Green, naturale, bio, vegan, cruelty-free. Una giungla di definizioni: l’assenza di una regolamentazione valida globalmente e la disparità tra standard privati resta il maggiore scoglio. In genere, il termine green o clean beauty viene utilizzato per descrivere prodotti che utilizzano formulazioni il più possibile a contenuto naturale e/o, contemporaneamente, pratiche di produzione rispettose dell’ambiente, anche se non sempre le due cose vanno a braccetto: naturale non vuol dire automaticamente sostenibile e viceversa.
Ma i consumatori, più le consumatrici, ci credono e puntano tutto sul green. Cresce così la domanda di cosmetici green e il fatturato arriva a quota 1,6 mld (fonte Cosmetica Italia), un comparto che oggi rappresenta circa il 15% del settore cosmetico e che sarà sempre più strategico.
Definire cosa è davvero naturale nello skincare green è complicato: «Quali sono le materie di partenza? Come sono state scelte? Derivano da fonti rinnovabili? A quanti e quali processi più o meno chimici sono sottoposte? Come sono conservate? Cosa non c’è? Sono domande che le consumatrici oggi si fanno, e chi più è esaustivo, più ha possibilità di ottenere la fiducia». Il 92% delle italiane tende, infatti, ad affidarsi a marchi già conosciuti o provati.
«Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescente enfasi sul cosmetico a connotazione naturale e sostenibile tanto in termini di mercato quanto di attenzione da parte dell’opinione pubblica e dei media. Tra il 2019 e il 2018, ad esempio, si può stimare una crescita di circa 5 punti percentuali – dice all’Adnkronos Benedetto Lavino, vicepresidente di Cosmetica Italia – non solo. Gli operatori del settore, interrogati su quali fossero le parole chiave con cui si volge uno sguardo al futuro, hanno indicato ‘sostenibilità’ e ‘naturale/biologico’ come punti in crescita; un’ulteriore dimostrazione di quanto i prodotti a connotazione naturale e sostenibile siano sempre più una parte strategica della filiera cosmetica».
«Dal punto di vista regolatorio – spiega Lavino – tutti i cosmetici, che siano a connotazione naturale o meno, devono rispettare le norme del Regolamento europeo 1223/2009 che garantisce la sicurezza dei prodotti e, in questo modo, tutela la salute del consumatore.»

Parliamo di “cosmetici a connotazione naturale/biologica”, caratterizzati da elementi grafici o testuali che ne comunicano la connotazione naturale/biologica, in linea con la sua composizione formulativa (ovvero la presenza di un alto numero di ingredienti biologici o di origine naturale) e di “cosmetici con connotazione di sostenibilità ambientale/green”, caratterizzati da elementi grafici o testuali che ne comunicano la connotazione di sostenibilità ambientale/green in ambiti che possono riguardare tutto il suo ciclo di vita e/o le politiche corporate dell’impresa verso la sostenibilità.
Tra cosmetici che evocano la freschezza di fiori, frutti, semi e piante, la green beauty assomiglia sempre di più a una foresta incantata ma siamo in tante a scegliere questi prodotti: secondo l’ultima indagine di Cosmetica Italia, le parole chiave del 2021 sono sostenibilità (+18,9% nel 2020 rispetto al 13,2% del 2018) e naturale/biologico (+10,9%).
Importante per riconoscere un prodotto green è saper leggere bene l’etichetta. Prima di tutto l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients), che riporta in ordine decrescente l’elenco degli ingredienti: prima le sostanze naturali appaiono nella lista e più numerose sono, più il cosmetico è green. Un cosmetico green, inoltre, non dovrebbe includere sostanze chimiche non biodegradabili o che, allo stato attuale delle ricerche scientifiche, sembrino creare problemi alla pelle e all’ambiente.
Non solo ingredienti e composizioni naturali, ma grande attenzione al loro contenitore. Perché chi di green beauty ne sa e ne fa una missione da lungo tempo, è già passato al secondo stadio: ora la rivoluzione sta nel packaging, possibilmente plastic-free se non addirittura inesistente. Ogni anno, l’industria del beauty produce a livello globale più di 120 miliardi di unità di imballaggi, la maggior parte in plastica. Ma, secondo i dati di The Plastic Soup Foundation, solo il 14% di questa plastica arriva a un centro di riciclaggio. Numeri che vanno decisamente cambiati. Sul mercato italiano, già in molti si stanno muovendo in questa direzione.
Parlando di tipologie di prodotto, sono quelli per capelli e cuoio capelluto a ricoprire il 33,1% del fatturato dei cosmetici a connotazione naturale e sostenibile, seguiti dalla cura pelle (30,6%) e dal make-up (23,2%). In generale, nonostante (o forse a causa) della pandemia, si è assistito all’aumento della richiesta di queste tipologie di prodotti, in un periodo in cui la cura della persona con metodi e prodotti “green” risulta parte di uno stile di vita più sano.
