al TTG Travwl Experience a Rimini. Un incontro tra operatori internazionali e Key player del settore, organizzato da Vivitalia, la società di Legambiente, Silverback e SL&A, dove il punto di partenza della discussione sono diventati i numeri nella loro spietata quantità.
Nelle prime 10 città d’arte italiane si concentra il 18% del totale nazionale di visitatori, Roma assorbe da sola il 29,2 milioni di presenze.
Dal meeting, è uscita la proposta di arrivare a un sistema di norme condivise, capaci di coniugare la convivenza tra turisti e cittadini e di sostenere con servizi e campagne di promozione , lo spostamento di una quota dei flussi turistici nelle aree interne, che pur essendo zone di grande interesse, non sono promosse.
Sono proposte, ma è certo che il fenomeno ormai ha bisogno di regole altrimenti crea uno stress economico, sociale, psicologico. E anche ambientale.
