Dai report 2022 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia sull’ efficienza energetica e il carbone emerge che nonostante la transizione ecologica richieda una necessaria virata verso le energie rinnovabili, la dipendenza dal carbone è ancora notevole soprattutto a causa della situazione politica internazionale. Politiche di efficientamento energetico possono ridurre i costi causati dalle minori importazioni di gas russo e per l’aumento dei prezzi.
I prezzi dell’energia in aumento a causa della situazione internazionale e il cambiamento del mercato
I report dell’ Agenzia Internazionale dell’ Energia su efficienza energetica e carbone del 2022 hanno evidenziato quanto la crisi globale provocata dall’ invasione russa dell’ Ucraina abbia impattato sui prezzi dell’ energia a danno delle economie mondiali e sull’ impoverimento energetico delle popolazioni. La domanda di energia che nel 2021 aveva visto un aumento del 5% nel 2022 si è ridotta all’ 1%, l’inflazione dei prezzi dell’energia al consumo nell’ anno fino ad ottobre è aumentata del 39% con un quarto delle famiglie in povertà energetica. A subire le conseguenze peggiori soprattutto per coloro i quali vivono in edifici vecchi, utilizzano elettrodomestici e veicoli dai bassi livelli di efficienza energetica. Condizioni che hanno dirette conseguenze sui costi energetici in bolletta ma anche sull’ incremento di condizioni di disagio a causa di freddo, umidità, ecc. con comprensibile ripercussione sulle condizioni di salute.
In forte controtendenza con quanto auspicato si è assistito ad un ritorno all’ energia da legno e carbone con quest’ ultimo che ha visto una crescita dell’1,2 % rispetto la 2021, pari a 8 miliardi di tonnellate. Inoltre circa 75 milioni di persone che hanno avuto accesso all’ elettricità non riescono a pagarla e 100 milioni sono tornate a riscaldarsi con stufe a GPL, oltre a ciò alcuni paesi hanno fatto un maggiore ricorso alle centrali nucleari.
Porte aperte al carbone – cambiamento dei mercati mondiali, nel 2024 la situazione dovrebbe normalizzarsi.
Nonostante la transizione ecologica richieda di svincolarsi dal mercato del carbone, la situazione internazionale ha lasciato aperte le porte a un suo impiego, stravolgendone i flussi commerciali. È il caso degli acquirenti dell’Unione Europea che si sono diretti verso canali alternativi al mercato russo dando spazio a produttori quali Colombia, Sud Africa, Tanzania, Botswana, o l’ Indonesia che dopo l’iniziale divieto alle esportazioni per poter soddisfare la domanda interna è andata a colmare il vuoto lasciato dalla Russia.
A farla da padrone, la Cina dove il consumo di carbone rappresenta la metà di quello mondiale, spinto anche dalla minore produzione di energia idroelettrica e dalle ondate di calore estive si è registrato un aumento del 15% nel solo mese di agosto superando i 500 terawatora, produzione superiore a quella di qualsiasi altro paese ad eccezione di Stati Uniti e India con quest’ ultima che ha registrato una crescita del 6%. Opposta la situazione negli Stati Uniti dove si prevede una notevole diminuzione dei consumi entro il 2025, mentre a livello globale ci si aspetta che le rinnovabili possano coprire il 90% della domanda entro il 2025.

È previsto che l’impiego del carbone per l’ elettricità aumenti del 2% mentre diminuisca nel settore industriale a causa della crisi di acciaio e ferro, legno prodotti chimici, materie plastiche che hanno inciso fortemente sull’ aumento dei costi di produzione. Crescita del carbone che nonostante le performance attuali, già da quest’ anno è in parte frenata dai prezzi, dalla diffusione delle energie rinnovabili e dall’ efficienza energetica, è auspicabile che dal 2024 ritorni a scendere, grazie agli sforzi messi in campo nei settori dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.
L’ efficientamento energetico potrebbe alleviare l’aumento dei prezzi energetici. L’esempio di alcuni paesi. L’ efficientamento energetico per contrastare la crisi
Il mancato e disatteso stop al carbone e l’aumento dei prezzi del gas e la conseguente diminuzione delle importazioni dalla Russia, scese dal 47% del 2019 al 9% nel 2022, hanno rivelato l’importante compito che può essere svolto dall’ efficientamento energetico degli edifici nella riduzione della domanda di energia È per questo auspicabile che i governi optino per scelte diverse mettendo in piedi sforzi in questo settore oltre che in quello delle energie rinnovabili.
Investimenti in tema di efficientamento che hanno fatto registrare un incremento del 16% rispetto al 2021 pari a 560 miliardi di dollari In base alle attese si prevede un aumento del 50% pari a quasi 840 miliardi di dollari nel periodo 2026 – 2030 trainati dalla crescita dei veicoli elettrici e a basse emissioni anche se si tratta appena della metà degli investimenti necessari per l’efficienza energetica e il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. secondo gli scenari prefigurati dal Word Economic Outlook gli investimenti in questo settore passeranno dal 17% attuale al 32% nel 2030 per raggiungere il 40% nel 2040.
Il Fondo Monetario Internazionale e l’OCSE hanno messo in guardia sui sussidi a pioggia invitando a concentrarsi verso sostegni alla povertà energetica e a misure più strutturali sul versante dell’ efficienza energetica.
Numerose sono le situazioni non solo in Europa nelle quali si è optato per una inversione di tendenza nelle scelte energetiche. In Danimarca il riscaldamento a gas è aumentato del 330% circa mentre quello nel caso di una pompa di calore del 100%. Addirittura alcuni paesi hanno proposto di ridurre apparecchi di riscaldamento a gas ipotizzando anche un divieto ai nuovi allacciamenti. La Germania prevede di vietare i combustibili fossili a partire dal 2024 facendo sì che i nuovi sistemi di riscaldamento siano alimentati almeno per il 65% da fonti rinnovabili, i Paesi Bassi richiederanno l’ installazione di pompe di calore o collegamento alla rete di riscaldamento a partire dal 2026, il Regno Unito ha annunciato di proibire nuovi sistemi di riscaldamento a gas a partire dal 2025 per vietarle del tutto entro il 2035. Anche gli Stati Uniti si stanno muovendo in questo senso, la California ad esempio ha varato regolamenti per vietare entro il 2030 la vendita di scaldabagni a gas, e altri divieti per scoraggiare l’impiego del gas negli edifici, lo stato dell’Oregon invece già dal 2021 ha imposto di non utilizzare il gas nelle nuove costruzioni.
È necessario attuare politiche che mettano insieme regolamenti, informazioni ed incentivi per migliorare sicurezza energetica, creare lavoro, incrementare gli standard di vita, tagliare i costi energetici e ridurre le emissioni.
Una domanda chiave per la classe politica è se la crisi energetica porterà a una svolta a livello globale in grado di accelerare il progresso dell’efficienza energetica nel prossimo decennio. L’aumento del 2% nel 2022 è incoraggiante anche se la crescita economica più debole del previsto o un maggior consumo energetico potrebbero ridurre questo dato dello 0,3%
Quale potrebbe essere il punto di svolta per l’efficienza energetica
I governi stanno predisponendo azioni per migliorare l’affidabilità, la sicurezza e azioni climatiche attraverso l’efficienza energetica. Tra queste:
- Un pacchetto di oltre 560 miliardi dollari di misure in favore della crisi.
- Piani nazionali incentrati sull’efficienza adottati da 16 governi che rappresentano oltre la metà dei consumatori globali di energia
- Campagne di consapevolezza energetica che aiutino i cittadini ad attuare azioni per ridurre la domanda di energia
- Incentivi per le pompe di calore
- Immissione sul mercato di almeno 1 auto elettrica ogni 8
- Rafforzamento dei regolamenti edilizi esistenti e introduzione di nuovi in paesi in via di sviluppo.
- Piani a livello nazionale, tra i quali il superbonus italiano, l’inflation reduction act degli Stati Uniti, Repower EU, Green Trasformation del Giappone.
Un effettivo progresso dell’ efficientamento energetico purtroppo si scontrano con problemi strutturali tra i quali l’ aumento dei sussidi ai combustibili fossili nell’ ultimo anno sono stati destinatari di oltre 550 miliardi di dollari, che cozza con gli intendimenti dei governi di attenuare l’ aumento dei prezzi dell’ energia; gli investimenti in efficienza sono a principalmente a favore delle economie avanzate, se si desidera accelerare l’efficienza a livello globale è necessario che investimenti e politiche coprano l’ ulteriore 60% del consumo energetico nei paesi emergenti.
