Il payback è quel sistema di tassazione che obbliga le imprese a ripianare una parte dello sforamento dei tetti di spesa, imposto dalle Regioni. Solo per il periodo che va dal 2015 al 2018, è previsto un esborso da parte delle aziende di 2,2 miliardi di euro.
Il Consiglio dei Ministri, con un decreto legge di un solo articolo da far confluire nel Milleproroghe, ha deciso una proroga di quattro mesi per dare tempo alle aziende di “dispositivi medici” di trovare le risorse per ripianare lo sforamento di spesa. Per il Governo, la decisione – che non convince le associazioni del settore – è la soluzione migliore, almeno per il momento. Lo ha confermato, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti su “Il Sole 24 Ore” del 10 gennaio: “Questa” – ha detto – è la soluzione migliore possibile al momento per salvare le aziende del settore. Il nostro disegno tiene in equilibrio esigenze delle Regioni che su quelle somme contano per non tagliare risorse per funzioni fondamentali e dall’altro per tutelare le imprese che dovendo pagare una cifra così elevata in una volta sola rischierebbero il fallimento”. La proroga dovrebbe consentire ai tecnici di aprire un confronto con le aziende per provare a trovare delle risorse che almeno in parte coprano i 2,2 miliardi su cui le Regioni fanno affidamento per chiudere i loro bilanci, ma anche per rivedere al rialzo il tetto di spesa sui dispositivi medici.
Molte aziende del settore hanno ricevuto nelle scorse settimane le lettere delle Regioni con richiesta di pagamento del payback da evadere entro trenta giorni: un’iniziativa che mette le imprese, già in difficoltà a causa della crisi energetica e delle problematiche derivanti dall’approvvigionamento delle materie prime, davanti al rischio chiusura e comporta altresì un grosso pericolo per la salute pubblica: potrebbero perfino non essere garantite le forniture di prodotti, anche salvavita, agli ospedali e i servizi ad essi correlati.
In questo scenario, il 17 gennaio si è verificato un fatto nuovo: il Tar del Lazio, che si sarebbe dovuto esprimere in merito alla richiesta di sospensiva del provvedimento da parte delle aziende, ha deciso per il rinvio della decisione sulla sospensiva stessa (ad aprile), fissando tuttavia un’udienza pubblica – che giudicherà nel merito della questione (con un giudizio definitivo) – a giugno, in tempi decisamente più rapidi rispetto a quelli che ci si potrebbe attendere in presenza di un rito ordinario.
La scelta del TAR del Lazio – accolta con soddisfazione dal comparto “dispositivi medici” – non cambia però in modo sostanziale il quadro della situazione, a meno che non vi sia, entro il 30 aprile, una decisione del Governo di cancellare il provvedimento o una correzione delle modalità applicative. In caso contrario, le aziende dovranno sborsare quanto richiedono le Regioni, a meno che non ricorrano al TAR competente entro 60 giorni dal provvedimento regionale.
