Il granchio blu specie aliena predatrice, un problema per la protezione degli ecosistemi per la biodiversità, e per la pesca.
Il granchio blu (Callinectes sapidus) è una specie autoctona dell’ Oceano atlantico, presente soprattutto del continente americano dall’ Argentina al Canada, individuata alle nostre latitudini come specie aliena. La presenza nei nostri mari non è recente risale al 1949 ma solo negli ultimi dieci anni circa ha visto una sua intensificazione.
Si tratta di una specie dalle dimensioni importanti, può raggiungere fino al chilo di peso, vive incontrastata nei nostri mari, risalendo spesso fino ai fiumi, favorita dal fatto di non avere particolari predatori ad eccezione delle tartarughe marine.
La pericolositàè dovuta al comportamento pressoché predatorio, e alle abitudini alimentari, si nutre infatti di specie importanti per la pesca, l’ ecosistema marino e la filiera ittica del nostro paese, tra le quali molluschi quali cozze, vongole, ostriche, per circa il 40%, 20% crostacei decapodi (gamberi, gamberetti, granchi) per il 20% per il resto piccoli pesci, vermi e meduse, oltre agli avannotti, le future generazioni dei pesci, e inserirsi negli stessi habitat del granchio autoctono e diventarne predatore.
Come accade in genere per le specie invasive è stata l’ acqua di stiva (o zavorra) delle navi a portare nei nostri mari la specie, che si è adattata in breve tempo alle zone lagunari, caratterizzate da fondali sabbiosi e fangosi. In questo modo le larve sono raccolte insieme all’ acqua di cui necessitano le navi per essere stabilizzate, in questa fase regolazione dell’ acqua vengono scaricati anche gli organismi alieni che viaggiano incontrollati per il mondo.

Una grave minaccia per l’ ecosistema e per la pesca del nostro paese. Le regioni in prima linea per arginare il problema
Ad essere particolarmente colpite dall’ invasione di questa specie sono soprattutto le regioni marine del nord, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, dove la pesca rappresenta una fetta importante dell’ economia, basti pensare che i settori della pesca e dell’ acquacoltura valgono oltre 1 miliardo, e rappresentano oltre il 13% della marineria a livello nazionale.
Per questo sono gli stessi governatori delle tre regioni ad essersi mossi per cercare di arginare il problema. Lo scorso 8 agosto il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, facendosi portavoce delle istanze espresse dal settore pesca regionale, ha espresso esplicitamente la necessità che vengano dichiarati gli stati di calamità e emergenza, ribadendo che dall’ inizio del 2023, nel solo Veneto 150 mila tonnellate di gambero blu hanno preso la strada dei mercati ittici, a dimostrazione di quanto sia elevata la presenza di questa specie nei nostri mari.
Lo stesso ha fatto la Regione Emilia Romagna, dove ad essere interessati sono soprattutto i comuni di Comacchio e Goro nel Delta del Po’ nel ferrarese. Zone importanti per la produzione di vongole il cui raccolto è pari a oltre 16 mila tonnellate, corrispondenti al 55 % della produzione nazionale e al 40 % di quella europea, sorretta da una forza lavoro di 1700 addetti. Per questo l’ intento della Regione è quello di ricevere i primi ristori dei 2,9 milioni di euro stanziati dal governo.
I pescatori del Delta del Po’ si stanno adoperando per contrastare il fenomeno, come dimostrano le 160 tonnellate raccolte tra luglio ed agosto. Purtroppo il problema è dovuto al fatto che i granchi, una volta raccolti, nella gran parte dei casi, sono destinati ad essere abbattuti.
“Se non si riesce a contrastarne il dilagare, monitoriamolo e valorizziamone le potenzialità culinarie e non solo ” per questo scendono in campo chef, startup, Università ed enti di ricerca.
Se da una parte ci si muove per contrastare la presenza di questo predatore, dall’ altra si cerca di valorizzarlo non solo per le sue caratteristiche culinarie, ma anche per estrarne prodotti utilizzabili in diversi campi, con l’ obiettivo di sviluppare intorno ad esso un indotto economico.
In cucina
In cucina infatti, forse per una moda del momento, sembra riscontrare un buon successo, a dimostrarlo ad esempio Andrea Pensotti chef del ristorante M4 Cento di Chioggia secondo il quale il granchio può sostituire la granseola, in gran parte importata dalla Francia, rappresentare una possibilità per valorizzare una filiera ittica locale. Inoltre può essere impiegato in sostituzione della tradizionale moeca, denominazione con la quale nella Laguna di Venezia sono indicati i granchi verdi in fase di muta (Carcinus aestuarii), specie quest’ ultima originaria del Mar Mediterraneo, soprattutto in quei periodi dell’ anno nei quali quest’ ultima scarseggia.
Dalle Mariscadoras raccoglitrici galiziane di vongole e molluschi oggetto di discriminazione salariale ha preso il nome l’ esperienza, nata come startup nel 2021, per la volontà di 5 ragazze di Rimini Alice Pari, Giulia Ricci, Carlotta Santolini, Ilaria Cappuccini, Matilde Banchetti. Le 5 ragazze con il progetto Blueeat la pescheria sostenibile e il motto “alien good, alien is food” hanno deciso di far fronte ad un problema per l’ ecosistema marino e per il settore della pesca, la presenza di specie aliene, facendolo diventare una vera e propria risorsa che possa essere sostenibile fin dalle fasi iniziali, ad esempio incentivando metodi di pesca sostenibili.
In questo caso specifico possiamo parlare di un progetto di Blu economy che desidera fare del granchio blu un prodotto alimentare di valore per la filiera ittica. ostante tutto, al progetto mancava la parte finale, quello cioè che potesse portare dall’ idea alla sua commercializzazione. Per questo, dato che l’ unione fa la forza, l’ ultima gamba del progetto è stata individuata nell’ azienda fratelli Tagliapietra, realtà veneta, la sede infatti è a Marcon nel veneziano, impegnata nella lavorazione del pesce per farne preparazioni alimentari o venderlo tal quale
La fortunata collaborazione tra le due realtà ha portato anche a far sì, per così dire, che i semilavorati di granchio, fossero commercializzati non solo nel nostro paese ma anche nelle zone dove risultano essere originari. Per questo un carico ha lasciato il nostro paese alla volta delle coste della Florida.

Un progetto innovativo per l’ utilizzo delle corazze dei granchi
Impiegare molecole estratte dalla corazza dei granchi per dare vita a circuiti commestibili da installare nel corpo senza danneggiarlo È l’ obiettivo dell’ Istituto di Tecnologia di Milano, in particolare il laboratorio Printed and Molecular Electronics dove è stato sviluppato un circuito commestibile di oro e chitosano, ancora a livello di prototipo, ottenuto dalla corazza dei granchi e di altri crostacei. I dispositivi per il funzionamento necessitano di circuiti elettrici, anche se gli oggetti di uso quotidiano non risultano adatti in quanto composti da materiale non edibili.
Il progetto è finanziato dall’ European Research Council(ERC) nell’ambito del programma europeo di innovazione “Elfo”.Fa inoltre parte del programma di gemellaggio “Grennelit” e ha previsto la collaborazione tra Istituto Italiano di Tecnologia, Università degli studi Milano-Bicocca e Università di Heidelberg.
Più in dettaglio il circuito è stampato come se si stesse utilizzando una comune stampante, con la differenza che posto dell’ inchiostro è impiegata una soluzione di oro liquido, di per se un materiale inerte. Non solo oro ma anche chitosano, ed è qui che entrano in gioco i granchi, infatti questa molecola (chimicamente un idrocarburo) si estrae dalla corazza di questi e altri crostacei e una volta ingerita assorbirà l’ acqua presente nel corpo umano dando la possibilità al dispositivo di funzionare.
Il contatto tra acqua e circuito permetterà di misurare alcuni parametri, quali temperatura o acidità, con il circuito che si comporta come un vero e proprio sensore. Oltre a ciò sarà possibile applicare questi dispositivi per il controllo della qualità degli alimenti o per rilevare contraffazioni, ad esempio si potrà monitorare il reale stato della commestibilità di un cibo, anche in una chiave di riduzione dello spreco alimentare.
Per maggiori informazioni sulle specie aliene https://www.isprambiente.gov.it/files2021/notizie/opuscolo-specie-aliene-ispra.pdf
