Negli ultimi anni gli alimenti ultraprocessati sono finiti al centro del dibattito scientifico e mediatico per il loro possibile impatto sulla salute. Merendine, snack confezionati, bibite zuccherate, piatti pronti e prodotti industriali pronti al consumo fanno ormai parte dell’alimentazione quotidiana di molte persone. Ma sempre più studi suggeriscono che l’abitudine a consumarli in grandi quantità può avere conseguenze rilevanti, in particolare per chi convive con una patologia oncologica.
Cosa sono gli alimenti ultraprocessati?
Gli alimenti ultraprocessati sono prodotti industriali ottenuti attraverso processi di lavorazione complessi e formulati con ingredienti che difficilmente si userebbero in una cucina domestica. Oltre a zuccheri e grassi raffinati, contengono spesso additivi come aromi artificiali, conservanti, emulsionanti e addensanti, pensati per migliorare gusto, consistenza e conservabilità.
Dal punto di vista nutrizionale, questi prodotti sono in genere poveri di nutrienti essenziali come vitamine, minerali e fibre, ma ricchi di calorie, sale e zuccheri aggiunti. Una combinazione che li rende molto appetibili, poco sazianti e facili da consumare in eccesso.
Lo studio: più mortalità tra i pazienti oncologici che ne consumano di più
Un’importante conferma dell’impatto degli ultraprocessati arriva da uno studio – ripreso anche dalle pagine di ANSA Salute – condotto dall’Unità di Epidemiologia e Prevenzione dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), con il sostegno della Fondazione Airc per la Ricerca sul Cancro. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention dell’American Association for Cancer Research.
Nell’ambito del progetto Moli-Sani, i ricercatori hanno seguito 24.325 persone di età superiore ai 35 anni, residenti in Molise, dal 2005 al 2022. Tra queste, 802 partecipanti avevano già ricevuto una diagnosi di tumore al momento dell’ingresso nello studio. Il periodo di osservazione è stato di quasi 15 anni.

I risultati sono significativi: tra le persone con una diagnosi oncologica che consumavano maggiori quantità di alimenti ultraprocessati si è osservato un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause del 48% e un aumento della mortalità specifica per cancro del 59%, rispetto a chi seguiva un’alimentazione più salutare.
“Ciò che le persone mangiano dopo una diagnosi di cancro può influenzare la sopravvivenza”, spiega Marialaura Bonaccio, prima autrice dello studio. “La maggior parte delle ricerche precedenti si è concentrata sui singoli nutrienti, mentre qui emerge con forza il ruolo del grado di trasformazione degli alimenti”.
Non conta il singolo cibo, ma l’insieme della dieta.
Il messaggio principale, sottolinea Licia Iacoviello, responsabile dell’Unità di Epidemiologia e Prevenzione del Neuromed e ordinaria di Igiene all’Università LUM di Casamassima, è che “il consumo complessivo di alimenti ultraprocessati è molto più rilevante del singolo alimento”.
In altre parole, non è una merendina occasionale a fare la differenza, ma un modello alimentare che nel tempo sostituisce cibi freschi e semplici con prodotti industriali pronti al consumo. L’approccio più efficace per tutelare la salute è quindi ridurre complessivamente gli ultraprocessati, orientando la dieta verso alimenti freschi, poco trasformati e preparazioni casalinghe.
Come riconoscerli: l’aiuto dell’etichetta
Un’indicazione pratica per i consumatori arriva dalla lettura delle etichette:
- alimenti con più di cinque ingredienti
- oppure con anche un solo additivo alimentare sono con buona probabilità prodotti ultraprocessati.
Una regola semplice per orientarsi è chiedersi se l’alimento “assomiglia” al cibo nella sua forma naturale e se gli ingredienti sono riconoscibili. Più un prodotto è lontano dall’idea di cucina domestica, più aumenta il livello di trasformazione industriale.

Ridurre, non demonizzare!
Gli esperti sottolineano che non si tratta di demonizzare un singolo prodotto, ma di riequilibrare l’alimentazione nel suo complesso. Ridurre il consumo abituale di alimenti ultraprocessati e privilegiare cibi freschi, stagionali e preparati in casa rappresenta una scelta concreta e accessibile per migliorare la qualità della dieta e, secondo le evidenze scientifiche più recenti, anche per incidere positivamente sulla salute nel lungo periodo, inclusa la sopravvivenza dopo una diagnosi di tumore.
