CLIMA, VOLANO I PREZZI DEL CARRELLO DELLA SPESA

La siccità e la crisi energetica colpiscono tutti i protagonisti della filiera agroalimentare. I cittadini pagano con prezzi da record.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
CLIMA, VOLANO I PREZZI DEL CARRELLO DELLA SPESA

La siccità e la crisi energetica colpiscono tutti i protagonisti della filiera agroalimentare. I cittadini pagano con prezzi da record.

I prezzi del carrello della spesa volano e nel solo mese di agosto segnano un più 9,7%, numeri che non si vedevano dal 1984. Lo dice l’Istat che nelle ultime stime diffuse, sottolinea come ad accelerare sia il costo dei beni alimentari, che includono anche i prodotti della cura della casa e della persona (da più 9.1 a 9,7%). Prezzi record, aumenti anche a doppia cifra per caffè, biscotti, latte e burro. Ma rincarano anche pasta, carne, zucchero, insomma fare la spesa comincia a essere un problema per le famiglie, in particolare per quelle più fragili.

Ma il paradosso è che ancora questa impennata non è calata completamente sui consumatori, secondo le associazioni della distribuzione, le quali però contemporaneamente lanciano un grido d’allarme: se non si interviene subito, la situazione è destinata ad aggravarsi e molte imprese chiuderanno. Senza ricorrere all’immaginazione si può ben dire che la difficile realtà non è determinata solo dalla crisi energetica, ma uno dei fattori determinanti, ormai acclarato, è il cambiamento climatico che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura a causa della siccità.

Si sta per verificare una “tempesta perfetta” secondo Alberto Frausin, presidente di Federconsumatori, che spiega così l’impennata dei prezzi “Nel campo alimentare noi, come sistema Paese, scontiamo il fatto che non siamo produttori di materie prime, salvo troppo poche eccezioni. L’ elemento che pesa, già prima della guerra in Ucraina, è purtroppo anche il cambiamento climatico. Il Canada, il nostro bacino più importante, l’anno scorso ha dimezzato l’impatto produttivo di grano, dovuto a un problema di siccità.” Quindi le condizioni climatiche si intrecciano con quelle geopolitiche, provocando conseguentemente un’inflazione altissima di alcuni prodotti da materie prime.

È noto, infatti, che noi importiamo materie prime, le trasformiamo, e ora in piena crisi energetica, il risultato diventa che tutti i protagonisti dell’agro-alimentare sono colpiti, dall’industria alla distribuzione fino alla logistica. Ogni settore subisce questo impatto negativo, con il conseguente paradosso che più un prodotto è di minore valore, più l’impatto è grande e individuabile dai consumatori.

Tutto questo secondo Coldiretti, può portare nei prossimi mesi a una vera e propria crisi alimentare, con 2,6 milioni di persone a rischio fame (di cui 670.000 bambini) in Italia.

Infatti con uno sguardo ai “cartellini” dei prezzi al supermercato, la situazione ci appare in tutta la sua complessità: farina +23%, il riso +22%, uova +15%, pane +13,6%, verdure +12% e frutta +8% (fonte Coldiretti). Se si aggiunge a questa congiuntura la grave difficoltà in cui versano gli allevatori, in particolare per il boom dei mangimi sommati a quello delle bollette del gas e della luce, l’impennata dei costi può portare alla chiusura di migliaia di stalle, con una conseguente scarsità di carne sulle tavole dei consumatori. Secondo Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, “servono accordi di filiera tra imprese agricole e industriali con precisi obiettivi quantitativi e prezzi equi, che non devono scendere sotto i costi di produzione”.

La circostanza è quindi grave per tutti i cittadini, siano essi produttori o consumatori, perché la crisi della filiera agroalimentare ci rende più uguali davanti al pericolo della desertificazione che provoca in tutti lo spauracchio della mancanza di sostentamento.