Competitività ed energia verde nel rapporto Draghi

Il recente rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea affronta tra i vari, il tema dell’energia verde. Dando alcuni suggerimenti ai paesi membri.

AMBIENTE
Pamela Preschern
Competitività ed energia verde nel rapporto Draghi

Il recente rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea affronta tra i vari, il tema dell’energia verde. Dando alcuni suggerimenti ai paesi membri.

“La transizione verso l’energia verde è fondamentale per salvare l’economia europea”. È quanto emerso dal rapporto “Il futuro della competitività europea” recentemente elaborato da Mario Draghi ex primo ministro italiano ed ex presidente della Banca centrale europea.

Nel rapporto che espone alcune soluzioni possibili all’Europa per rimanere al passo con i suoi principali concorrenti, nonché rivali, Stati Uniti e Cina, circa un terzo delle 328 pagine sono dedicate al ruolo centrale dell’energia sia per la decarbonizzazione che la competitività dell’UE. Secondo l’ex premier italiano il percorso verso zero emissioni nocive implicherà una serie di azioni chiave.

Sostegno alle famiglie a basso reddito nella transizione energetica

Una transizione efficace richiede innanzitutto il coinvolgimento dei cittadini. È questo uno dei concetti principali nel cambiamento energetico. Il rapporto, in proposito, evidenzia il pericolo che le famiglie con redditi bassi subiscano un impatto negativo dai costi dell’energia pulita con la conseguenza di discriminazioni e limitazioni nell’accesso e l’aumento della cosiddetta “povertà energetica”.Migliorare l’isolamento delle abitazioni e incrementare l’uso di elettrodomestici efficienti dal punto di vista energetico rappresentano voci fondamentali per una transizione energetica “giusta e inclusiva”.

La riduzione del costo dell’energia

Sebbene ci sia stata una riduzione dei prezzi dell’energia negli ultimi tempi, questi restano ancora alti con uno stacco notevole rispetto agli Stati Uniti: nel nostro continente l’elettricità è da due a tre volte più costosa, mentre i prezzi del gas naturale da quattro a cinque volte.

Le cause non sono solo riconducibili all’assenza di risorse naturali in Europa, ma riguardano anche la struttura del mercato energetico con regole che impediscono a industrie e cittadini di godere dei benefici dell’efficienza energetica in termini di contenimento dei prezzi.

Un approccio coordinato per affrontare la crisi energetica

Una visione e una strategia energetica comune a livello europeo piuttosto che a singoli interventi nazionali sono altri concetti chiave del rapporto. La recente crisi energetica ha mostrato la mancanza di coordinamento e collaborazione da parte degli Stati membri, Draghi con conseguenze negative sul sistema elettrico dell’UE che, peraltro, va riformato.

La formazione di una forza lavoro sulle materie critiche

Come indica il rapporto l’Europa necessita di forza lavoro e conoscenze necessari per estrarre e trattare le cosiddette “materie critiche” le cui forniture a livello nazionale potrebbero soddisfare la domanda europea entro questo decennio. Un potenziale, insomma, da non trascurare, anche per rafforzare la sovranità energetica del continente e ridurre la dipendenza da altri paesi, in primis dalla Cina.

La biodiversità e l’inquinamento: questioni di “serie B”? 

Nonostante l’Europa si sia imposta obiettivi ambientali ambiziosi per proteggere la biodiversità e raggiungere “l’inquinamento zero”, questi temi vengono menzionati brevemente nel rapporto. Posizioni tolleranti sono state riscontrate anche riguardo delle sostanze chimiche artificiali note come PFAS dalle conseguenze di lungo periodo e dall’impatto nocivo sulla salute e l’ambiente. Non è insensibilità, quanto una dimostrazione di realismo: le restrizioni eccessive e ancor di più l’abolizione assoluta dell’impiego di materie inquinanti rischiano di danneggiare l’UE nella transizione verso tecnologie pulite, in assenza di alternative valide a queste. Non mancano opinioni e giudizi negativi al rapporto di Draghi, anche per l’eccessiva enfasi, lamentata da alcuni, sulla competitività a scapito della salute del pianeta. Eppure combinare in modo corretto e efficace crescita e neutralità climatica è un’impresa piuttosto ardua.