Sei ragazzi portoghesi tra gli 11 e i 24 anni hanno avviato una causa legale contro 32 Stati europei.
L’obiettivo
L’obiettivo è costringere i governi ad accelerare i propri impegni a occuparsi della crisi climatica e a ridurre le emissioni di CO2, come previsto dall’accordo di Parigi.
Gli Stati citati sono quelli appartenenti all’Unione Europea, più il Regno Unito, la Turchia, la Svizzera, la Norvegia e la Russia.
L’udienza, accordata dalla corte di Strasburgo nel 2020, si terrà il prossimo 27 settembre.
“Il nostro futuro è minacciato dal surriscaldamento globale” hanno sentenziato i ragazzi, che raccontano di aver concepito la richiesta di giustizia, dopo gli incendi che nel 2017 hanno toccato la Leiria, provocando 66 morti e la distruzione di oltre 20.000 ettari di foresta.
Claudia, Catarina, Martim, Sodia, André e Mariana, questi i loro nomi, hanno avviato la più grande azione legale mai intrapresa fino ad oggi.
La decisione della Corte Internazionale dei diritti dell’uomo potrebbe ora inchiodare gli Stati a ridurre le emissioni inquinanti, non solo all’interno dei confini nazionali, ma anche in altri Paesi, come, ad esempio, quelli che fanno della vendita del carbon fossile il loro business, o quelli in cui risiedono aziende multinazionali responsabili di emissioni serra.

Infatti, le sentenze della Corte sono giuridicamente vincolanti, e quello richiesto dai giovani sarebbe l’equivalente di un trattato regionale, giuridicamente vincolante, che obbliga i Paesi coinvolti ad accelerare rapidamente la loro azione a favore del clima.
Inoltre, poiché le sentenze della Corte sono influenti nei casi dinanzi ai tribunali nazionali in Europa, questa sentenza potrebbe fornire anche a chi intraprenderà future cause sul clima a livello nazionale una base molto più forte su cui discutere le loro ragioni.
È la prima volta che tanti Stati sovrani sono convocati in tribunale, ma la posizione dei 6 ragazzi è stata di citarli in giudizio perché inadempienti per ridurre le emissioni di CO2.
Giustizia ambientale
Va rilevato, però che i casi di giustizia ambientale su questioni mai risolte o dubbie, sono sempre più frequenti, come è accaduto lo scorso 11 settembre per un gruppo di piccole nazioni, tra cui Bahamas, Antigua, e Barbuda che hanno affrontato alcuni tra gli stati più inquinanti del mondo davanti al Tribunale internazionale per la legge marittima di Amburgo.
Obiettivo è stabilire se e quanto le emissioni di questi grandi inquinatori siano dannose per i mari, e a chi spettano le spese dell’eventuale danno accertato.
A colpire per il giudizio del prossimo 27 settembre è, ovviamente, la giovanissima età dei ricorrenti.
