CONTESSA (ANCE): “I COSTRUTTORI? CHIEDONO CERTEZZA DEL DIRITTO”

Prosegue il dibattito sul Nuovo Codice Appalti, ma con il PNRR a rischio serve un cambio di marcia per tutelare opere e occupazione.

INFRASTRUTTURE
Redazione
CONTESSA (ANCE): “I COSTRUTTORI? CHIEDONO CERTEZZA DEL DIRITTO”

Prosegue il dibattito sul Nuovo Codice Appalti, ma con il PNRR a rischio serve un cambio di marcia per tutelare opere e occupazione.

Mentre il governo Meloni esce – non senza difficoltà – dall’appuntamento con la prima legge di Bilancio, resta alta l’attenzione sul tema degli appalti: tra il Nuovo Codice in lavorazione, il PNRR che deve essere portato a realizzazione e le enormi difficoltà dei costruttori, la richiesta che arriva in maniera sempre più forte da parte del mondo del lavoro e dell’imprenditoria è netta: le aziende chiedono certezza e rispetto, partendo dai contratti. Ad illustrare la situazione è questa volta Angelo Contessa, presidente dell’ANCE di Brindisi: «I costruttori sono disponibili, ovviamente, a partecipare alla ripartenza del paese. I costruttori sono l’unico soggetto imprenditoriale che oggi interviene sia nel pubblico che nel privato.  Chiediamo il rispetto dovuto e soprattutto un riequilibrio dei rapporti sia dal punto di vista economico che e dal punto di vista sostanziale. Mi riferisco in particolare all’ambito contrattuale».

Angelo Contessa – Presidente ANCE Brindisi

 Squilibrio che porta al fallimento

 La mancanza di equilibrio a cui fa riferimento Contessa interessa più aspetti della questione: dalla valutazione del costo del lavoro ai tempi utilizzati per pagare l’impresa: «C’è senza dubbio uno squilibrio, a partire dalla valutazione» spiega il presidente di ANCE Brindisi. «Il costruttore, colui che poi realizza le opere, spesso viene considerato un soggetto su cui applicare pregiudizi senza pensarci troppo e soprattutto un soggetto che può essere pagato in tempi dilatati e poco definiti. Quello sui bonus edilizi è l’esempio più eclatante: gli imprenditori seri e sani si sono mossi nel mercato seguendo quello che la legge dello Stato prevedeva, e oggi si ritrovano in forte difficoltà. Al punto che molte aziende falliranno».

A rischio il 15% del PIL

L’eventuale fallimento di un numero rilevante di aziende che operano del settore degli appalti è un problema: non solo per le aziende stesse, ma per tutto il sistema paese. C’è una enorme fetta di PIL (secondo alcune stime circa il 15%) che è a rischio. E, vista la complessità della congiuntura economica, una prospettiva del genere va evitata: «Noi chiediamo innanzitutto certezza del diritto» aggiunge Contessa. «Noi chiediamo che quando viene introdotta una legge, una norma, un regolamento, una circolare applicativa, essa duri nel tempo e non si continui a modificare in ogni decreto legge o in ogni legge di bilancio. E poi chiediamo anche il rispetto delle tempistiche di pagamento che peraltro – lo ricordiamo sempre a tutti – la normativa europea prevede in maniera chiara: si paga entro 30 giorni, ma ormai è un sistema quasi del tutto saltato. Insomma, possiamo riassumere dicendo che pretendiamo rispetto e attenzione: perché un’azienda ha motivo di esistere se produce utili, se non produce utili le aziende chiudano. Ma così a pagare è tutto il sistema, perché un’azienda che fallisce non paga i lavoratori, non paga i contributi, non paga i fornitori, non paga nessuno: e dunque alla fine il sistema ne esce sconfitto».