Il benessere sul lavoro non è più un optional ma l’ esigenza dei dipendenti italiani.
Ma, come si sa, la realtà spesso non rispecchia le esigenze dei lavoratori.
Anche se alcuni dati, preoccupanti, ci illustrano che forse il paradigma che governa il nesso vita- lavoro va cambiato.
Infatti secondo il rapporto del Randstaad Workmonitor l’87% dei lavoratori italiani rifiuta un impiego che compromette il proprio benessere, mentre il 57% è pronto a lasciare il posto se vissuto con disagio.
Sempre più si è orientati ad avere più spazio, più tempo per la propria famiglia e per le attività da tempo libero. Insomma non più il lavoro come totalizzante, anche se parte significativa della propria vita.
Il rapporto, presentato pochi giorni fa a Bologna durante l’evento “Benessere in Azienda” organizzato da Efi-Ecosistema Formazione, fornisce un quadro piuttosto esplicito su quanto il burnout colpisce una quota molto significativa di lavoratori.

Dal 2019 al 2023 i punteggi medi globali di intelligenza emotiva sono diminuiti del 5,54%.
L’Italia è ancor indietro alla media europea, infatti solo il 43% degli intervistati considera ottimo il proprio ambiente lavorativo, contro il 59% della media UE.
Intanto c’è da registrare che le aziende che investono nel benessere registrano una produttività superiore del 25% rispetto a quelle che lo trascurano.
Tra i profondi cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, emerge con forza la richiesta di senso di collettività, maggior condivisione. I benefici della socialità, del senso di appartenenza al posto di lavoro, sono in grado di migliorare performance e benessere.
“Oggi non basta più parlare di welfare aziendale – dichiara Kevin Georgis, presidente di Ecosistema Formazione Italia – serve un cambio di passo: il lavoro non può essere fonte di malessere. Le aziende devono comprendere che il benessere non è un costo, ma il più grande moltiplicatore di valore”.
E’ dimostrato, infatti che le aziende che non investono in benessere, vengono abbandonate dai migliori talenti. E non è certo solo una questione etica, ma una questione di numeri: non è fattibile fare business senza persone motivate e in salute.

