Cozze e vongole sono alimenti immancabili sulle nostre tavole, dall’ottima composizione nutrizionale, grazie al giusto mix di proteine, vitamine e minerali. Sono povere di grassi e il loro consumo è quindi raccomandabile, tranne per chi soffre di patologie cardiovascolari, per via del significativo contenuto di sodio e di colesterolo.
Il nostro Paese è in particolare il principale produttore europeo di vongole veraci (Ruditapes philippinarum) mentre, per quanto riguarda le cozze (Mytilus galloprovincialis), anche avendo una produzione considerevole, non ne abbiamo a sufficienza per i consumi interni e bisogna importarne quantità elevate prevalentemente dal sud America (congelate) e dalla Spagna (fresche).
Non solo amiche della salute ma anche dell’ambiente
Le buone notizie, per chi ama mangiare questi molluschi, continuano.
Cozze e vongole non fanno bene solamente alla nostra salute, il loro allevamento, infatti, ha un basso impatto ambientale e anzi, può addirittura contribuire a mitigare il cambiamento climatico.
A livello ambientale, questi preziosi bivalvi forniscono il loro contributo per regolare il bilanciamento dei nutrienti nell’acqua e nel sedimento, impedendo i fenomeni di eutrofizzazione che determinano una smisurata crescita delle alghe.
La nuova scoperta è che partecipano anche all’eliminazione dell’anidride carbonica nell’ambiente, svolgendo un vero e proprio ruolo di spazzine del mare.

Il loro essere green
Oggi, grazie allo studio condotto dal Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione dell’Università di Ferrara, pubblicato sulla rivista Science of The Total Environment, possiamo definire cozze e vongole veraci “alleate contro l’inquinamento”, poiché sono capaci di immagazzinare CO2 tramite il loro guscio, eliminandola così dall’ambiente.
Nessuno, prima d’ora, aveva dimostrato gli effetti positivi degli allevamenti e le abilità di questi due molluschi nel ripulire anche l’aria, e sappiamo bene che il gas serra dal quale la ripuliscono è il più noto e tra i più difficili da contrastare.
Lo studio “Manila clam and Mediterranean mussel aquaculture is sustainable and a net carbon sink”, iniziato nel 2020, è stato condotto su vongole veraci e mitili allevati nella Sacca di Goro, il principale sito di produzione in Europa, nell’area del Delta del Po.
È emerso che ogni chilo di vongole veraci è in grado di inghiottire ben 254 grammi di anidride carbonica, mentre le cozze ne assimilano 146 grammi.
Ovviamente viene anche emessa CO2 per l’allevamento dei molluschi ma, è addirittura meno rispetto a quella che viene catturata: l’allevamento di un chilo di vongole genererebbe infatti, 22 grammi di CO2, quello di cozze 55 grammi.
L’impatto climatico della produzione di queste due specie è perciò, davvero molto basso.
“Solo pochi settori alimentari hanno il potenziale di servire come attività di stoccaggio del carbonio per diminuire le emissioni antropogeniche di CO2 e l’acquacoltura dei molluschi è potenzialmente uno di questi”, affermano i ricercatori.
Lo studio ha evidenziato come solo nel 2020 le 12.800 tonnellate di vongole veraci allevate nella Sacca di Goro avrebbero abbattuto 3.000 tonnellate di questo gas serra.
Inoltre, calcolando che in tutta Italia vengono prodotte circa 27 mila tonnellate di vongole e 72 mila tonnellate di cozze, ogni anno grazie ai bivalvi verrebbero eliminate dall’ambiente quasi 13 mila tonnellate del noto gas.
Dunque, una vera e propria lotto all’inquinamento con il nostro cibo.
È sempre più importante scegliere filiere a impatto zero o, come nel caso di vongole e cozze, “carbon negative” per arginare questa terribile crisi climatica che non cenna ad arrestarsi.
